L’Aglianico secondo Riccardo Cotarella: otto etichette dall’Adriatico al Tirreno

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L’Aglianico secondo Riccardo  Cotarella
L’Aglianico secondo Riccardo Cotarella

di Teresa Mincione

E’ sempre una grande emozione ripercorrere le aziende attraverso i vini che in esse prendono vita. E’ così che Riccardo Cotarella, enologo di fama mondiale, ha aperto la tavola rotonda sull’Aglianico che lo scorso 6 Luglio si è tenuta presso il locale di Savio Passariello, Le Due Torri a Presenzano. “L’Aglianico secondo Riccardo Cotarella”. Un titolo, un evento. Un’occasione per tecnici del settore, un viaggio sensoriale attraverso l’anima dei vini campani che portano la “sua firma”; un focus sul lavoro di un enologo che ha sempre lavorato, scommesso e amato la Campania. Special moment per le aziende Montevetrano e Villa Matilde, che hanno festeggiato i 10 e 20 anni di attività.

Evento, L’Aglianico secondo Riccardo  Cotarella
Evento, L’Aglianico secondo Riccardo Cotarella

Un excursus a due voci, che ha visto Riccardo Cotarella e Luciano Pignataro investiti di un’analisi a tutto tondo del terroir d’elezione chiamato Campania e di un vitigno, noto al mondo come “Nebbiolo del Sud”, che tanto predilige i suoi terreni e ne ha da sempre fatto il terroir d’elezione. Otto aziende otto campioni, un’unica mano. L’ Aglianico, una tra le varietà più ardue da interpretare, dal potenziale non sempre espresso. Sottoposto in passato ad ogni sorta di errore, in vigna quanto in cantina, dalla scelta del periodo vendemmiale, all’uso di legni poco adatti, a tecniche di cantina poco rigorose. Allevato nel 41° parallelo, attraversa le zone del sud Italia e abbraccia una parte di Molise, Campania, Basilicata e Puglia. Un unico vitigno con diverse anime all’attivo. Le peculiarità che ne tracciano il profilo mutano radicalmente al variare del territorio, del suolo e del clima in cui prende dimora, tanto da raggiungere e offrire declinazioni radicalmente diverse. Non nasconde la vocazione ad interpretare eccellentemente quei luoghi, tra i più complessi d’Italia, così eterogenei e differenti tra di loro che ne diventano il suo locus d’elezione.

Evento, L’Aglianico secondo Riccardo  Cotarella
Evento, L’Aglianico secondo Riccardo Cotarella

Predilige terreni vulcano – calcarei, argilloso – limosi e ben si esprime se sottoposto ad escursioni termiche in grado di esaltare al meglio il suo bouquet. E’ certamente un vitigno tardivo tanto da esser vendemmiato per ultimo al Sud. Un percorso orizzontale quello fatto alle Due torri che ha messo in luce le diverse espressioni dell’Aglianico in Campania. Una polaroid istantanea di un vitigno dalle mille potenzialità. Un viaggio sensoriale attraverso il lavoro di uno degli enologi più rinomati al mondo che ha saputo confrontarsi con un vitigno non poco ribelle riuscendo al meglio a non occultarne o silenziarne la voce. Parva res? Non credo.

Evento, L’Aglianico secondo Riccardo  Cotarella
Evento, L’Aglianico secondo Riccardo Cotarella

In degustazione si sono susseguiti Aglianici di vari territori. Si è spaziati da campioni nati in prossimità del mare (come Contado e Vigna Camarato), in altura (aziende Donna Chiara e Cantina Riccio), in zone vocate (La Guardiane) o ancor più in sodalizio con altri vitigni internazionali (come il Cabernet Sauvignon, il Merlot) o autoctoni come il Piedirosso (Azienda Agr. Galardi e Terra di Lavoro). Insomma Cotarella le ha collezionate davvero tutte, e la curiosità del riscontro è forte. Ai calici.

1. Contado 2012 Aglianico del Molise Di Majo Norante: un Aglianico in purezza nato nella zona di Romitello a 100 mt di altitudine in terreni argilloso– sabbiosi e da viti di più di vent’anni.

