4 commenti

  • Roberta.Raja

    (26 febbraio 2014 - 00:39)

    Sempre grazie al prof. Ed al suo ineccepibile gruppo di lavoro!

  • Aldo Fiordelli

    (26 febbraio 2014 - 01:09)

    Contributo interessantissimo, che eleva il dibattito nel mondo del vino italiano, non solo in rete, con un’analisi condivisibile anche per altri vitigni storici della penisola.

  • Aemilius

    (26 febbraio 2014 - 08:06)

    Il vino del Prof. è buono ma è troppo francesizzato. Non ha nulla di campano.

  • gp

    (26 febbraio 2014 - 16:10)

    Ho la sensazione che le sei conclusioni finali (da a) a f) ) riportate da Moio siano datate. Non a caso, nonostante si parli di studi condotti in “questi ultimi anni”, la pubblicazione che li raccoglie risale a 10 anni fa…
    C’è una grande attenzione al colore e all’estratto, che oggi per fortuna è molto meno totalizzante rispetto a 10 anni fa. All’opposto, è evidente l’assenza di preoccupazione per il grado alcolico che nel frattempo è cresciuto: ai punti a) e b) (leggera surmaturazione!) si raccomandano misure che aumentano simultaneamente il grado alcolico e il PH (= riduzione dell’acidità), esattamente il contrario di quello che sarebbe auspicabile in molte annate.
    Anche il panegirico finale nei confronti della barrique appare datato (oltre a richiamare involontariamente la famosa orazione “Cicero pro domo sua”). E’ inoltre singolare che non si parli più in generale di legni di piccola dimensione, a meno di aver dimostrato che tra i 225 litri di una barrique standard e i 350-500 di un tonneau ci sia un’enorme differenza di risultati.

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