L’ultimo brindisi per Gianni: il Villa Gemma 1992

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Prima Edoardo, adesso Gianni. In poco più di due anni l’Abruzzo ha perso le due anime del suo vino, il vecchio Valentini e il giovane Masciarelli, che hanno rivoltato la viticoltura regionale come un calzino riuscendo a far entrare il Montepulciano e il Trebbiano fra i protagonisti della rivoluzione vitivinicola nazionale. Ieri, dopo una breve battaglia, è scomparso Gianni Masciarelli a soli 52 anni, lasciando Marina e tre figli, l’ultimo di pochi mesi. Aveva cominciato con una piccola vigna sotto casa, Villa Gemma, costruendo in soli vent’anni una delle realtà più significative del Paese, rafforzato dal matrimonio con Marina Cvetic conosciuta durante un suo viaggio in Croazia, a cui aveva dedicato alcune delle etichette che hanno fatto storia.Quasi 400 ettari, un resort rurale per gli appassionati, circa tre milioni di bottiglie: questi i dati essenziali dell’azienda seguita dall’enologo Romeo Taraborelli. Ma le dimensioni matematiche non possono spiegare l’anima di questo viticoltore: noi l’abbiamo rivissuta per puro caso nel corso della prima sera delle selezioni a Vini Buoni d’Italia quando il patròn di Terre di Conca, Berardino Lombardo, ha tirato fuori dal suo misterioso caveau una magnum di Montepulciano Villa Gemma 1992. Era la sua undicesima vendemmia per la precisione, perché la svolta è il frutto, come per molti viticoltori di qualità, di un viaggio in Francia dove si forma una mentalità di alto profilo, spesso costretta a fare i conti con l’arretratezza di chi non vuol cambiare, di chi è contento appena di sopravvivere senza la fame atavica dei secoli passati. E giù polemiche tra spalliera e tendoni, vitigni autoctoni e internazionali, eccetera eccetera. Un’altra impasse, fra le tante, su cui è ferma noiosamente l’Italia da molti anni.Quella bottiglia rivela le potenzialità di un’uva negletta, condannata all’esportazione in cisterne verso il Nord, a cui non si poteva credere se non essere stati dove la viticoltura è scienza produttiva oltre che commerciale da almeno due secoli tondi tondi. E così il 1992 chiude la serata in modo strepitoso, fresco, tonico, ben strutturato, incurante del tempo trascorso in attesa di essere aperto, la dimostrazione di come tutto sia sempre possibile anche quando nessuno ci crede. Edoardo con il suo mitico Trebbiano, lui con il Montepulciano. E’ andata avanti così, per un quarto di secolo, questa favola ricca di soddisfazioni ma anche di arrabbiature, ma la loro scomparsa fisica non è l’epilogo, è solo un capitolo concluso di una storia che, per nostra fortuna, è destinata a continuare.Ciao Gianni.
Il Mattino del 1 agosto