Marina del Cantone, La Taverna del Capitano. Prolegomeno della sapidità pomodorosa con il menu completo e i prezzi precisi

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Mariella e Alfonso Caputo

Il tema critico verso i ristoranti a Sud di Roma (Sicilia esclusa), in fondo, è sempre lo stesso. La sapidità.
Poi c’è quello del pomodoro.

Per me è salato. No, per me è dolce. Il dibattito andrebbe avanti all’infinito. Poi però c’è il senso della vista un po’ più oggettivo: se ti tuffi nel Golfo di Napoli o in Costiera Amalfitana e poi ti asciughi al sole resta il sale sulla pelle e nei capelli. Mare chiuso sulle rocce. Poi scendo cinquanta chilometri, a Paestum, e pare al confronto acqua dolce. Non parliamo dell’Atlantico, dove il problema è insaporire il pesce, ossia opposto concettualmente al tema “meno si tocca meglio è”. Ti pare?
Ovvio dunque che i pesci pescati in una zona abbiano un sapore diverso rispetto a quelli pescati in un’altra. Vale per la frutta a terra come per chi vive in acqua. Questione di sapidità, come ben sanno i pescivendoli tirrenici che la roba più vicina te la fanno pagare più cara. Cavolo, vuoi mettere una aragostina di Capri con una canadese?
Poi il problema diventa teorico: lo chef deve esaltare questa sapidità o mortificarla? Qui è questione di punti di vista, ma non è possibile criticare la scelta in un senso o nell’altro. Un po’ come la storia dello zolfo nel Greco di Tufo. A me piace e me lo distingue. Ok?

Un altro aspetto è il pomodoro. Troppo, ovunque. Questa, insieme alla sapidità, è l’altra critica che spesso viene mossa alla cucina meridionale, campana in particolare. Vero, troppo riso in quella cinese, troppo peperoncino in quella calabra, troppo burro in quella padana. Non esiste il troppo, ma il ben fatto.
Il cibo è viaggiare, se si trova tutto eguale, allora andiamo all’Autogrill o da MacDonald e chiudiamola qui. Giusto?
Anche qui, posso scegliere di seguire o non seguire la tradizione, ma questa opzione, come la precedente, non può essere scala di merito di giudizio. Una opzione.

Il pesce di giornata

Dunque quando si entra a Taverna del Capitano ci si chiede in primo luogo: quali sono le radici di questa cucina? Il mare, l’orto della Penisola Sorrentina, la tradizione partenopea. Nasce per clienti che si aspettano queste indicazioni psicologiche e culturali, come quando si va all’Ambroisie e mi aspetto di entrare dentro la gola della Francia.

Taverna del Capitano, la sala

Poi il salto successivo è: l’interpretazione di questi elementi è statica? Ferma sempre uguale a se stessa o c’è una evoluzione? A Taverna, nata come tipica trattoria da spiaggia, anche se di spiaggia delle Sirene stiamo parlando con panfili e yacht che fanno spola tra Positano e Capri, il passaggio generazionale è assolutamente compiuto sia in sala che in cucina. Per studiare lo strato evolutivo gastronomico basta andare a sinistra da Grazia o a destra allo Scoglio dove regna indiscussa la tradizione assoluta e fedele ai fasti del passato, qui il confronto di tecniche e di piatti elaborati con stage, partecipazioni a congressi, studiando e girando.
Questo sforzo vale x o x+1? Dipende dalla sensibilità e dalla conoscenza di chi emette giudizi. Alla fine però è la media ponderata delle guide oltre che la risposta del mercato a dirci le cose come stanno, e non in una stagione, ma nell’arco di un ciclo di almeno due o tre anni.

Zuppa di coccio
Zuppa di frutti di mare

Queste due zuppe sono ad esempio il segnale del salto di qualità: i sapori sono netti, puliti, intensi, la sapidità distingue il pescato di territorio, la tecnica di presentazione e di elaborazione rivela l’aggiornamento dello chef. Qualcosa di assolutamente tradizionale ma chiaramente leggibile anche se si viene da fuori, con altre zuppe nella testa.

crocchetta su pelle di pomodoro secco

Qui è cucina canaglia, un po’ ammiccante ma solida e irresistibile: ne vorresti una ventina? Beccatene uno e tanto di basti. Una riappropriazione del passato che non viene delegato a nessuno.

Cannoli di melanzane

A proposito di pomodoro: qui la salsa è uscita tutta dalla parmigiana per adagiarsi, irresistibile e appena scottata, in fondo al piatto. Esplosione cromatica agli occhi e di acidità in pocca. Una visione rovesciata molto golosa e convincente.


Il gamberone con il bacio di fiordilatte fritto gioca con la dolcezza e centra il palato con assoluta sicurezza, molto gradevole.

Risotto al peperone

Con il risotto al peperone c’è di nuovo il gioco rovesciato nelle parti. Tradizione campana e siciliana li vuole spesso imbottiti di pasta o di riso, qui c’è il rimando a questo piatto recuperato con tecnica di cottura perfetta e buon equiibrio tra la forza del peperone e gli altri ingredienti. Per me il piatto della serata insieme alla concentrazione di sapore della zuppa con il cuoccio.