La vendemmia si è svolta a metà di Novembre. Un vino che ha fatto malolattica e il cui affinamento si è svolto in parte in botte e in parte in vasche d’acciaio completando il ciclo con ulteriori sei mesi in bottiglia. Un Aglianico che ha goduto non solo del cambiamento climatico che negli ultimi anni ha caratterizzato la zona, ma anche dei diradamenti fatti ad arte e in tempi giusti; ancor più della particolare esposizione che caratterizza i vigneti dell’azienda. Un calice che si contraddistingue più che per la forza (innata al vitigno) per la sottile eleganza. L’annata 2012? Regolare, quasi perfetta, puntualizza Cotarella. Rubino dall’unghia leggermente più chiara, si esprime in apertura con tratti balsamici a tutto tondo. Nel tempo vira lentamente su note scure di carruba e pepe nero. Un vino che fa del legno un catalizzatore d’aromi e mai uno strumento di prevalenza sugli stessi. E ancora radice, violetta, iris. I sentori di frutta arrivano in coda. Il sorso è elegante e dalla buona acidità che ben si coniuga ad una sapidità bilanciata. Così realizzato si presta ad esser abbinato a piatti complessi e strutturati. Il tocco leggermente amaro, mai eccessivo, chiama in tipicità. Il tannino è ancora da limare ma ben allineato. Un Aglianico ancora giovane ma dalle grandissime prospettive.

2. Appia Antica Taurasi Docg 2012 Az. Agr. Cantina Riccio

Una piccola produzione, qui in anteprima, ottenuta da uve Aglianico in purezza provenienti da vigneti scelti nel comune di Lapio e Montemarano a 400/500 mt s.l.m. La vendemmia si è svolta a fine Ottobre quando i parametri di maturazione (acidità e zuccheri) sono risultati positivi. Da non dimenticare che in Irpinia l’Aglianico esige maggior tempo per giungere a maturazione. La qualità dei terreni (limoso-argilloso, argilloso-marnoso), la densità dei ceppi (3500/ 4000 per ha), la bassissima produzione per pianta, sono gli elementi chiave che concorrono (anche in questa azienda) a generare un grande vino. In vinificazione si concede un lungo contatto del mosto con le bucce alternato a follature ricorrenti (macerazione sulle bucce per 18/20 gg). A fine fermentazione passa in barriques di rovere francese dove avviene la malolattica. In questa sosta e affina per circa 12- 15 mesi, e per altri 12 in bottiglia. L’annata si è presentata regolare. Rubino dai riflessi violacei. Una finestra sul tempo che rivela l’assoluta giovinezza. Approdo al naso di frutta rossa croccante (amarena, ribes) con leggeri sentori scuri di sottobosco, humus, rabarbaro, china. Ad un maggior roteare echi balsamici arricchiscono l’olfatto. Resina, tabacco nero. Al sorso è succulento, di certo offre una beva importante. Offre un buon volume. Buona la spalla acida che struttura il calice per durare nel tempo. Il tannino è ben calibrato e piacevole ma da smussare. La chiusura è accompagnata da una nota terrosa e minerale.

3. Taurasi di Umberto Docg 2012 Soc. Agr. Donna Chiara

Un calice di Aglianico in purezza nato nel cuore della Docg, ossia in uno dei comuni della denominazione in provincia di Avellino: Montefalcione. Una zona caratterizzata da forti escursioni termiche tra notte e giorno che consentono di arricchire il corredo aromatico delle uve site a 600 mt s.l.m.. Una piccola – media azienda a conduzione familiare che ha scelto la qualità come obiettivo primario. La vendemmia è avvenuta la prima decade di Novembre, un tempo ottimale per la perfetta maturazione. Dodici i mesi che trascorre in barriques francesi da 225 litri dopo la fermentazione e affina in bottiglia per altrettanti mesi. Un rosso rubino intenso e luminoso. Ventaglio aromatico espresso principalmente da toni fruttati e speziati. Cardamomo, humus, erbe aromatiche. Sottile la nota di violetta, radice e terra bagnata. Goudron, mallo di noce. Buona balsamicità in coda. Il sorso racconta una buona struttura e la piacevole spalla acida slancia il sorso. In successione scorrono acidità, sapidità e tannicità che delicatamente coprono la componente alcolica.

