La viticoltura eroica e delle aree montane in Campania e del Mezzogiorno d’Italia: aspetti e problemi di un comparto strategico per l’Appennino Meridionale

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Il tavolo dei relatori

Si è chiusa con riscontri positivi, la  giornata di studio e approfondimento “LA VITICOLTURA EROICA E DELLE AREE MONTANE IN CAMPANIA E NEL MEZZOGIORNO D’ITALIA”,voluta fortemente dall’Osservatorio dell’Appennino Meridionale e dal Cervim (Centro Ricerche Vini di Montagna). Molti gli attori istituzionali e delle realtà produttive di questa peculiare tipologia di viticoltura che hanno partecipato all’incontro durato un’intera giornata. La mattina è stata riservata ad interventi più marcatamente istituzionali, sia pur in assenza dei soggetti politici preposti .Gli interventi sono stati introdotti dalla relazione di Raffaele Beato, Direttore dell’Osservatorio dell’Appennino Meridionale, alla presenza di un qualificato tavolo di relatori :

–  Prof. R. Pasquino, Rettore UNISA; Prof. E. Guerra, Ass. Cultura e Università Comune di Salerno

–         Dr. François Murisier , Presidente Comitato tecnico – scientifico CERVIM

–         Prof. Eugenio Pomarici, Docente Economia Vitivinicola Fac. Agraria UNINA Federico II

–         Dr. Michele Alessi, Dir. Gen.Politiche Comunitarie ed internazionali MIPAF

–         Dr. Massimo Di Renzo, Vice  Presidente Asso Enologi Campania

–          Dr. Roberto Gaudio, Presidente CERVIM

–          Dr. Antonio Leuzzi, ARSA  Regione Calabria

Durante la mattinata gli intervenuti hanno tracciato lo stato dell’arte e le linee guide di regia da seguire per perseguire gli obiettivi di recupero e tutela della viticoltura eroica e disagiata del Mezzogiorno. Al termine dei saluti istituzionali, si sono registrati i tre interventi incisivi di Raffaele Beato, Francois Murisier ed Eugenio Pomarici. Di natura squisitamente tecnica, i tre contributi hanno rispettivamente chiarito i compiti e gli intenti dei due enti, CERVIM E O.A.M., insieme dal 2009, e determinati ad incrementare le sinergie per uniformare gli interventi sui territori viticoli disagiati del sud. Murisier ha esposto le funzioni e i tipi d’intervento del Cervim, sottolineando come la Viticoltura di montagna sia un patrimonio culturale, umano,  genetico e paesaggistico da tutelare e sviluppare tramite un forte  legame con il turismo, non ultimo, ipotizzando la creazione di un  marchio collettivo di qualità per la viticoltura eroica  di montagna. Eugenio Pomarici ha trattato efficacemente i risvolti economici e di marketing relativi a questo comparto,citando dati di grande rilievo e sottolineando le minacce per la viticoltura eroica, provenienti dall’affermazione sul mercato di vitigni mono varietali citati in etichetta. I casi campani più evidenti e suggestivi di viticoltura eroica sono quelli dell’isola d’Ischia e della costa amalfitana in particolare nelle zone tra i comuni di Furore e Tramonti in provincia di Salerno. La viticoltura eroica e disagiata sembra essere una costante per le regioni dell’Italia meridionale, dalla Campania alla Sicilia, passando per Calabria, Basilicata e Puglia. La viticoltura eroica ha un suo valore specifico che identifica con chiarezza il profilo del consumatore post – moderno sempre più interessato ad avvicinarsi ai territori di produzione del vino, come valore aggiunto della bottiglia acquistata. Per circa l’87% dei consumatori italiani la regione di produzione costituisce la prima motivazione di scelta.

Si deve quindi lavorare per rendere questi territori sempre più affascinanti ed attraenti per i consumatori, tenendo ben presente il rapporto prezzo- qualità del vino, seconda ragione determinate nella scelta dei consumatori. C’è da fare un significativo sforzo per incrementare il valore della qualità percepita dei vini provenienti da questi territori, soprattutto avvicinando i consumatori ai luoghi di origine, in modo che possano collegare il ricordo della bellezza dei luoghi e la figura del produttore,  al momento dell’acquisto della bottiglia. E’ ovvio che in questi luoghi la produzione disagiata conduca ad un prezzo franco cantina superiore alla media, la soluzione per collocarli adeguatamente sul mercato sta nell’abilità di qualificazione generale dell’offerta e di miglioramento dei collegamenti commerciali in Italia e all’estero. La produzione di vini del sud contribuisce per il un terzo  al volume di quella nazionale, purtroppo, solo per il 6% in volume in termini di quota export. La strada da percorrere è ancora lunga, sono necessari forti e incisive azioni di comunicazione per il territorio, ma, queste da sole non bastano a favorirne lo sviluppo, è indispensabile creare un quadro di politiche integrate di sviluppo, in sinergia con le istituzioni, troppo spesso assenti. Ancora una via di crescita sta nel produrre vini d’eccellenza apprezzati dai maggiori testimonial della critica enologica, posizionando questi prodotti in segmenti di nicchia e creando gli adeguati  specifici canali di distribuzione nazionali ed internazionali. Si deve  fortemente sviluppare la capacità di comunicazione d’impresa ed intensificare le relazioni con wine writers e critici influenti a livello internazionale. Inoltre, è necessario che le istituzioni comprendano, che tutti questi sforzi dei piccoli produttori, resteranno vani in assenza dell’indispensabile manutenzione e restauro del paesaggio. Va affrontato il problema dei piani regolatori vitivinicoli, rendendo tutto perfetto a cominciare dal paesaggio, attrattore fondamentale di risorse. Vanno incrementati i sistemi eno – turistici di accoglienza globale di qualità, purtroppo, il sud è ancora lontano da questi risultati, ma non bisogna demordere e scoraggiarsi. La soluzione sta anche nell’approcciare i grandi attori del sistema turistico generale per creare segmenti di nicchia dedicati ai consumatori post  – moderni. L’inserimento nella realtà promozionale del Cervim è senz’altro un passo fondamentale nella direzione di creare una rete nazionale di sviluppo, seguendo i modelli di regioni già più avanti in questo senso. Da questo punto di vista assume un ruolo fondamentale anche la formazione del personale locale in termini di cultura dell’accoglienza complessiva sul territorio. A queste considerazioni si è aggiunta l’offerta del panorama generale italiano dal punto di vista statistico, delineata da Michele Alessi della Direzione Generale delle politiche comunitarie ed internazionali del Mipaf. I lavori della mattina si sono chiusi con l’intervento del rappresentante della agenzia ARSA della regione Calabria, a testimonianza dello spirito d’integrazione che unisce le regioni del Sud:  Campania, Calabria, Molise, Basilicata, Puglia Sicilia e Sardegna nella volontà comune di fare rete nazionale nel progetto complessivo della viticoltura di montagna del Cervim. Per la pausa pranzo è stato organizzato un buffet degustazione a base di molte tipicità campane abbinate ai vini dei produttori da viticoltura eroica e di quelli appartenenti alla neonata associazione VI.TE (viticoltori del tempo) nata in Campania e destinata ad espandersi in tutta Italia.

