Lucca / Antico Caffè delle Mura, e la bellezza delle idee

Letture: 175
Antico Caffè delle Mura - Angolo della sala

di Fabrizio Scarpato

I barbari arrivavano a cavallo e trovavano ad attenderli mura costruite per respingerli. Con un colpo di redini spingevano i cavalli al galoppo lungo l’intera muraglia finché non trovavano una breccia, finchè il muro non finiva. Ed entravano. Le mura sono difese illusorie, sbarramenti con una fine, perché non c’è limite alla fantasia, non ci sono confini per le idee, specie quelle un po’ barbariche, cioè spiazzanti, diverse, coraggiose.

Poi ci sono le mura di Lucca, e il senso di difesa, di chiusura viene definitivamente meno, tanto sono parte della città, contornate dagli alberi, lambite dai prati, percorse dal fruscìo delle bici e dai passi dei maratoneti. Forse qua e là si sentono echi di musiche, forse qua e là qualcuno, come sempre accade sul bastione di un contrafforte, guarda lontano. Sconfinando.

Caffè delle Mura - Ostriche

 

Caffè delle Mura - Pane

All’Antico Caffè delle Mura i confini te li lasci alle spalle già ordinando un aperitivo: la carta geografica gastronomica si accartoccia per poco spazio, lisa e sbrecciata lungo le vie che collegano l’Italia alla Francia, passando per la Spagna: alle ostriche carnose e di bell’aspetto risponde una norcineria garfagnina scioglievole di lardo e biroldo; al riso venere intriso di crostacei fanno eco salame e chorizo di jamon de bellota Jabugo; per i formaggi una macchina spazio temporale non è più sufficiente, sballottata tra bufale campane e capre francesi, tra alpeggi e garfagnismi per adepti.

Caffè delle Mura - Lardo

 

Caffè delle Mura - Norcineria

 

Caffè delle Mura - Riso Venere

Lo sconfinamento è anche sensoriale, al limite dello smarrimento gustativo se accompagni quel fuoco d’artificio di sapidità, affumicature e speziature con l’acool dolce di un americano e con due sorsi finali di consommé di granchio che è come un bagno purificatore, un’immersione nel primordiale, quello sì ai confini della realtà.

Caffè delle Mura - Formaggi

Eppoi c’è Lido, il Vannucchi intendo: ti sembra di stare in uno dei suoi scatti onirici, quelli con una profondità di campo di un millimetro, e intorno a quel frammento di realtà messo a fuoco, un mondo di fantasia, le scorribande delle suggestioni. Ecco, il fuoco è sul colonnato di una architettura da scenografia teatrale in lotta con la contemporaneità, sui pastelli avorio e melanzana del bistrot, sulle thonet grigio perla orlate di nero, sui fiori di campo che ingentiliscono i bei tavoli decapati. Fuori fuoco, invece, ti piace intuire una musica del cafè chantant, ascoltare lo sfarfallìo delle gonne di taffetà che ballano, passeggiare con la maglia annodata sulle spalle e un paio di occhiali da sole, inseguire i grilli e le lucciole estive, canticchiando una qualche aria pucciniana che probabilmente ricorderebbe vagamente la Bohème. Laggiù, nello sfondo, tra i rimandi sfocati di quella memoria che costruisce la tradizione vera, avviene la sfida della classicità: l’omaggio dello chef Maurizio Marsili alla cottura alla lampada di Angelo Paracucchi, con una preziosa mantecatura dei tortelli di pesce, suadenti anche se deboli di morso, e meno legata nei tagliolini di mare, sebbene gagliardi nello spessore e nella cottura. Tendenze dolci e sapide contrappuntate da uno champagne Béreche & Fils dalle note d’agrume e pompelmo, esplosivo, persino citrino nell’asciuttezza tagliente del finale.

Caffè delle Mura - Tagliolini

Gli sconfinamenti diventano gioco con un crème caramel e pistacchi appena bagnato in cinque gocce di Chartreuse a folgorare il palato, per predisporlo al contrasto del gelato alla crema affogato in un succo di ciliegie, caldo: uno sherry senza sdolcinature, dritto, la cui forza ruffiana e detergente spostava, con dovuta referenza, la latitudine mentale dall’altra parte del Tirreno, tra la cucina di frutta dei fratelli Roca. Lo shot tiepido di Chartreuse verde e Fever Tree mutava invece solo i confini della personale decenza, tanto che nessuna remora impediva di raccogliere con le dita i pistacchi di Bronte rimasti sul fondo, intrisi di liquore, ammorbiditi dal calore.

Caffè delle Mura - pre dessert
Caffè delle Mura - Gelato e zuppa calda di ciliegie

La luna piena giganteggia sulle mura, dalla terrazza sui bastioni viene più facile immaginare tavoli a lume di candela accarezzati dal jazz, vedere nei giardini le tovaglie a quadretti e i cestini di vimini memori di antichi e ritrovati dejeuner sur l’herbe, sentire la musica e i balli tra le luminarie sospese nelle sere d’estate. Respiri a pieni polmoni e trattieni il fiato, spaurito, fissando nel vuoto rinfrancanti scene di allegria, e ne hai ebbrezza.

Perché d’in sulla cima delle antiche mura lo sguardo sconfina nel sogno, nell’azzardo euforico dell’intrapresa: arrivi a mettere il naso e gli occhi in prossimità dei confini dell’immaginazione, oltre i quali c’è solo qualcosa che molto somiglia alla bellezza del vivere.

 

Antico Caffè delle Mura
Piazzale V. Emanuele, 2
tel. 0583 47962
Lucca

6 commenti

  • Lido vannucchi

    (20 giugno 2012 - 08:45)

    Bravo Fabrizio hai colto l’essenza, un visionario del gusto sogna, cerca di realizzare, e spera che nell’aria si raccolgano emozioni, grazie di cuore x una visita ed un pezzo “straordinario” con affetto Lido.

    • Fabrizio Scarpato

      (20 giugno 2012 - 09:51)

      Troppo buono, anche perché non hai sottolineato un errore per il quale faccio ammenda: il liquore di ciliegie si chiama “cherry” e non, come scritto, “sherry”. Ovviamente.

      • leo

        (20 giugno 2012 - 10:30)

        Fabrizio, è un errore comune. Spesso pure sulle carte dei ristoranti ;-)

        • Sergio Cima

          (20 giugno 2012 - 11:45)

          Per quanto, se fosse stato sherry, sarebbe stato mica male come gusto…

          • Fabrizio Scarpato

            (20 giugno 2012 - 12:07)

            Mmmm… ti dirò… facciamo un oloroso semi secco e non se ne parla più ;-)

  • Sergio Cima

    (20 giugno 2012 - 13:23)

    D’accordissimo!

I commenti sono chiusi.