Lacryma Christi rosso 2007 doc della Strada del Vino

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E’ la seconda bottiglia collettiva mai fatta in Campania. La prima fu un Fiano cilentano in memoria di Dom Florigi, fondatore dell’omonima enoteca sul porticciolo di Acciaroli da cui è partita l’avventura di De Conciliis, Maffini e Rotolo. La seconda è il Lacryma Christi rosso doc 2007 in ben 4000 bottiglie, fuori commercio, che vede la partecipazione corale delle cantine della Strada del Vino del Vesuvio presieduta da Michele Romano. Frutta rossa e mineralità per festeggiare la prima iniziativa promossa nel Parco in collaborazione con la Regione e i Comuni interessati, ben tre giorni, a partire da oggi alle 16 nel Castello Mediceo di Ottaviano, per celebrare il vino campano più diffuso nel Dopoguerra che negli ultimi anni ha trovato numerosi interpreti capaci di imporlo alla attenzione degli appassionati. Non è stato facile, per le doc un tempo più famose della Campania, pensiamo anche al Solopaca, riprendersi e capire la necessità di fare il salto dalla quantità alla qualità, ma i temi caldi della viticoltura italiana alla fine sono arrivati pure alle falde di uno dei territori rurali più importanti della storia grazie alla fertilità del suo e alle sue marcate caratteristiche minerali. La bottiglia rappresenta dunque questo sforzo corale, il simbolo di un’area in cui l’ambiente e l’agricoltura hanno sofferto l’indicibile pressione della speculazione edilizia che trovava le sue ragioni nella enorme crescita demografica. Il turismo e il vulcano è il tema della prima giornata, durante la quale una commissione di degustatori presieduta da Roberto Di Meo, responsabile Assonenologi Campania, proverà i cento campioni presentati per il concorso intitolato ad Amodio Pesce, grande enologo di territorio e primo presidente della Strada scomparso prematuramente. Domani con gli enologi Roberto Cipresso, Lucio Mastroberardino e Luigi Moio si fa il punto sulla viticoltura vesuviana, poi domenica mattina il gran finale con la premiazione. Nel Castello mediceo sono previsti oltre 50 stand di aziende del vino e della filiera agroalimentare, con degustazioni di altri prodotti, tra cui infusi, distillati, conserve, olio e pomodorini. La ricca e saporita dispensa della città ritrova insomma il suo orgoglio, la voglia di riprendersi il primato, la coscienza della necessità di legare strettamente la produzione alla qualità dei vigneti. Vigneti da bere, ma anche da visitare grazie a quegli imprenditori che ci hanno creduto con anticipo e che adesso fanno da apripista.