Laganelle, fave e Carmasciano

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Laganelle, fave e Carmasciano

di Lello Tornatore

Qui da noi, nella vita e quindi anche in cucina, si lascia poco spazio alla fantasia, siamo gente con i piedi ben ancorati a terra. Si parte sempre dalla materia prima che si vede e che si tocca, e quindi dalla disponibilità e dalla qualità della stessa. Quest’anno, complice l’ennesima stagione primaverile non proprio assolata…giusto per usare un eufemismo , abbiamo avuto un’ottima produzione di fave. Le recenti piogge hanno anche contribuito ad allungarne la stagione per cui dopo un’estenuante gionata trascorsa a girovagare per le eccellenti (manco a dirlo)cantine dell’Irpinia alla conduzione del gruppo di ospiti-ormai-amici, “from Sweden”, ci siamo imbattuti (non è plurale maiestatis, intendo “io e i vichinghi”) in una gustosissima quanto freschissima preparazione: laganelle, fave e pecorino di Carmasciano.

Le laganelle fatte a mano

 

L'orto, angolo delle fave

E si che avevamo bisogno di un piatto fresco, dopo i numerosi assaggi di rossi austeri e complessi che avevamo ingollati!!! Persino a Thorsten, un simpaticissimo signore avanti con l’età e originario delle montagnose foreste svedesi (per capirci una specie di “alpino svedese”), che alla sola vista del vino rosso gli parte compulsivamente l’intonazione di antiche ballate nord-europee, sembrava gli luccicassero gli occhi alla vista della montagnella di pasta fresca sovrastata dai freschissimi legumi!!! La ricetta? Mi verrebbe da scrivere solo: pasta fresca e fave a mt. 50 (tale è la distanza tra l’orto e la cucina), tanta è la semplicità di questa preparazione…ma per non espormi alle scontate critiche di una certa “letteratura”, che mi vuole fancazzista per eccellenza, vado ad eseguire con diligenza ed abnegazione il mio compitino…

Thorsten Karlsson

Ingredienti per quattro persone:

gr 400 di fave freschissime appena sgusciate

gr 500 di laganelle fatte a manocon farina di grano tenero e semola di grano duro ( 70% + 30%)

1 Cipolla Ramata di Montoro (poteva mai mancare?)

mezzo bicchiere di olio extravergine di oliva Ravece

un mazzetto di foglie di basilico

una fetta di guanciale (quello là ;-)), spessa un centimetro

mezza bottiglia di Fiano di Avellino (sempre quello là)

Fave e Carmasciano

Preparazione:

In una padella molto capiente, fate imbiondire la Ramata nell’olio di Ravece e aggiungetevi i tocchetti di guanciale ottenuti dalla fetta spessa precedentemente tagliata. Fate andare per qualche minuto e poi calate anche le fave. Ancora qualche minuto (essendo tenerissime le fave cuociono molto velocemente) e sfumate con il Fiano di Avellino. Intanto avrete messo sul fuoco una pentola per scaldare la pasta in acqua poco salata (per gustare meglio la frescezza e l’aroma delle fave), al bollore calare e attendere giusto cinque minuti per la cottura. Scolare, avendo cura di conservare alcuni mestoli di acqua di cottura della pasta. Adagiare la pasta nella padella dove avevate lasciato il fondo a base di fave (metà delle quali precendentemente frullate a mò di crema) e aggiungervi pecorino di Carmasciano… generosamente, nonostante i rimbrotti del portafogli ( € 40,00 al kg).

Fondo alle fave

Aggiungere qualche mestolo di acqua di cottura della pasta fresca, che in questo caso è ricchissima di amido e quindi rende particolarmente agevole l’operazione di addensamento. Spadellare…ed il gioco è fatto!!!

Il piatto pronto

Abbinamento cibo-vino:

Greco di Tufo Di Marzo, il più classico 1994

Quello che piace al Pigna sui piselli: Greco di Tufo Di Marzo annata 1994

2 commenti

  • Lello Tornatore

    (19 maggio 2012 - 11:51)

    …ops, chiedo scusa, “Quello che piace al Pigna, sui piselli”…mancava una virgola ;-))

  • enricobotte

    (19 maggio 2012 - 12:00)

    senza la virgola, si stava perdendo tutta la poesia del tuo pezzo!

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