Pesce con prosciutto e fichi

Questo secondo, invece, ci lascia perpressi: capiamo il gioco di rimando al prosciutto e fichi degli anni ’70, ma il pesce perde sicuramente slancio nuotando in tutto questo dolce. Serve una spinta.

Quando poi si passa al reparto dolci, bisogna scattare in piedi. La pasticceria, arte universale matematica, è forse il segmento che più di ogni altro può rendere possibile la comparazione tra le cucine proprio per la sua estrema precisione ingegneristica.

Semifreddo di albicocche in salsa di pesca

Salsa fresca e molto gradevole, un dolce estivo con robusto richiamo alla frutta di territorio.

La cioccolata in tutte le sue declinazioni

Qua ci vuole amen. Venire solo per questa proposta vale da solo il viaggio.

Melanzane al cioccolato

Una ricetta di tradizione conventuale in genere molto pesante viene qui rivista con leggerezza grazie alla marinatura delle melanzane che scaricano tutto, con la cannella e le altre spezie si recupera anche l’origine medioevale di quetsa preparazione squisita, supportata da una cioccolata senza se e senza ma. Da rapinare tutte le portate, mai vista tanta leggerezza per questo dolce di piombo.

Mitico Claudio

Il servizio in sala, gestito da Mariella e dal marito Claudio non lascia spazio a nessuna sbavatura: attento, professionale, cordiale quanto serve con toni familiari verso i clienti affezionati, colto. Uno stile meraviglioso che mette subito a proprio agio in questio locale, vale la pena di ricordarlo, bistellato. Quanta distanza con alcuni servizi freddi di pari livello!

Marina del Cantone

Marina del Cantone è un luogo di fiaba, di assoluto distacco  dagli affanni quotidiani. E’ il posto dove la natura, la qualità della proposta gastronomica si fondono in uno stile inimitabile.

Qui non si passa, si arriva. La differenza è questa, molto semplicemente.

Il menu con i piatti e i prezzi

Sorpresa .110
6 piatti e dessert preparati per voi secondo la fantasia del momento

La mia cucina €.90
Stuzzichino

Il gamberone rosso del Mediterraneo in salsa di zucchini con bacio di fiordilatte fritto

La zuppa di “cuoccio” piccante, polpo e crostini agliati

Riccioli di pasta trafilati in casa con triglia affumicata, ricci e alghe di mare

Il dentice imperiale con melanzane, pinoli, uvetta e capperi dei “Galli”

L’ agnello “laticauda” cotto sulla pietra di mare alle erbe mediterranee, cipollotti e patate

Il semifreddo all’albicocca vesuviana, salsa di pesca

La piccola pasticceria

La tradizione .70
Stuzzichino

Il palamito: crudo con pomodoro e origano, cotto con il suo fegato all’ aceto tradizionale

balsamico di Modena e verdure in agrodolce

Gli spaghetti al filetto di pomodoro e basilico alla mamma Grazia

Lo scorfano di scoglio con scamorza in sfoglia di patata fritto, salsa all’acqua pazza

Il babà napoletano al rhum agricolo, crema e amarena

La piccola pasticceria

Air Mac in vacanza. Questo pezzo è sponsorizzato dalla Apple:-)

Gli antipasti
Il palamito: crudo con pomodoro e origano, cotto con il suo fegato all’ aceto tradizionale
balsamico di Modena e verdure in agrodolce €. 25
Il gamberone rosso del Mediterraneo in salsa di zucchini con bacio di fiordilatte fritto
€. 30
Lo scampo in spaghetto di patate fritto, salsa di peperoni e bottarga
€. 30
La sinfonia di pesci e piccoli crostacei agli aromi mediterranei
€. 35
I cannelloni di melanzane e provola affumicata in salsa di pomodoro San Marzano e basilico
€. 25
Il fiore di zucchini fritto, ripieno di ricotta e fior di latte
€. 25


Le zuppe
La zuppa di “cuoccio” piccante, polpo e crostini agliati
€. 25
La zuppa ai frutti di mare con cornetti di pasta ripieni di gamberi e chips di gamberi
€. 25

I primi
I vermicelli trafilati in casa ai frutti di mare, pomodorini di Corbara e prezzemolo
€. 20
I tagliolini bianchi e neri lavorati a mano con calamari e zucchini
€. 20
Le linguine di Alfonso semola e alghe rosse con fegato e crudo di polpo, osso di seppia
€. 20
I rigatoni fatti in casa con ragù di scorfano
€. 20
Il risotto con riso Carnaroli, peperoni, alici, capperi, olive e pomodoro (min. 2 persone)
€. 30
Gli spaghetti al filetto di pomodoro e basilico alla mamma Grazia
€. 20

I pesci
Il “pignatiello” di totani e patate all’ aceto invecchiato
€. 25
I bastoncini di cernia, prosciutto, fichi, moka di aculei di ricci di mare tostati
€. 25
Il dentice imperiale con melanzane, pinoli, uvetta e capperi dei “Galli”
€. 25
Lo scorfano di scoglio con scamorza in sfoglia di patata fritto all’ acqua pazza
€. 25
Croccante frittura di mare al profumo di finocchietto selvatico e menta
€. 30
Il pesce, i crostacei e i molluschi della baia cotti sulla pietra di mare
€. 40

La “piccola”…………..………. zuppa di pesce spinata con crostini €. 50
L’ aragosta dei Galli cotta e cruda alle erbe mediterranee
€. 175 al Kg.

