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Marsala e nocciola di Giffoni, la fusion di Allah

21 gennaio 2004

27 luglio 2002

Il film vincitore del Festival di Giffoni? Perbacco, senza dubbio «Il matrimonio tra la Nocciola e il Marsala» celebrato giovedì sera dal sindaco Ugo Carpinelli e dal vicesindaco siciliano Leo Giacalone nel ristorante del convento San Francesco di Giovanni Bilotti. Dove si è dimostrato che il cosiddetto vino da dessert può essere servito a tutto pasto, dai ravioli con le nocciole, al «cùscusu» di verdura, allo spezzatino di vitello sino ai classici della pasticceria siciliana. Sicché finalmente possiamo presentare qualche vino dolce. Hanno fatto bella figura il glorioso Vecchio Florio, la riserva 1993, il Terre Arse e il Marsala Vergine, il Marsala Vergine riserva di Martinez, lo Zibibbo e il Marsala Superiore di Vinci, il Marsala Superiore secco e dolce di Fici, il Marsala Superiore di Intorcia e il Marsala Superiore Secco di Pellegrino. E ancora il Bellusa Bianco e Rosso delle Cantine Uvam, il Passito e il Moscato di Pantelleria di Vinci. Unici campani presenti, le Cantine Grotta del Sole di Quarto che da anni dissetano il Giffoni Film Festival. Capperi e cucunci che fusion! Altro che cappuccini di scampi, spuma di rana, sushi e Champagne e altri simili virtuosismi di cui ci sarà un gran parlare nei prossimi mesi, la nuova ondata gastronomica partita da New York, Amsterdam e Londra contro la quale Slow Food sta già facendo barricate. Qui, nel paese dove la giunta ha proibito l’apertura di ogni tipo di fast food, si sono incrociati uno dei più antichi vini italiani, dolce dono inglese, e la Nocciola Tonda Dop. Una stramberia estiva, ma legata al territorio, frutto della intelligenza di un sindaco che, a differenza di tanti suoi colleghi campani, sa bene come promuovere la propria terra. A proposito, cosa significa Marsala? In arabo «Porto di Allah». Ma noi amiamo anche Lilibeo, nome originario, emozione di libertà. Vuol dire «Che guarda la Libia». Così parlò Plinio Il Vecchio.