L’alcol è un veleno?

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I produttori possono fare di più per frenarne l’abuso

di Angelo Gaja

Sempre di piu’ l’alcol viene accusato di essere una droga. Sul banco degli imputati vanno tutte le bevande alcoliche, vino compreso.
L’articolo piu’ recente e’ quello apparso sulla rivista scientifica inglese LANCET del 24 Marzo che ha pubblicato uno studio di due farmacologi di Bristol molto noti nel settore i quali hanno compilato una classifica che definisce i diversi livelli di pericolosità di 20 droghe legali ed illegali e pone l’alcol in quinta posizione subito alle spalle delle droghe vere.
L’articolo di Lancet e’ stato ripreso in prima pagina dal Guardian e dal Times ed ha avuto larga eco su diversi quotidiani europei, compresi quelli italiani.
Perchè l’alcol e’ una droga ? perchè, in caso di abuso, crea dipendenza.
Non vale dire che sono gli eccessi a causare le patologie e che abusando anche di taluni alimenti (carboidrati, grassi animali, zuccheri,….) il fisico viene minato da malattie talvolta irreversibili.
L’osservazione non e’ corretta perchè l’abuso di alimenti NON crea dipendenza (o la crea molto raramente) mentre invece l’abuso di alcool crea dipendenza.
E dai dati snocciolati non e’ uno scherzo: i decessi per abuso di sostanze alcoliche superano di gran lunga i decessi a causa dell’assunzione di droga; una elevata percentuale di incidenti automobilistici viene attribuita con certezza a soggetti che guidavano in stato di ebbrezza.
Non che noi italiani avessimo necessità di attingere questi dati dalla rivista inglese: le associazioni che operano in Italia per il recupero degli alcolizzati sostengono pressoché le stesse argomentazioni da moltissimi anni ed invocano provvedimenti.
Come si e’ difeso il mondo del vino ?
Sostenendo che l’abuso viene causato dal consumo dei superalcolici e delle ALTRE bevande alcoliche consumate fuori dai pasti. Ma i produttori sanno che il vino non può tirarsi fuori dalle accuse che gli vengono rivolte perchè si abusa anche a tavola e all’interno delle mura domestiche.
Sostenendo che il consumo moderato del vino e’ di beneficio alla salute, avvalendosi di numerosissime ricerche che hanno scientificamente dimostrato l’asserto.
Sostenendo che il vino ha forti valenze culturali, che fa parte della nostra civiltà, che non possono essere le patologie ad inficiarne il valore.

Però questo modo di difendersi sembra non bastare piu’.
E se fosse giunta l’ora di cambiare strategia ? E se invece di restare in trincea fossero i produttori stessi di vino a prendere iniziative che dimostrino una maggiore sensibilità nei confronti di coloro che nell’alcol vedono comunque una droga ?

Provo a buttare giù qualche idea.

PUBBLICITA’. Ripetutamente in passato esponenti di associazioni/comunità di recupero avevano invocato dal Parlamento italiano il divieto di pubblicità dei superalcolici, senza successo. Dato per scontato che e’ l’abuso a creare dipendenza dovrebbero essere i produttori di vino stessi ad invocare per la pubblicità di tutte le bevande alcoliche, vino compreso, una disciplina speciale, delle norme piu’ restrittive, delle limitazioni che invece non e’ necessario imporre ai prodotti alimentari.

SEPARARE L’IMMAGINE DEL VINO DA QUELLA DELLE ALTRE BEVANDE ALCOOLICHE. Il fattore alcool accomuna tutte le bevande alcoliche ? I produttori di vino, e sono moltissimi, in numero enormemente superiore ai produttori di tutte le altre bevande alcoliche messi assieme, non lo pensano affatto. Le differenze tra il vino e le altre bevande alcoliche sono profonde. Il vino, come e’ noto, deriva dalla fermentazione alcolica dell’uva; questa avviene per tre mesi all’anno, a cavallo dell’autunno, ha un inizio ed una fine ed e’ vietato fermentare negli altri nove mesi dell’anno. Sono spesso gli stessi produttori a crescere la materia prima, l’uva, a trasformarla ed a vendere essi stessi il vino in bottiglia. L’alcol si forma naturalmente nel vino, senza aggiunte, senza separazioni dagli altri componenti. Il vino, a differenza delle altre bevande, si consuma accompagnato al cibo in un rito che affonda le radici nella storia e nella cultura millenaria.
I produttori di vino hanno un modo di operare profondamente diverso dai distillatori di alcol e da quelli che lo diluiscono in una miscela di sostanze aromatizzanti e coloranti.
Sarebbe quanto mai necessario avviare una ricerca scientifica seria, rigorosa, che consenta di comparare gli effetti benefici del vino accompagnato al cibo e quelli delle altre bevande alcoliche consumate fuori dai pasti.

CONSUMARE MENO. I produttori dovrebbero essere piu’ prudenti nell’invocare iniziative/misure volte a fare crescere i consumi di vino pro capite in Italia: i 45-50 litri attuali sono gia’ molto alti. Non vale dire che dieci, venti, trent’anni fa’ se ne consumava molto di piu’. Il vino ha ormai perso gli antichi connotati di bevanda alimentare trasformandosi sempre piu’ in bene voluttuario; sono cambiati gli stili di vita a causa di un diffuso benessere, della consapevolezza di salvaguardare la salute, del maggiore desiderio di mantenere un corpo in forma ed efficiente. E’ illusorio sperare di fare crescere i 28 milioni di ettolitri di vino che si stima vengano consumati annualmente in Italia; mentre e’ piu’ realistico pensare di far beneficiare della stessa quantità un numero maggiore di consumatori guadagnandone di nuovi da educare al piacere del vino consumato con moderazione.

DIFFONDERE LA CONSAPEVOLEZZA DELLA PERICOLOSITA’ DELL’ABUSO.
Tra i produttori di Langa usava un tempo accogliere gli ospiti in cantina versando nel bicchiere piccole quantità del vino migliore. A causa di ciò venivano accusati di grettezza; invece avevano rispetto per il vino, bevanda preziosa da non buttare giù a garganella ed avevano rispetto per l’ospite perchè, senza mai dirlo, conoscevano e temevano la piaga dell’alcolismo. Si potrebbe chiedere agli organizzatori delle innumerevoli fiere del vino che si svolgono nel nostro paese di collocare, in corrispondenza delle uscite, dei centri equipaggiati per misurare il contenuto di alcol nel sangue: ai quali accedere volontariamente, senza la presenza di pubblici ufficiali, giusto con qualche assistente, per rendere consapevoli quelli che hanno alzato il gomito di quanto abbiano superato i limiti consentiti dalla legge, offrendo loro l’opportunità di prendere coscienza della pericolosità di mettersi subito alla guida di un mezzo anziché attendere qualche ora prima di partire. Confidando che la prossima volta sappiano assaggiare con piu’ moderazione.
Vanno ridicolizzati inoltre i produttori che durante le fiere provvedono alla mescita dei loro vini senza offrire al visitatore la possibilità di espellere l’assaggio talvolta accompagnando il divieto all’idiozia che il loro vino sarebbe cosi’ importante, cosi’ buono, da non doverlo sputare.
Anche i produttori possono fare molto per comunicare la cultura dell’educazione al bere.