Le carni
Il maialino nero casertano con zucchine alla scapece e “papaccelle in aceto
€. 25
L’ agnello “laticauda” cotto sulla pietra di mare alle erbe mediterranee, cipollotti e patate
€. 25
“Annecchia” alla genovese con paccheri nel suo sugo
€. 30
I formaggi

Selezione proveniente direttamente dai produttori e da fidati affinatori €. 20




La pasticceria
Il semifreddo all’albicocca vesuviana, salsa di pesca
€. 16
Il babà napoletano al rhum agricolo, crema e amarene
€. 16
I profumi della costiera: sensazioni dolci e amare agli agrumi
€. 16
Il cioccolato…………………sublime fantasia
€. 18
La melanzana al cioccolato
€. 16


42 commenti

  • roberto

    (11 settembre 2010 - 10:01)

    Solo due note su alcuni temi:

    La sapidità dei mari conferita a pesci, molluschi, crostacei è in effetti molto diversa da mare e mare, e a volte anche nello stesso mare a seconda delle zone, probabilmente dovuta anche della profondità del fondale. Quindi qui si fa notare che il pesce dell’Atlantico è meno sapido di quello dei mari interni. Abbastanza vero, anche se si possono già trovare differenze sostanziali tra una costa Bretone ed una Portoghese. Qui si parla di Tirreno come superiore di sapidità, mentre secondo la mia sensibilità è quello dell’Adriatico (fondali bassi e sabbiosi) ad essere maggiormente incisivo e caratterizzante . Ricordo un passaggio in Croazia, dove credo di aver mangiato i migliori pesci e i migliori cefalopodi in assoluto, semplicemente appoggiati qualche minuto su una piastra rovente.

    Ma anche la sponda nostra dell’Adriatico mi ha sempre dato la sensazione di una maggiore concentrazione di gusto rispetto, ad esempio, la zona della Riviera di Ponente, dove, appunto il prodotto simbolo è il gambero testa viola che si contraddistingue per l’incredibile dolcezza piuttosto che per la sapidità. Evidente anche in Spagna la differenza, dove tradizionalmente le cucine lato Mediterraneo utilizzano cotture più semplici perché il pesce è già ricco di sapidità propria, mentre la Costa Atlantica è quella che ha stimolato ricette più complesse facendo nascere una delle migliori cucine tradizionali d’Europa, quella Basca, ma pure in Galizia non scherzano.

    Il pomodoro nelle cucina del sud. Si, è abbastanza vero che l’uso può diventare abuso. E’ solo questione di senso della misura. A me non da fastidio nell’ambito di in una cucina tradizionale ma se si vuole fare alta cucina ogni ingrediente va inteso come “elemento” e non come “alimento” .
    Il concetto cambia radicalmente a seconda dell’intenzione, e i recenti esempi opposti tra Gennarino ed Ernestino sono li a dimostrarlo.

    L’esatto opposto è curiosamente qui in Liguria, la cucina più verde d’Italia. La tradizione è quasi praticamente priva di piatti con pomodoro e tutto è di colore bianco o verde e ha una qualche curiosa corrispondenza con la cucina Pugliese. Se il pomodoro vi ha rotto, venite in Liguria : – )
    Oltre al Condiglione e alla Sardenaira tracce di rosso nel piatto non ne troverete.

    La dolcezza dei dolci al sud. Questi si, questo mi da veramente fastidio. Calabria, Puglia, Lucania, Campania, si, me l’hanno sempre spiegato che il concetto di dolce qui deve essere DDDOLCE!
    Non ce la faccio, gli impacchi di zucchero sulle gengive disturbano il lavoro del mio dentista e nauseano il mio stomaco.
    gdf

  • roberto

    (11 settembre 2010 - 10:08)

    … solo un aggiunta relativa al ristorante in oggetto, che ho frequentato pochissimo e molti anni fa.
    Non discuto sulla bontà dei piatti e la concretezza evidente di questa cucina, però, voglio dire, migliorare un pochino le presentazioni naif non dovrebbe essere così complicato…

  • Lucien

    (11 settembre 2010 - 10:33)

    Condivido quest’ultima nota di gdf, anche se è qualche anno che non scendo dai Caputo, a giudicare dalle foto (pessime) questo aspetto è rimasto inalterato e migliorabile..

  • giulia

    (11 settembre 2010 - 11:43)

    Alfonso Caputo è un cuoco a suo modo estremo, gli vanno attribuiti diversi meriti: la profonda conoscenza del mare e del pescato , la continua sperimentazione e la solida base della storia familiare da cui tuttoparte.
    anche io ho trovato in qualche caso una presenza un po’ invadente del pomodoro, ed equilibrio estremo in altre preparazioni ricordo con piacre il croccante di frittura di mare e i tagliolinii bianchi e neri fatti a mano da alfonso con calamari e zucchini

    Fantasticiin sala Mariella e Claudio, paradisiaca la vista della sala soprattutto fuori stagione

  • marco contursi

    (11 settembre 2010 - 12:27)

    confermo,paradisiaca la vista oltre la vetrata fuori stagione.