I relatori della sessione pomeridiana

Se gli interventi del mattino hanno evidenziato lo scenario d’azione, la tavola rotonda del pomeriggio, moderata dalla giornalista Giulia Cannada Bartoli,  ha portato in scena gli attori, i soggetti preposti a realizzare quanto discusso nella prima parte della giornata. L’intervento del presidente del Cervim, Roberto Gaudio, ha delineato le linee d’azione e le iniziative molteplici messe in campo dall’ente ed ha dichiarato la volontà di coinvolgere tutte le regioni del Sud in questi progetti nazionali ed internazionali. La parola alle donne con Elena Martusciello, nella doppia veste di vignaiola eroica e Presidente nazionale delle Donne del Vino. L’azienda di Elena Martusciello ha il merito di aver recuperato la viticoltura ad alberata dell’Asprinio d’Aversa, vitigno campano troppo spesso dimenticato e che trova la sua massima espressione nella versione spumante. Inoltre la Presidente ha sottolineato il ruolo fondamentale delle Donne del vino, ben 800 in Italia e 75 in Campania, nella difesa del paesaggio e nella promozione del territorio. Altro ruolo fondamentale nella comunicazione del vino, in particolare quello da viticoltura eroica, che necessita un racconto coinvolgente ed affascinante da offrire al consumatore, è quello del sommelier. Per questo aspetto è intervenuto Francesco Continisio, Presidente Nazionale della Scuola Europea Sommelier, che ha tracciato con precisione i requisiti del sommelier moderno e l’importanza di questa figura a difesa del territorio e come strumento di promozione commerciale. L’internazionalizzazione è l’altro punto dolente per le piccole aziende viticole, in particolare per queste da viticoltura di montagna che si trovano a lavorare in condizioni disagiate e con vitigni difficili da ricordare. Qui intervengono le istituzioni, in particolare l’efficiente sistema camerale, deputato proprio alla promozione allestero del settore. Il prof. Augusto Strianese, Presidente Assocamere Estero, ha elencato tutte le attività svolte in questi anni e, soprattutto, aspetto fondamentale ha dichiarato pubblicamente la disponibilità della rete camerale di oltre 100 camere in Italia e all’estero, di lavorare fianco a fianco con queste piccole imprese di territori disagiati per accompagnarle nel necessario percorso di internazionalizzazione. La viticoltura eroica, in Campania, come nelle altre regioni del sud, si lega spesso al concetto di tempo, di secolarità di vecchie vigne. Per questo motivo tra i partecipanti al workshop pomeridiano sono intervenuti il prof. Pasquale di Lena e la produttrice Daniela di Gruttola, nelle vesti, rispettivamente,  di ideatore e presidente della neonata associazione VI.TE. che riunisce per ora , sotto l’acronimo che significa Viticoltori nel tempo, una decina di produttori, proprietari di vigne con oltre 50 anni d’età, dalle quali nascono straordinari vini dalle qualità organolettiche uniche ed irripetibili.  due ultimi interventi hanno visto quali protagonisti, l’enologo Francesco Icono, titolare dell’azienda – progetto “Arcipelago Muratori” che ha raccontato la “case history” dell’azienda, specificando che non si tratta banalmente di un di un vino, bensì, di un’operazione di  ridisegno del territorio volta al recupero delle caratteristiche originali. La chiusura dei lavori, ai quali ha assistito la classe del Master Of Wine Business, attualmente in corso presso l’università di Salerno,  è toccata al Presidente dell’Osservatorio dell’Appennino Meridionale, Prof. Aurelio Tommasetti che ha tirato le somme di una significativa quanto concreta ed operativa giornata volta alla crescita ed alla difesa di vini, prodotti e territori specifici, in collaborazione con tutti gli attori della filiera, a cominciare dalle istituzioni, che troppo poco spesso si vedono in questi contesti.

Ufficio Stampa
Giulia Cannada Bartoli