Marina del Cantone, Taverna del Capitano e i nuovi piatti di Alfonso Caputo

Letture: 157
Alfonso Caputo

Ad un certo punto la strada finisce. Qui c’è la Taverna del Capitano.

Taverna del Capitano, la sala

Decidiamo di affrontare una delle giornate più calde, precisamente il 26 agosto, per fare una improvvisata a pranzo, metterci vicino alla fenestrella, rubare le refole di Maestrale, guardare yacht di lusso e popolino uniti dal mare  e cogliere notizie di una stagione positiva, finalmente, ma ormai lontana dai magici anni pre-crisi.

Taverna del Capitano, Mariella Caputo
Marina del Cantone, yacht popolati da russi


Ed ecco i piatti, stavolta non presentati per sequenza ma in tre gruppi.

Taverna del Capitano, l'aperitivo

Aperitivo classico di sfizioserie napoletano-marinare, dalla pasta e patate (in alto a sinistra) alla pallina di riso e al crocché. Champagne.

Le paste

Taverna del Capitano. I ricci


Taverna del Capitano. Spaghetti ai ricci di mare con pesca bianca, aglio, olio e peperoncino

Dolce e salato si combattono, non lasciano mai il palato in banale tranquillità. Ghiotto e gourmet allo stesso tempo.

Taverna del Capitano Spaghetti con zucchine e basilico
Taverna del Capitano. Paccheri con il ragù di scorfano

Uno degli elementi è anche il ritorno alla proposta tradizionale. In carta anche gli spaghetti al pomodoro, finalmente.  Segno di una maturità raggiunta, un ritorno alle invenzioni del passato con mezzi tecnici decisamente superiori e dunque con risultati strepitosi. Ma sono anche piatti in cui è facile riconoscersi, identitari, in qualche modo attesi da chi viene da fuori in questi territori.
E nel bilanciamento tra diverse esigenze c’è la molla che consente a questo territorio di saltare molto meglio di altri.
Pasta e Greco di Tufo.

Il pesce, i pesci

Taverna del Capitano. San Pietro scottato alla piastra (fuori carta)
Taverna del Capitano. Ricciola cotta sulla pietra di mare e affumigata con le scorze di agrumi
Taverna del Capitano. Bracioletta di dentice imperiale "caponatina" di melanzane, pinoli e uvetta
Taverna del Capitano. Filetto di palamito cotto e crudo, il suo fegato e i fichi freschi
Taverna del Capitano. Calamari con ricotta e noce moscata in salsa di pomodoro e basilico
Taverna del Capitano. Totani e patate (fuori carta)

Il pesce è l’auto di Formula Uno per uno chef. Alfonso si diverte, esprime fortissime concentrazioni di sapori, di mare (ricciola cotta sulla pietra), di tradizione (totani), la materia prima è spudoratamente sfruttata sino in fondo, un vantaggio che questa cucina esibisce con piatti centrati, equilibrati, giustamente sapidi, mai eccessivi.
Ancora Greco con inserimento di Riesling.

Dolci e salato

Taverna del Capitano. Una variazione di cioccolato
Taverna del Capitano. Ancora le melanzane al cioccolato
Taverna del Capitano. Dolce: i profumi della Costiera
Taverna del Capitano. L'orto e il mare

Dolci di tradizione, certo. Grandiose melanzane al cioccolato, in questo caso non fritte, e il finale di gelati salati, buonissimi, che mi hanno appassionato e per i quali tornerei adesso. Anche qui Alfonso mostra di conoscere bene la tecnica del freddo e queste cosettine, oltre che nel finale, vanno negli intermezzi, all’inizio, sempre.
Mi sta venendo la fissazione per i gelato non dolci.

Riesling.

