ANTONIO CAGGIANO
Uva: aglianico
Fascia di prezzo: da 15 a 20 euro
Fermentazione e maturazione: acciaio e legno
Una bella iniziativa della condotta Slow Food dell’Alta Irpinia a Sant’Andrea di Conza ha messo a confronto l’Aglianico di Taurasi con quello del Vulture: per la prima volta i due giganti della viticoltura meridionale si sono incontrati ufficialmente in un convento meraviglioso da cui si domina tutta la Valle dell’Ofanto, a mezza strada fra i due terroir, uno spicchio di Campania proprio al confine con la Basilicata nella zona del Vulture da scoprire e completamente sconosciuta. Qui si è svolta la verticale incrociata fra due aziende che amo molto, la Cantina di Venosa che ha presentato il Carato Venusio1997, 1999 e 2001, e Antonio Caggiano con il suo Macchia dei Goti 1998,1999 e 2001. Il confronto è stato interessante anche per verificare il bicchiere nelle due annate corrispondenti e devo dire che è stata una sensazione molto chiara di uniformità climatica: come abbiamo già avuto modo di scrivere, il 2001 è una annata molto ricca di carattere che adesso inizia ad esprimersi al meglio dopo alcuni anni passati in sordina. Ma in questa sede è del 1998 che voglio parlare. Nella degustazione verticale svoltasi a gennaio 2005 a Positano, l’unica sinora di Caggiano, ma vi prometto che quest’anno tocca a me organizzarne una memorabile a partire dal 1994, Gaetano Marrone, fiduciario Slow di zona e grande appassionato oltre che intenditore, ha espresso un giudizio molto secco e negativo definendola <la mia parziale delusione. Vino già dal colore piuttosto diluito, una sorta dimezzo aborto laddove tutte le sensazioni risultano attenuate, smorzate>. Devo invece dire che esattamente a due anni di distanza da questo descrizione la situazione è stata diversa a livello olfattivo e gustativo. Sul colore Gaetano ha sostanzialmente ragione, nel senso che, caso raro nel Taurasi di Caggiano, c’è un’unghia aranciata tipica della botte grande e difficile da riscontrare quando il vino fermenta o si eleva in barrique. Ma ormai a nove anni dalla vendemmia devo registrare al naso una elegante pulizia olfattiva ricca di sentori speziati, ancora un po’ di frutta, note balsamiche. L’impatto non è violento, cioé non c’è grande intensità, ma buona persistenza. In bocca il vino è apparso composto, in equilibrio fra tutte le sue componenti, senza alcuna traccia di cedimento sul fronte della freschezza che è quello che più conta in questi casi. Certo, questa bottiglia ha avuto il vantaggio di restare in cantina sino a un paio d’ore prima della degustazione, ma io penso, rispetto alla prova di due anni fa riportata da Gaetano anche pubblicata sulla Guida ai vini della Campania, che molto abbia giocato positivamente l’evoluzione del tempo. Ho visto il volto di Antonio visibilmente soddisfatto quando abbiamo provato il1998 e non vi nascondo che è stato il mio bicchiere della staffa al termine della degustazione secondo una mia abitudine ormai consolidata: provo tutti i vini e poi decido alla fine quale bere davvero. Ancora una volta, ormai l’esperienza davvero si sta accumulando vendemmia dopo vendemmia, si è dimostrato la impressionante longevità del Taurasi. Rispetto ad altri 1998, in genere vini difficili ed esuberanti, ho notato una nota di finezza e di elegante che me lo fa preferire decisamente. Lo abbino a piatti di carne non eccessivamente strutturati.
Sede a Taurasi, Contrada Sala. Telefax 0827.74043. www.cantinecaggiano.it. Enologo: Marco Moccia con i consigli di Luigi Moio. Ettari: 20 di proprietà. Bottiglie prodotte:100.000. Vitigni: aglianico, fiano di Avellino, greco di Tufo











