Tripudio di Falanghina e bollicine autoctone
di Giulia Cannada Bartoli
Entrando in un qualsiasi bar della Campania provate a chiedere un vino spumante da aperitivo. Riceverete al 90% una flute di Prosecco o peggio il barista vi chiederà «va bene un prosecchino»? La percentuale si abbassa se l’aperitivo lo ordiniamo al ristorante, qui la cultura del territorio si sta facendo faticosamente strada grazie ad imprenditori illuminati. Eppure in Campania e in particolare nei Campi Flegrei, di alternative territoriali ce ne sono tante. Ne ho avuto una prova lampante ieri sera alla festa di chiusura per la quinta edizione di Malazè, il Cratere del Gusto che per dieci giorni ha vivacizzato l’agenda enogastronomica in città. Nella splendida cornice di Villa Eubea a Pozzuoli, tutte le aziende vinicole dei Campi Flegrei insieme al meglio della ristorazione flegrea di tradizione e «d’avanguardia». La festa è stata preceduta da un insolitamente concreto convegno sul tema pluridibattuto del turismo enogastronomico dei Campi Flegrei. Puntuali e diretti gli interventi di Francesco Escalona, Presidente dell’Ente Parco Campi Flegrei, Nino Pascale, Governatore Slow Food Campania, Pietro Micillo di Agripromos, Michele Farro, Presidente del Consorzio di Tutela dei vini dei Campi Flegrei. In chiusura, Mariella Passari della Regione Campania ha confermato la sua natura di donna concreta, analitica e combattiva, facendo proposte molto precise per il futuro dei Campi Flegrei. A conclusione dei lavori, a bordo piscina con la collaborazione di Angelo Di Costanzo (primo Sommelier della Campania 2008) si è aperto un percorso di territorio tra tradizione e innovazione. Ecco arrivare in luogo del Prosecco (è un gran prodotto ma qui sarebbe fuori casa) la Falanghina Astro Spumante Brut di Cantine degli Astroni. Falanghina in purezza metodo Charmat, con un bel perlage, freschezza e tipicità al gusto con straordinario rapporto prezzo -qualità, siamo sui 5 euro. Proseguendo il percorso di bollicine autoctone ecco il metodo classico di Cantine del Mare, Brezza Flegrea, da falanghina di Monte di Procida a 350 metri. Davvero un bel vino, già provato in cantina, giallo dorato, perlage fine e persistente con sentori di mela, pesca, mandorla e nocciola tostata. Setoso al gusto con un’intrigante sensazione di sapidità. Anche qui ottimo il prezzo per un metodo classico, 10 euro. Continuo e mi trovo davanti al banco di Grotta del Sole presente soltanto Falanghina e Piedirosso nelle versioni Riserva, ma nota per lo storico Asprinio Spumante Brut, sia Charmat che metodo classico. Lavorazione eccellente di un vitigno vocato alla spumantizzazione ben superiore alla qualità media del Prosecco servito in Campania. Affascinanti sentori agrumati, perlage elegante, cremoso e fresco al palato. Un affare i prezzi: poco meno di 6 euro il metodo Charmat e sotto il 10 euro quello Classico. A queste fantastiche bollicine sono state abbinate proposte curiose e tradizionali di finger food dei ristoratori flegrei (diciamola tutta: si tratta semplicemente di piccoli bocconi da mangiare con le mani): il crudo di cozze e l’impepata di Villa Eubea, la polpettina fritta di spigola e il «coppetiello» di alici di Bobò (irresistibili!), la «eliatìa» di Abraxas, indovino sui vostri volti uno sguardo interrogativo…» ma che è, si mangia? Certo che si mangia! è uno dei tanti miracoli del maiale, del quale non si butta niente, orecchie, code, e scarti. La tradizione secolare arriva da Bacoli e Monte di Procida, dove si usava far bollire gli scarti con spezie e sale, questo composto veniva poi travasato in cocci e condito a strati i con aceto, alloro, e, per chi poteva, cannella e pinoli; terminata questa fase si procedeva ad una seconda bollitura nel coccio, il composto veniva così conservato per mesi e consumato freddo) e ancora il saporitissimo gattò di salsicce e friarielli e provola de La Marchesella di Giugliano. L’abbinamento con le bollicine, seguite da grandi Falanghina e Piedirosso rigorosamente flegrei, si è rivelato vincente anche su altri piatti: gli gnocchetti zucca e salsiccia della Cantina dell’Abbazia e la zuppa di cicerchie flegree del Vecchio Ulivo di Pozzuoli (le troverete anche al Salone del Gusto di Torino nell’area della Regione Campania). Insomma un trionfo di tradizione e modernità perfettamente fuse da un collante a prova di bomba: la passione per il territorio e la voglia di crescere tutti insieme.
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