Luciano Pignataro e Guido Barendson

Con Guiduccio siamo stati rilassati, tranquilli.
Alfonso è in grande spolvero, il lavoro per la famiglia Caputo non basta mai. Questi anni di crisi hanno spinto i migliori ad aumentare i servizi e a contenere i prezzi per restare competitivi. Un po’ come è successo nel vino.
Sicché se negli anni ’90, diciamo anche fino al 2003, era l’offerta a dettare legge, gli ultimi anni sono a vantaggio della domanda. Venire in questi posti e mangiare non è un sogno irrealizzabile, ma alla portata di tutte le tasche che abbiano un po’ di cultura: i menu degustazione variano dai 70 euro (tradizione con 6 portate), ai 90 con 8 portate (la mia cucina) ai 110 (sorpresa).
Molto meno di un Autogrill, a ben pensarci. E con margini sicuramente inferiori, altrimenti Benetton & soci avrebbero aperto ristoranti gourmet invece di omologare autostrade e stazioni. State sicuri.

Le foto sono di Marina Alaimo

La Taverna del Capitano

12 commenti

  • Giuseppe Grammauta

    (6 settembre 2011 - 10:51)

    Proprio un bel post Luciano…mi piace la definizione “tasche che hanno cultura”,,,attualmente sempre di meno….

  • virginia

    (6 settembre 2011 - 11:00)

    il pesce cotto sulla pietra di mare. le melanzane al cioccolato. la costiera tutta in un abbraccio. un grande chef per una grande famiglia.

  • fabrizio scarpato

    (6 settembre 2011 - 11:10)

    Bello, con quel tanto di spiazzante che mette a posto i sentimenti (che a proposito di cultura, sono emozioni elaborate attraverso la conoscenza). A proposito di sentimenti anch’io cerco il salato nel dolce: gelati anomali, granelle di sale, sale e olio nel cioccolato e simili. Sarà che ho sufficienti scorte di affetto o che invece di affetto non ho affatto scorbuticamente bisogno?

  • eve

    (6 settembre 2011 - 11:57)

    ma che bel racconto!gustoso in ogni punto. Mi ricordo di quando bambina mi portavano a festeggiare lì il compleanno, segno che alla taverna, copme da Mariagrazia, proibitivi non sono stati mai, mentre pttimi sempre. Grazie di tutto

  • Giancarlo Maffi

    (6 settembre 2011 - 14:12)

    @ grammauta: Invece sono sempre molte di piu’ le persone che hanno le vipere in tasca(CIT.) ;-). Punto 2 : ma quelli di passione gurmetta che diranno?

    • Antonio Scuteri

      (6 settembre 2011 - 16:31)

      Che sono ottimi piatti gourmand, ma che mancano di finezza, anche a causa di un eccesso di sapidità :-D

      • luciano pignataro

        (6 settembre 2011 - 17:08)

        Troppo pomodoro:-)

        • virginia

          (6 settembre 2011 - 17:22)

          caspita è vero! quanto pomodoro nella foto del ragù! ;-)

    • Rob78

      (6 settembre 2011 - 18:06)

      Dico che le foto, questa volta, sono molto belle e che se mi ci invitate a cena ci vengo di corsa :)
      Notevoli visivamente i dessert, sulla pasta lo so che Caputo non scherza affatto
      Iddio ci mantenga anche questo tipo di cucine, chissà che un giorno io non arrivi a capirle a pieno, perchè al momento le considero “solo” molto buone

      • giancarlo maffi

        (6 settembre 2011 - 18:22)

        infatti passione gurmetta gli da lo stesso voto di vissani e pasha!
        nei piatti cercate equilibrio, ma voi nei voiti siete piuttosto squilibrati

  • marella

    (6 settembre 2011 - 15:48)

    Deve essere un posto fantastico e i piatti sapientemente preparati… da provare subito!
    Grazie a Luciano che consiglia da vero intenditore.

  • marco

    (5 ottobre 2011 - 13:37)

    Parliamo della cultura e della tradizione. Per chi si reca la prima volta è interessante intrattenersi con il Capitano (il fondatore della Taverna nella veste attuale) i cui racconti deliziano la mente almeno quanto l’abilità del figliolo il palato. Emozioni che si prolungano scegliendo di pernottare per godere appieno della natura circostante. Un luogo dell’anima.

I commenti sono chiusi.