  • Monica Piscitelli

    (11 settembre 2010 - 15:10)

    Da andarci, npn ho il piacere ancora, pur essendo stata a lungo frequentatrice della zona. La vista fa parte del menu’ per me. Doppio motivo per andare.

  • giancarlo maffi

    (11 settembre 2010 - 15:23)

    qualche mese fa mi sedetti da romano a viareggio: ciao romano mi fai due seppie alla griglia che mi devo rifare il sapore del peggior piatto dell’anno da me mangiato ?
    romano, che non mi direbbe no nemmeno se gli chiedessi in regalo la sua collezione di cravatta, annui’ e la tiro’ lunga un po’ con una serie di antipastini. poi arrivarono una seppia e un calamaro che non sapevano di un cazzo, per dirla in arabo. ma romanoooo, che mi hai portato ,reagii invero un po’ scompostamente. figlio mio mi rabboni’ il franceschini, con aria contrita e leggermente schifata, ma sempre modello ciriaco de mita, ‘un son le nostre ,sono quelle dell’adriatico !

    questo per dirvi che la polemica fra i tirrenisti e quelli di chioggia persiste.

    in buona sostanza il guardiano ha ragione, ma parlava di adriatico dell’est. ho stupendi ricordi dell’isola croata di KRK dove cucinavano come cani ( senza offesa per i cani soprattutto per il mio dino’ che due uova delle mie è capace di farsele ) ma con l’avvertenza che buttavano sulla griglia pesci e soprattutto calamari senza un solo filo di sale. non ce n’era di bisogno.

    ma se parliamo delle nostre , di coste adriatiche , allora ha ragione pignataro. li’ bisogna irrobustire . la sapidità sta nella testa dello che ma non in quella del pesciotto di turno.

    detto cio’ ,che sul pomodoro potremmo stare qui a menarcelo un giorno intero senza venire a capo, ripeto l’invito fatto anche a passione gourmet: troviamoci in campania prima della chiusura stagionale ed in tre giorni ci facciamo il giro dei “discutendi ”

    invito io , con autorizzazione del titolare che se ne sta a sguazzare a fano con i brodetti :

    passione gourmet: CAUZZI E ROB 78 ( AZAZEL RISERVA :-))) )
    pignataro wine blog : PIGNA E MAFFI ( GIULIA C. B. RISERVA ) la PISCITELLI e’ fuori perchè ha

    fatto troppe vacanze.

    il GUARDIANO DEL FARO sceglie i vini ma non ha diritto di voto .

    unica mia richiesta : dal don alfonso non vengo. per quest’anno ho gia dato :-)

    autista : ROMUALDO SCOTTO DI CARLO, cosi’ questa volta l’interpool viene a cercarci veramente.

    PS: sui dolci sono d’accordo con il gdf , ma mi sembra che si stia migliorando….

    • Monica Piscitelli

      (11 settembre 2010 - 15:42)

      La Piscitelli, non è fuori. E’ qui al lavoro, come sempre. La scusa è sempre buona per far le cose tra maschietti, o tutt’al più per agguantare un gallina da uva per la via. Maffi dismetti i panni del ragioniere: contare le ferie non è per te, dai! perdi sempre il conto. lo sai. anzi non lo sai ma dovresti saperlo. Un abbraccio : )

    • Tommaso Esposito

      (11 settembre 2010 - 15:46)

      Siccome non mi hai invitato non ti spiegherò mai la differenza in lingua napoletana tra sapurìto, saporetùso e saporetiéllo.
      E così continuerete a non capire le vere differenze tra Adriatico e Tirreno.
      Tiè! :-(

      • giancarlo maffi

        (11 settembre 2010 - 16:15)

        ti volevo provocare ,caro il mio tomma’ e ci sono riuscito:-)) non solo ti invito ma per te OFFRO IO DI PIRSONA PIRSONALMENTE. chiaro ?

        • Umberto De Martino

          (11 settembre 2010 - 23:41)

          Di persona non vi conosco……………..ma a tavola con voi, una sera la passerei volentieri, siete uno spasso!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

      • Monica Piscitelli

        (11 settembre 2010 - 16:16)

        Cosi’ si fa. Scrivimele in rpivato e poi lo ricattiamo. : ) Queste differenze che bene il dialetto napoletano, come pochi, coglie sono il sale della vita. Essere allo scuro è peccato.

        • Tommaso Esposito

          (11 settembre 2010 - 16:25)

          Embè!
          Ciao Monì a presto

        • giancarlo maffi

          (11 settembre 2010 - 16:29)

          dai non te la prendere , Monì…

          tanto non potevo invitarti lo stesso.

          a tenuta montelaura , dove tu NON SEI VENUTA, ho conosciuto una persona proprio carina e di modi quieti e gentili, marina alaimo :-)

          avrei invitato lei , prima.

