Marie’ Falanghina 2007 Pompeiano igt

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CANTINA DEL VESUVIO

Uva: falanghina
Fascia di prezzo: da 5 a 10 euro
Fermentazione e maturazione: acciaio

Ove si considera la crisi come opportunità, la tradizione familiare come esperienza, il sogno come programma. Nonostante munezza e camorra, il Vesuvio è sempre il Vesuvio.

Devo dire che scrivere il vino nella fase di crisi, generale non solo di settore, non è meno affascinante di averlo potuto seguire in quella di ascesa e cavalcata trionfale. Già, da un lato ti rendi conto di aver spesso recitato la parte di Cassandra, davvero nell’Iliade e nell’Odissea c’è già tutto, dall’altro verifichi i valori delle persone sui tempi medi e lunghi nel corso dell’oscillazione dell’onda e capisci allora quanto sia importante la tradizione e come sia però altrettanto importante rinnovarla e avere la forza di realizzare i propri sogni. Un segno dei tempi: l’inizio è stato sulla carta stampata, sul Mattino, mentre ora queste emozioni viaggiano in rete.
Maurizio, terzo figlio di Giovanni, fondatore nel Dopoguerra di una delle più importanti cantine di vinificazione, Cantina Russo a Boscotrecase vicino Pompei, decise intorno alla metà degli anni ’90 di agganciarsi alla terra, in una delle proprietà più alte del vulcano, dove puoi avere di fronte il cono a portata di mano, e, se ti giri, provare la stessa sensazione con Capri, Sorrento e tutto il Golfo. «Signor Maurizio, ma perché dobbiamo fare la strada così larga?» chiesero gli operai. «Perché qui verranno i pullman dei turisti» fu la risposta. Il commento fece finta di non sentirlo ma adesso lo riporta con orgoglio: «Chist se magna i sold d’o patre», questo si mangia i soldi del papà, del babbo direbbero in Toscana. La risposta alla battuta fatalistica è nelle bollette delle agenzie di viaggio che mi sbandiera con maggiore puntigliosità di quanto non faccia con le bottiglie: circa 2500 arrivati nel 2007, nonostante la guerra di camorra, nonostante la Panoramica, ossia la strada che gira attorno al Vesuvio, sia piena di munnezza ai lati, nonostante tutto. Eccola, allora, la formula magica della modernità in periodo di crisi: i chilometri zero, o se volete, la formula Vannulo. Chi vuole provare i prodotti deve venire qui. Bello aver visto questa trasformazione, ricordo ancora la foto di Maurizio davanti al fabbricato quasi grezzo. Ora c’è ufficio, cantina, patio, parcheggio bus, vigna ben ordinata e rosata, olivi.
Ed è così che un tedesco vede gli Scavi o sta a Sorrento, sale sul Vesuvio, e poi si ferma qui dove prova i vini e mangia uno spaghetto al pomodoro divino, il pane cafone con il pomodorino fresco spaccato e condito solo con il sale tanto è saporito, un cacio. Proprio come ho fatto ieri durante la pausa pranzo al giornale. Ma sì, partite, svuotate le città, io sogno qui con Maurizio. Nessuna bottiglia va fuori, non c’è distributore o altro. In un anno si svuota la cantina perché chi viene qui, lo sanno bene langaioli, toscani, friulani e altoatesini, si porta un ricordo, e poi se lo fa spedire a casa perchè quanto vale un bottiglia prodotta qui, con il tendone vesuviano piantato sulla sabbia e i lapilli, tanto che camminando nelle vigne mi sembra di stare dentro il posacenere della mia auto quando fumavo? L’attitudine familiare al commercio ha portato Maurizio a mettere una buona segnaletica, essere gentile, sempre rintracciabile, estroverso, preciso, chiaro nei prezzi, pignolo nelle indicazioni sul prodotto. Tutto qui. Semplice, vero? Come il vino: bianchi e rosati passati in acciaio, i due rossi vanno in legno, nelle barrique costruite qui vicino e di cui vi parlerò ben presto perché forse la tradizione più importante persa in Campania è stata proprio quella dei costruttori di botti, soppiantati dalla moda delle barrique di rovere importate dalla Francia. in cantina Antonio Pesce, così come il papà Amodio stava con il papà di Maurizio, Giovanni. E Antonio è tosto, non fa sconti alla mineralità e alla sapidità, non cerca la morbidezza, direi che la schifa profondamente come tutti noi e i suoi vini sono specie da abbinamento, da bere con il cibo. Come questo Marie’, che in napoletano sta per Mariella, la figlia di Maurizio. Una Falanghina fresca, strutturata, ha oltre 13,5 gradi e va bene su quasi tutto quello che l’uomo riesce a cucinare da queste parti. Lunga, intensa, di buon corpo. Un affare per i consumatori, lo squillo della riscossa vesuviana.

Sede a Trecase, via Tirone della Guardia 12. Tel. 081.5369041. www.cantinadelvesuvio.it info@cantinadelvesuvio.it. Enologo: Antonio Pesce. Ettari: 11 di proprietà. Bottiglie prodotte: 30.000. Vitigni: coda di volpe, falanghina, piedirosso, aglianico.