Già nella coltivazione, per le scaroline di Natale, si usa una tecnica di coltivazione diversa rispetto al solito. Infatti, circa a metà del ciclo, si legano affinchè non si ” squaquaracchino”(aprirsi con voluttuosità) rendendo così molto difficile l’operazione di imbottitura.
Veniamo alla nostra ricetta. Gli ingredienti (per 4 persone) sono:4 scarole riccie di media grandezza,2 fette di pane raffermo,50 gr di pinoli,50 gr di noci,50gr di nocciole,100 gr di acciughe salate,20 gr di capperi,50 gr di uva sultanina,100 gr di olive denocciolate, 1 spicchio di aglio,200 ml di mosto cotto di Aglianico di Taurasi,1 bicchiere di olio di semi.
Esecuzione:una volta mondate dalle foglie esterne rovinate, sciacquare le scaroline sotto l’acqua corrente, e sbollentarle per circa due minuti, non di più.
Metterle a sgocciolare e nel frattempo preparare l’impasto della farcitura.
Ammollare il,pane raffermo in una ciotola di acqua fredda,poi tritare insieme tutti gli altri ingredienti ed amalgamare l’impasto con 100 ml di vino cotto.Riempire quindi le scarole e friggerle.
Successivamente eliminare l’olio ed aggiungere il vino cotto restante e farle stufare per circa 20 minuti a fuoco moderato e comunque fino ad ottenere una riduzione caramellosa del liquido.
Servire le scarole ma anche le pupacchie o le cipolle, sia calde che fredde,cospargendole con la riduzione ottenuta .
NB Tale impasto si utilizza anche per l’imbottitura delle cipolle e delle pupacchie.
In abbinamento (eccetto che per le pupacchie) il fantastico ” Corton Charlemagne di Taurasi” ovvero Grecomusc’ 2007 Cantine Lonardo…
Lello Tornatore www.tenutamontelaura.it















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caro lello,
bella ricetta, mi ricorda le scaroline di mia nonna! ma le PUPACCHIE gli irpini non le chiamano PEPAINE?
Sarebbe troppo facile!!! Pupacchie sono quelle del territorio a sud-ovest di Avellino, per capirci, verso Salerno. Pepaine, invece, sono quelle a nord-est di Avellino, verso l’Alta Irpinia e verso la Valle dell’Ufita. Pensa un pò, nell’ agro nocerino-sarnese le chiamano “chiochiere”…ma sono comunque buonissime, si usano soprattutto per bilanciare, con il loro gusto acidulo, preparazioni dolci o tendenti al dolce.
fanno venire l’acquolina in bocca!!! proverò a farle cambiando un pò alcuni ingredienti che dalle mie parti non si trovano con facilità! bellissimo blog, complimenti. Chiara
Ma la scarola imbottita e’ veramente irpina?
Sicuramente è campana! Ma credo che la differenza con quella irpina sia solo nell’uso di un ingrediente in più nella versione avellinese, che però è fondamentale per la caratterizzazione del gusto : il mosto cotto.
… grande Lello! … le tradizioni vanno perpetuate … ottimo piatto, ottimo vino … se le pepaine (onoriamo la zona di Taurasi) le fai stemperare bene l’abbinamento lo si può fare con l’intera preparazione …come per i “cicci di Santa Lucia” … ricordi? …
Grandissimo Annito!!! Da quando hai lasciato la meritatissima presidenza, ” A casa de_Gustavo ” c’è un grandissimo vuoto. Ma è giusto così, “vai dove ti porta il cuore”…Per le pupacchie (sono del sud-ovest), per ” stemperarle ” bene, bisognerebbe tenerle a bagno nell’acqua per una notte intera e questa operazione ne pregiudicherebbe la naturale consistenza ed inoltre non goderemmo del meraviglioso contrasto agro-dolce determinato dall’acidulo e dal mosto cotto. Per una volta ne possiamo anche fare a meno di abbinare un giusto vino ad un meraviglioso piatto… ;-))
E con questa ricetta il caro Lello si è ampiamente meritata la citazione pignataresca (oppure Flavia?….) ;-)))))))))))))))) Abbracci.