          • Monica Piscitelli

            (11 settembre 2010 - 16:41)

            Fai benissimo. Quando è cosi’ alzo le mani. Sono certa vi divertirete, allora anche senza di me. Non faccio bene a stare in vacanza se questi sono i conti.? non sono quieta a sufficienza e me ne dispiaccio, però tu perchè mi stuzzichi? : )

    • rob78

      (11 settembre 2010 - 18:50)

      Io ci sto, il difficile è trovare il tempo per muoversi perchè le vacanze son finite :(
      Così magari qulacuno mi spiegherà perchè la favolosa zuppa di cuoccio era perfettamente dosata anche nel sale mentre il resto no….e dove l’hanno preso il pesce per questa zuppa!?!
      Sarà poca o troppa sensibilità, ma io, parlando di alta cucina, trovo ancora che l’eccesso di qualunque elemento, che sia sale, olio o caviale, sia da ritenere un difetto. Con pochissime eccezioni. Comunque questo dibattitto è avvincente :)
      Se tutti i piatti fossero stati al livello della zuppa sarei uscito in estasi. Invece sono uscito contento, molto. Perchè anche a mio avviso stiamo comunque parlando di un ottimo ristorante. E rinnovo ancora i complimenti a Claudio che in sala riesce a far sentire tutti clienti abituali

      • giancarlo maffi

        (11 settembre 2010 - 20:30)

        forse il pesce del coccio veniva dall’adriatico, lato ovest :-)))

  • Antonio Scuteri

    (11 settembre 2010 - 15:25)

    In effetti aldilà della scarsa qualità delle foto, la presentazione dei piatti è davvero horror!!!

  • effezeta

    (11 settembre 2010 - 16:59)

    Confesso di essere un po’ perplesso nel leggere che i commenti alla cucina di un Grande Ristorante -perchè Alfonso è un Grande Vero; e come i Veri Grandi provoca, inserendo iin carta lo spaghetto al pomodoro !- indugiano più sulla presentazione dei piatti (o addirittura sulle capacità del fotografo) che sulla sostanza, sul sapore, sul rispetto del territorio, insomma sulla Cucina. Mi pare che la mania della presentazione a volte porta a privilegiare l’apparenza sulla sostanza; ma la Cucina è innanzitutto sostanza; poi, ma solo poi, e solo per accontentare il senso estetico dei gastrofanatici, apparenza.

    • Lello Tornatore

      (11 settembre 2010 - 17:58)

      Ma caro Effezeta, oggi viviamo nella società dell’immagine! Apparire non essere.Si mangia con gli occhi, soprattutto, spesso anche con le orecchie, e qualche volta con la bocca ;-))))))))))))))))))))))

      • roberto

        (11 settembre 2010 - 18:41)

        Tutto quello che vuoi Lello, ma ci mettessimo pure noi due al pass, appoggiata la sigaretta sul davanzale della finestra , appoggiato il bicchiere di Fiano sul bordo della stufa, vedrai che riusciamo a fare meglio ;-)

        Per il resto, leggo l’ironia mal celata di Contursi, le ripicche di Romano, che, voglio dire, ma , forse meglio di no, almeno stavolta ma poi vedremo, e infine effezeta , dal cui commento pare di capire che basta sia buono, e poi per un centone anche se i gamberi glieli lanciano in tavola direttamente dalla cucina è uguale :-))

        E non è in questione il naif, questo è chiaro, ma anche il naif ha i suoi diritti.

        • Lello Tornatore

          (11 settembre 2010 - 19:10)

          Stai estremizzando il concetto! Non era mia intenzione esprimere giudizi nello specifico, ho più volte ribadito che non è il mio campo, ma volevo semplicemente rimarcare che spesso, in generale, si tende a sopravvalutare la scena rispetto al contenuto, in cucina e in altri campi della vita di tutti i giorni, tutto qui. Ma se tu dici che c’è qualche problema, ti credo e ” ti stimo fratello!!! ”
          ;-))))))))))))))))

          • roberto

            (11 settembre 2010 - 19:18)

            Belìn fratello, ti stimo e ti intendo, e vedi che più o meno velatamente stanno uscendo allo scoperto anche altri. Qui gli hanno dato DUE STELLE MICHELIN, e ho capito che non è mica colpa loro, però, provarci almeno, non mi ricordo un due stelle in Europa con presentazioni di questo calibro Sempre fatto salvo lo splendido sapore di tutti i piatti, non dubito su questo ;-)

            …quei due pesci morti in bara matrimoniale su tutto…

          • effezeta

            (11 settembre 2010 - 20:01)

            Scusate, volevo dire, semplicemente, che un ristorante va giudicato dalle emozioni che ti procura “mangiando” e non “guardando”; chiaro che, se si aggiunge anche un bel colpo d’occhio, viene appagato unaltro senso. Ma, francamente, fra cuochi che concedono tutto, o quasi, all’occhio (inutile fare nomi; ormai sono la maggioranza) e cuochi che privilegiano i sapori, non ho dubbi su chi scegliere. E, sarò un troglodita, ma continuo a preferire un grandissimo gamberone buttato inun piatto a un modesto gambrone presentato come un quadro di Mirò.

        • marco contursi

          (12 settembre 2010 - 00:32)

          ironia malcelata?secondo te Roberto che volevo dire? :-)

          • roberto

            (12 settembre 2010 - 09:00)

            Mah! Quando ti chiedono come si mangia in un ristorante e rispondi… “Bello il panorama dalla finestra.. si, sii, proprio bello..” è come quando ti chiedono un parere su una ragazza appena conosciuta e rispondi : ” simpatica, proprio simpatica…” :-) , mica prosciutto e fichi.