4. Core 2014 Az. Agr. Montevetrano

“Questo vino di Aglianico in purezza ha acceso dei riflettori pazzeschi su di me e sulla Campania”. E’ con queste parole che Riccardo Cotarella presenta questo vino. Un calice nato in bonam partem dalla “testardagine campana di voler far vino con passione e ascoltando il terroir”. La 2014 è stata un’annata complicata per tutta la nostra penisola, ma che tuttavia, rispetto all’Aglianico è stata più clemente, riuscendo a snellirlo senza mai diluirlo. La Fermentazione si è svolta in acciaio inox per 15 gg e idem la malolattica. L’invecchiamento è in barriques nuove di rovere di Nevers, Allier e Troncais. Affina per 4 mesi in bottiglia. Color rubino intenso, compatto e brillante. L’impatto olfattivo declina sentori di bacche scure e piccoli frutti rossi croccanti. Toni di grafite e catrame si annunciano con una forza dirompente che sfumano in sentori di rabarbaro e carruba. Un vino immediato! All’assaggio si dispone su sfumature minerali sempre graziose. Una bellissima balsamicità esalta l’assaggio. Refoli di frutta si riscontrano anche nel gusto. Bocca elegantemente tannica e sapida. Chiusura mentolata.

5. Vigna Camarato 2014 Az. Vin. Villa Matilde

Si cambia territorio e si arriva in provincia di Caserta, dove Villa Matilde rappresenta una realtà viticola storica nel distretto dell’ager campanus di qualità. Ben venti gli anni di conoscenza tra Riccardo Cotarella e Salvatore Avallone che assieme a Maria Ida, porta avanti con maestria l’azienda di famiglia ereditata dal padre Francesco Paolo. Il Vigna Camarato (Aglianico 80% – Piedirosso 20%) nasce da un vigneto di 5 ettari a Cellole nell’omonimo vigneto tra i migliori esposti della tenuta di San Castrese alle falde del vulcano spento di Roccamonfina. I suolo è composto da una trama vulcanica ricca di fosforo e potassio. Un cru (a dirla alla francese) tutto campano, scelta questa che risale al 1983 a quando si decise di non unire le uve di questa vigna con le altre di proprietà. Con il senno di poi, oggi, quella scelta si è rivelata esser stata lungimiranza. Affina in barriques di rovere di Allier per 12/ 18 mesi e resta in bottiglia per altri 12/ 18 mesi. Rubino intenso. Un Aglianico austero dal naso meno estroverso degli altri. Il profilo olfattivo inizialmente intarsiato su note fruttate di ciliegia, ribes, more, ha lentamente regalato sensazioni di prugna, terra bagnata. Le spezie fanno ingresso con bacche di pepe nero e cardamomo. Note scure di terra bagnata, incenso sul fondo. Al palato non è mai scontroso. Il sorso è sorretto da un’ottima spalla acida che ne crea piacevolezza e mai banalità. Un tannino gradevole e ben calibrato. Succulento, sapido e dalla chiusura balsamica. C’è chi lo ha accostato e sovrannominato “il ritratto di Dorian Gray” per sottolineare la sua linea di affidabilità nel tempo non tradendo mai la natura del vitigno e del suo produttore.

6. Terra di Lavoro 2013 Az. Agr. Galardi

Attraverso un “salto mortale” si passa dalla provincia di Caserta, dal vulcano di Roccamonfina alla sponda di Sessa Aurunca. Il Terra di lavoro è un vino nato nel 1990 appena dopo il Montevetrano ma che ha percorso la stessa storia. E’ uno dei grandi vini che negli anni ’90 hanno fatto la storia della Campania insieme al Montevetrano. Nasce a circa 400 metri di altezza da un blend di Aglianico e Piedirosso (20%) ottenuto da uve in conduzione biologica. Oggi l’ azienda conta 10 ettari di proprietà e l’ età delle vigne varia da un 20% di 23 anni, un 20% di 19 anni, 40% di 17 anni e un 20 % di dieci anni. La vendemmia si è svolta a metà Ottobre. La vinificazione si è svolta con un contatto (di 20 gg) con le bucce con affondamento del cappello per più volte al giorno. La malolattica è stata svolta in acciaio e l’affinamento in barriques nuove di Allier e Never per 12 mesi. In una veste rubino vivo, si esprime con una trama delicata e poco fitta. Il naso è soffuso ma lascia intravedere grandi percorsi olfattivi. Tutto è sussurrato e ogni sentore è perfettamente in potenza. Grande pulizia olfattiva. Un profilo complesso e poliedrico. Nuance scure tratteggiano il suo aspetto con note balsamiche e mentolate. Refoli di frutta sotto spirito si accompagnano a sentori di ribes. Sottobosco e note fungine. Corteccia di pino, polvere di caffè, macchia mediterranea. Al palato aleggia un leggero sentore affumicato, passiflora, tabacco e cacao. Un campione di grande equilibrio. Sorprende positivamente il perfetto modularsi del tannino magistrale con l’impatto alcolico che arriva moderato. Perfetta coerenza gustolfattiva. Chiude in perfetta sintonia: succulento, persistente e di lunga chiusura. Un calice certamente scuro nei toni ma dall’anima di luce, complesso ma leggiadro.

