Marsella, elogio del tempo guadagnato

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22 dicembre 2001

Il vino ha bisogno di tempo. A volte tanto tempo. Ecco perché diventa sempre più difficile trovare bottiglie spavaldamente autentiche e bicchieri sinceri che raccontano il territorio. La frenesia ha ormai sconvolto la vita lenta delle vigne e delle cantine sicché ci troviamo spesso di fronte a mostri orribili come il «Barolo pronto» che, come ben sanno tutti, è una contraddizione in termini.

Sarà questo il segreto di un piccolissimo produttore di Fiano di Avellino, Guido Marsella (via Marone, 1 a Summonte. Telefono 0825 626555) amato da grandi chef come Alfonso Iaccarino e Heinz Beck. La sua vendemmia è giusta, non c’è chicco d’uva che non sia suo dietro la sua etichetta e il vino si affina per otto, anche nove mesi in bottiglia dopo la fermentazione in vasche d’acciaio.

Un metodo classico, dunque, nel rispetto della tradizione irpina dove gli ultimi contadini ricordano con pignoleria la consuetudine di bere Greco e Fiano solo dopo due anni dalla vendemmia. Non c’è ansia nel bicchiere di Marsella e noi lo scegliamo per il cenone di lunedì ben sapendo di essere fortunati perché in giro non ci sono più di 4500 bottiglie. Questa è al momento la sua produzione, con l’obiettivo di crescere lentamente nel corso degli anni in una cantina costruita con passione e cura dei dettagli, ancora chiusa ai turisti del vino. Marsella. Come lui cominciò Silvia Imparato a fare il Montevetrano ed abbiamo visto dove è riuscita ad arrivare.

Per fare gli auguri alla piccola congrega che ci segue con attenzione scegliamo allora un pensierino di Natale: per fare vino buono servono tanti soldi, per fare un vino unico occorre tanta cultura.