            Giancà! ;-)
            I bicchieri all’Ambroisie te li hanno dati piccoli per due motivi, non uno, due motivi.Primo :venire incontro alla tua cultura enologica . Secondo: nello spazio che avevi lasciato libero sul tavolo dopo aver appoggiato le chiavi della Db9, la Canon G10, gli occhiali da vista, la chiave della suite del Crillon e l’IPhone4G è venuto a mancare lo spazio per un bicchiere più grande .
            Vittorio faceva pure di peggio, però essendo mancato, “buon anima”, da un po’ , non glielo ricordare a Luciano se no va a vedere la data e ci piazza sul blog una giornata di ricorrenza
            Grazie.

          • marco contursi

            (12 settembre 2010 - 09:37)

            :-D

  • giancarlo maffi

    (11 settembre 2010 - 20:27)

    @ rob 78: sai , mi sono andato a rileggere al rallentatore la tua rece su passione gourmet .non è che abbia trovato ,piatto per piatto intendo , tutta questa critica alla sapidità . i primi ti sono piaciuti molto, il coccio era da premio. forse sbaglio ma sembra quasi che ce l’avessi piu’ con l’olio che altro, anche perchè i ricci di mare sono quello che sono e le alghe pure, con quel tipo di cucina. ma sono quisquilie. secondo me stiamo spaccando abbastanza il capello in quattro e le posizioni non sono poi cosi’ distanti . io resto affezionato al mio 16/20 e tu stesso mi sembravi “disponibile” verso questo livello di voto.

    quello che veramente mi piace di questo post è la disponibilità a discuterne serenamente . ognuno di noi ha la propria idea e viene qui ,civilmente ( a parte tornatore ma quello è un caso internazionale ) ed esprime il proprio pensiero senza sentir darsi dell’idiota da qualche editor nervoso o drogato di onnipotenza.

    sarebbe veramente importante ritagliarci tutti una due giorni prima di natale . lo dico seriamente. sarebbe una “POMODORO SESSION ” mica da ridere :-)

    @ : gdf . secondo me ti dimentichi qualcuno o qualcosa . ti do due nomi , ma potrebbero essere centinaia : un tristellato quest’inverno: L’AMBROISIE a parigi . DOVE FORSE I PIATTI NON SONO BARE MA I BICCHIERI sono da osteria da nemmeno una cipolla, per usare i codici passione gourmet. E TU NON POTRESTI MAI TOLLERARE UNA COSA DEL GENERE,PROPRIO TU.

    DUE : ILRISTORANTE DA VITTORIO dove ,ai tempi del due stelle ( che oggi sono tre santa pazienza) ,ancora si trovavano piatti tirati al tavolo, pacche sulle spalle sloganti che se ci fosse andato fiorillo li avrebbe denunciati per tentato omicidio e anche e ancora piu’ spesso un certo afrore che passava micidiale da un’ascella ad un tovagliolo con il quale venivi spolverato a fine pasto modello barbiere . o sbaglio ?

    roba che rida’ un minimo di dignità PERFINO a quei due pesci, peraltro, convengo, orribili mica poco.

    @effezeta: sull’ultima frase sono d’accordo ,ma qui stiamo discutendo su un mix delle due cose e cioe’ un gamberone come quello di ieri all’arco antico di savona insieme a un quadro di miro’ :-)

    • effezeta

      (12 settembre 2010 - 08:49)

      Non è per dire “l’avevo detto io”, ma, nella prima parte del post, mi sembrava di aver fatto intendere che se un piatto, oltre che buono, è anche bello, è ancora meglio (Catalano docet); la questione era se è giusto, o meno, penalizzare un ristorante di un certo livello, solo perchè l’estetica del piatto non è n linea con le tendenze di questo secolo (ricordiamoci che non più di una decina di anni fa, in tutti i ristoranti, bi e tristellati inclusi, i piatti non erano più coreografici di quelli di Caputo).

    • rob78

      (12 settembre 2010 - 10:25)

      @Maffi: sono d’accordo al 100%, siamo tutti noti affettatori di cabbasisi :)
      E poi confermo che a livello numerico non siamo per niente distanti, il 16 ci può stare. Forse condivido meno con Pigna il concetto di base già espresso più volte, ma sono punti di vista, entrambi rispettabili.
      Sulla “Pomodoro session” o “Pomodoro connection”….abbiamo già il nome, impossibile non organizzarsi ;)
      Ma non toccarmi Pacaud ;) Vai a riguardarti quelle foto…un minimo di differenza c’è, non trovi? :)

      • giancarlo maffi

        (12 settembre 2010 - 12:07)

        si ,certo, altro che un minimo. ma io volevo colpire quel provocatore del gdf sul suo terreno, quello dei vini :-)

  • fabrizio scarpato

    (11 settembre 2010 - 21:16)