7. I Mille per l’Aglianico 2011 La Guardiene – La Guardiense

Un Aglianico in purezza che ha origini nel Sannio Beneventano da vigneti esposti a 250 – 300 mt s.l.m.. L’età media delle viti dalle quali nasce è di 15 anni e sono situate su terreni calcareo – argillosi. La vinificazione si svolge con una macerazione sulle bucce per più di venti giorni con rimontaggi giornalieri. La Fermentazione è svolta in acciaio inox, la malolattica in barrique di Allier. Invecchia in barrique di Troncais per 14 mesi. Un calice che fa parlare di se per il binomio struttura- eleganza. Rubino intenso dal bouquet che vira sulle note di frutta rossa ma che al tempo stesso non cede alle dolcezze, al contrario regala tipici toni amaricanti. Le spezie arricchiscono il ventaglio olfattivo: pepe nero, liquirizia, noce moscata. Il sorso di stuttura, buona consistenza supportata da acidità e sapidità. Buon tannino che chiede più tempo per esprimersi al meglio. Un calice da attendere ma di tipicità e qualità.

8. Gillo Dorfless Igt Paestum Aglianico 2013 Az. Agr. San Salvatore

Un’azienda giovane dal dinamismo incontrollabile ereditata in gran parte dal suo proprietario. Siamo a Capaccio – Paestum località Cannito. Tra i vigneti di proprietà di costituzione argilloso calcareo, ed esposti a quasi 200 mt s.l.m. con esposizione mista a sud – sud- ovest, si opera in biologico. Tratto caratterizzante è la forza dirompente! Rubino di media trasparenza. Il naso è stilizzato sulle note floreali di violetta, fresie e fiori freschi di campo, gigli. Note balsamiche a corredo. Spezie in sottofondo. Pepe nero e cardamomo. Al gusto è interessante la progressione di bocca che si corona in un tannino giovane ma di perfetta fattura. Interessante esplosione di mineralità che ben si integra al corpo e alla freschezza. Lunghissima chiusura sapida e tanto tempo da percorrere in evoluzione.

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Ebbene, a carte scoperte, questi otto calici hanno rappresentato un’occasione di riscontro non solo delle potenzialità e variabilità del vitigno Aglianico ma anche dei suoi volti e delle peculiarità che lo tratteggiano agli occhi del mondo. Tutti, a ben coronare, accomunati da un timbro tipico di terroir ma anche da una guida d’esperienza quale Riccardo Cotarella. Un percorso che ha messo in luce i diversi territori, le diverse declinazioni e i differenti modi di presentarsi in ciascuna zona. Un vitigno che ha dimostrato quanto sia in grado di gareggiare egregiamente con il tempo tanto da uscirne domato in eleganza e suadenza.

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Otto testimoni di cosa si sia creato negli ultimi 20/25 anni in queste terre attraverso l’amore e la fiducia per una regione e per il suo vitigno che tanto sa di meridione.

Il futuro dell’Aglianico? Continuare a declinare i propri tratti e il proprio terroir non incorrendo mai nell’errore di scimmiottare altri vitigni diversi per genetica e luogo d’elezione. In altre parole, C’è chi “lancia il guanto di sfida” (meglio .. di provocazione) nel dire che i vini di Cotarella sembrano esser realizzati tutti con un unico stampo, potendosi riconoscere alla cieca tra tanti. Dopo quanto degustato, occorrerebbe un’errata corrige. Ai calici l’ardua sentenza!