    Ormai mi son fatto l’idea che quei piatti, sia l’oggetto, ostinatamente vitreo e colorato, sia l’impiattamento infantile e didascalico, siano una assoluta e necessaria scelta estetica partenopea. Tutto ha un perché, tutto si tiene: dalle ceramiche di capodimonte, attraverso le stauine e i capolavori di San Gregorio Armeno, la rappresentazione verista-barocca è parte integrante di una cultura, da rispettare.
    Tuttavia se davanti alla stauina del presepe mi commuovo, non mi riesce davanti a quei piatti. Colpa mia.
    Tra l’altro a seguito dei reportage provenzali del duo Guardien du Maff, mi sembra di cogliere una certa continuità ad abundantiam di salse e sgocciolamneti vari tra molta cucina francese e moltissima cucina campana (che come sappiamo è una sorta di triangolo delle bermude del gurmé). Forse retaggio dell’epoca dei “monzù”, ma colpisce la necessità di aggiungere piuttosto che togliere.
    P.S. molto diverso è l’Arco Antico….porca pupazza, mannaggiammé…. ;-(( ,-))

  • vincenzo ruggiero

    (11 settembre 2010 - 22:46)

    Come scrissi precedentemente il suo sito e’ uno dei tre che con grande interesse visito ogni sera dal 2005.ho apprezzato la nuova veste e losforzo tecnico ed editoriale, pero’ noto con rammarico che negli ultimi tempi il tutto sembra una grande orchestra che suona soltanto per se stessa,belle parole, complimenti reciproci ed un volare troppo alto per gente normale.Ottmo il servizio sul ristorante ,ma in costiera sorrentina amalfitana si mangia bene anche con 35-40 euro tutto compreso in molti ristoranti.
    Non vorrei che si ripetesse con la ristorazione quanto e’ successo per il settore vinicolo,colpa delle tante cantine che si ostinano a vendere a 20-30 euro vini barricati non vedendo che ottimi vini bianchi e rossi si vendono in cantina a 3-5 euro.(Vini premiati spesso al vinality).
    con simpatia . Enzo

    • Luciano Pignataro

      (12 settembre 2010 - 07:51)

      La ringrazio per l’attenzione e il commento che mi offre l’occasione per fare due riflessioni.
      La prima riguarda questo spazio in cui la pluralità di esperienze e sensibilità è considerato un valore assoluto. Nei riferimenti gastronomici si può spaziare dalle gastronomie e pizzerie di 10 e meno euro all’Ambroisie come dallo sfuso a vini da ..ento e passa euro perché nulla di ciò che si mangia e si beve ci è estraneo. Culturalmente, nel cibo come nel vino, cerchiamo di dare spazio anche a idee contrapposte, poi decide il lettore. Non amiamo blog e siti del Pensiero Unico.
      La seconda per l’annnosa questione dei prezzi, in settimana pubblicheremo due recensioni, il tradizionale Matricianella e il gourmet Settembrini: la differenza di prezzo è di 10 euro tra i due.
      Dunque non è questione di tasca, ma di sollecitazioni culturali e gastronomiche.
      L’abbassamento dei prezzi è continuo da due anni e favorisce in genere chi lavora omologato e male, glielo assicuro. Anche se, ovviamente, non amiamo i ricarichi eccessivi. In media stat virtus:-)

    • giancarlo maffi

      (12 settembre 2010 - 08:57)

      due parole: io nel 2005 manco sapevo che esistessero i blog, quindi su di lei sono in ritardo clamoroso.

      ci tengo pero’ a non essere piu’ “snob ” di quanto sembri e mi permetto di farle la cronistoria del mio ultimo viaggio in campania :

      2 ristoranti bistellati di “alto costo” : DON ALFONSO E GENNARO ESPOSITO

      LO STUZZICHINO E NONNO 13 : due luoghi dove si mangia molto bene con i 35/40 euri di cui parla lei.

      volevamo andare a napoli in pizzeria ma la mia auto ha fatto le bizze e ho dovuto rinunciare.

      ho dormito due notti all’ AGRITURISMO LE TORE DI VITTORIA BRANCACCIO e due alla TENUTA MONTELAURA di LELLO TORNATORE, due luoghi deliziosi dove credo si troverebbe benissimo a prezzi civilissimi.

      per quanto riguarda i complimenti reciproci che ci facciamo, talvolta perchè altre volte ci mandiamo tranquillamente aff….) è forse dovuto al fatto che questo blog fino a poco tempo non aveva i commenti. e quindi era anche necessario spingere, in senso buono, i lettori ad abituarsi ad un sistema di comunicazione diverso da prima.

      per quanto strettamente mi riguarda il blog è anche modo per conoscere persone ,come forse si sarà accorto leggendo delle nostre “festicciole”, alle quali spero vorrà partecipare, una delle prossime volte.

      e se le capita di venire in toscana, venga a trovarmi. la portero’ ,se le piace, a mangiare una delle migliori bistecche alla fiorentina che conosca ad un prezzo ridicolo ,con quella qualità: 20/25 euro pasto completo .

      la aspetto :-))

      • marco contursi

        (12 settembre 2010 - 09:43)

        GIANCARLO mi correggerei sulla fascia di prezzo in cui hai accomunato Lo stuzzichino e Nonno 13.Il primo è una osteria slow food(limite dei 35 euro pasto medio), il secondo uno stellato Michelin.Il prezzo del secondo è maggiore almeno del 50% del primo.Meritati,ma evitiamo che qualcuno ci vada inconsapevole della spesa.Da Nonno 13 il conto parte da 50 euro,nemmeno tanti vista la qualità e la stella michelin,ma meno di questa cifra non si scende per un pasto medio.

        • marco contursi

          (12 settembre 2010 - 09:46)

          a dimenticavo…….vale anche per me l’invito per la fiorentina……è da anni che ne cerco una fatta a mestiere………ad aprile ne ho mangiata una molto buona da Burde…….ma la ricerca continua. :-D

        • giancarlo maffi

          (12 settembre 2010 - 18:41)

          come tu dovresti sapere, contursi, io parlo a ragion veduta oppure taccio. potrei rimandarti alla mia recensione su nonno 13, ma ti rinfresco qui la memoria :

          DALLE LOFOTEN ALLE TERRE DI MONTORO, IL DEGUSTAZIONE BACCALA’ E CIPOLLA
          5 PIATTI, DESSERT COMPRESO …. 40 EURO.

          LA NOSTRA ANIMA HA UN COLORE : ROSSO. SI CHIAMA POMODORO.
          5 PIATTI, DESSERT COMPRESO …. 35 EURO

          ADDIRITTURA …IL VEGETARIANO A 30 EURO E IL SENZA GLUTINE A 40.

          MI PARE RISPETTOSO DI TANTE COSE ,CONTURSI, O SBAGLIO ?

          prima provare poi parlare ( cit. caf) :-)

          ps: l’invito per la fiorentina vale ovviamente anche per te. quella di burde, con tutto il rispetto, gioca in un altro campionato… e non è il migliore.

  • marco contursi

    (12 settembre 2010 - 19:24)

    Caro Giancarlo per stabilire un prezzo medio non si devono guardare i menù a prezzo fisso che sono di per se poco indicativi ma un pranzo alla carta e tante persone che ci sono state recentemente mi parlano di 50-60 euro vini esclusi che resta un buon prezzo vista la qualità.Concordi su questo prezzo anche diversi blog gastronomici quali scatti di gusto,vinix,ristoralia.it. Sul prima provare e poi parlare lo sai che non voglio in questo caso e per motivi che esulano da considerazioni sulla cucina e sul servizio che reputo ottimi.

  • giancarlo maffi

    (12 settembre 2010 - 20:46)

    uffa contursi, abbi pazienza ,ma sei noioso.

    non sarebbe questa la sede ma mi costringi a prendere il menu’ e costruirti un bel pranzetto. poi ti pregherei di non insegnare a me cosa devo o non devo fare per dare consigli corretti. i bla bla bla delle tue persone mi interessano poco. vengano qui e mi smentiscano ,visto che non vuoi/puoi farlo tu .

    prendo ad esempio proprio i piatti che piu’ ami ,contursi, quelli tradizionali.

    ecco qui , spero ti basti .

    antipasti : i caldi di terra . LE TRILOGIE .sono stagionali, per esempio di melanzane o zucchine e fiori,
    12 euro.
    paste : IL PIATTO DELLA CASA : PACCARI AL POMODORO SAN MARZANO
    10 euro
    secondi : IL MANZO ED IL MAIALE sono a 16, l’agnello a 15

    eccoti servito un bel pranzetto ottimo ed abbondante ( qui le porzioni non scherzano), caro marco ad euri : 12+10+16= 38, se la matematica non è un’opinione.

    TRENTOTTO , CONTU’ , TRENTOTTO, CHIARO !!!

    adesso mi permetto di insegnarti due cosette:

    primo: quando si ha torto si ha torto, inutile insistere. si prende una pappina ( metaforica s’intende) la si porta a casa e si aspetta la prossima. tra l’altro nel caso specifico parli senza esserci stato, ti stanno pure sui maroni e quindi mi spieghi che bella figura stai facendo con i lettori?

    non siamo qui per litigare . io vorrei dare un servizio ,oltre che soddisfare il mio ego.

    secondo : a me quello di cui scrivono altri NON MI PUO’ FREGAR DI MENO , primo perchè sono andato 4 volte in un anno e l’idea me la sono fatta da solo, abbondantemente. secondo perchè c’è qualcuno che con la scusa di fare un pezzo e due foto NON PAGA MAI e quindi mi spieghi che cazzo di idea di prezzi puo’ essersi fatto?
    e fammi la cortesia, adesso non me la menare che mancano i vini ,dal conto. perchè abbiamo parlato solo di cucina ma se anche vuoi bere un bicchiere nei 40 euro ci resti lo stesso.

    ti ripeto, spero per l’ultima volta: quando scrivo qualcosa cerco, magari non sempre ci riesco ma cerco, di dire cose che possano servire a chi ci legge. pignataro mi ha insegnato che questa è una regola morale che il suo blog persegue . ed il successo che ha lo dimostra.

    ora, per chiudere, se hai voglia di ribattere ancora fai pure, io non ti rispondero’ piu’. ti lascio l’ultima parola se ci tieni tanto. ma non dovresti farlo, per non cadere nel ridicolo e soprattutto per non annoiare oltre i lettori.

    ps: ti aspetto per la fiorentina ,fratello :-)

    • francescoC

      (12 settembre 2010 - 20:52)

      Non fauna piega, neanche un plissè

  • marco contursi

    (12 settembre 2010 - 21:31)

    l’ultimo sorriso almeno posso averlo? :-)
    p.s.ci sono stato a cena 3 volte. :-) :-) :-)

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