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Marta Torlo: “Amo la cucina, il cinema e il teatro che celebro a modo mio”

30 novembre 2012

Marta Torlo


di Liliana Carbone

«La mia cucina è come un grande armadio fatto di scaffali, su ciascuno sono disposti gli ingredienti in maniera precisa, perché io amo l’ordine. Tutti questi ingredienti sono accuratamente selezionati, ognuno ha il posto che gli spetta. Ognuno mi permetterà di realizzare i miei sogni».
I sogni di Marta Torlo, giovane chef emergente di Torino, sono veri e propri piatti da gustare nell’atmosfera calda e “amichevole” dell’Enoteca Torlo, che è la sua “bottega”.
I sogni di Marta sono piatti gustosi, curati nel dettaglio «perché anche l’occhio vuole la sua parte» ammette, mentre si accarezza il viso messo a dura prova da una giornata di lavoro durata 13 ore.

Paolo Sorrentino e Franco Piersanti

I suoi sogni sono “desideri del palato”, che ogni giorno, a pranzo e a cena, sono serviti con quella cortesia che fa star bene quando si è seduti a tavola, che sa di festa, che non vorresti lasciare nemmeno dopo aver bevuto un whisky che sa di crema catalana.
Divisa nera e cappello in tinta, Marta, 22 anni, sembra un “pittore del gusto”. La sua tavolozza è il bancone della cucina, che si trova al piano superiore dell’enoteca Torlo, di via Arsenale 44; i colori sono invece gli ingredienti che si fanno spazio su una distesa di acciaio inox; le sue mani sono, infine, quei pennelli che andranno a dipingere nuovi profumi e sapori su piatti dalle forme più svariate, perché i piaceri del palato sono tanti e diversi e hanno il loro vestito.

Marta Torlo

Marta, corpo mingherlino ma forte come il ferro, pensa alle sue ricette anche di notte. «Mi capita di svegliarmi all’improvviso, di cercare nel buio della stanza una penna e un pezzetto di carta dove scrivere l’idea del piatto che mi ronza nella testa; poi dopo aver appuntato l’idea metto da parte il foglietto e torno a dormire».
L’ultima volta risale a pochi giorni fa, e il pezzetto di carta usato per non dimenticare l’idea – un gelato al gusto d’avocado dal colore verde smeraldo – è stato uno scontrino accartocciato nella tasca della sua giacca di pelle nera.

Francesca Comencini e Gianni Amelio

Il viaggio di Marta nella cucina “made in via Arsenale” è recente ed è un’esperienza elettrizzante per lei. Che l’assorbe completamente. «Se le raccontassi che settimana intensa ho trascorso non meno di due mesi fa, dove la mia testa è stata filo diretto con la cucina per 16 ore consecutive, la sorprenderei!» mi racconta.

Marco Tullio Giordana, Ettore Scola, Neri Marcorè e Gianni Amelio alla TorloVini

Già, sorprende pensare che una piccola creatura fatta di nervi e di pelle olivastra sia in grado di macinare così tanta energia. Perché Marta è un piccolo genio, di quelli che si scoprono per caso. E la scoperta, per la verità, è stata anche la sua, quando ad un certo punto si è vista all’opera in un mondo nuovo, su un bancone di una cucina a sperimentare, come fa un piccolo mago, gusti e sapori, essenze ed emozioni, senza mai provare stanchezza, ma solo piacere, soddisfazione. «Credo nel destino, credo che quando, ad un certo punto, viene fuori una dote nascosta, credo sia giusto domarla come lei stessa desidera. Credo nel destino perché sono fatalista».
Quando nella vita sono le cose che ti vengono a cercare, è questione di chimica. E nel caso suo, è stato l’ambiente di una cucina famigliare a catturarla nella testa e nell’anima; è stato un padre amante della cucina, dei sapori e delle emozioni della tavola a trasmettere a Marta una delle dimensioni del piacere umano. Una strada, quella del gusto, che è una delle poche in grado di portarci all’origine della nostra storia.

Marta Torlo

«La mia vera “scuola” è stare in questa cucina, è stare accanto a mio padre, e ogni giorno che passa diventano il mio mondo, la mia casa. Forse un giorno partirò per Sidney, o verso chissà dove, per imparare il mestiere, perché io voglio diventare un bravo chef. Ma nella mia casa ci ritornerò perché è da qui che sono partita».

Cucina Torlo celebra il Torino Film Festival

La fantasia in cucina è una forza che non ti aspetti. Proprio in occasione del Torino Film Festival e in virtù del grande legame che lo lega al Premio Cipputi, la cucina dell’enoteca Torlo ha avuto un’idea molto originale. Per tutta la durata della manifestazione Marta propone un menù che omaggia alcuni dei protagonisti del premio: come Altan (con il vitello tonnato piemontese), come il direttore del Tff Gianni Amelio, a cui sono dedicati gli spaghettoni con la ‘nduja; come Mario Monicelli, con la sua pasta e ceci. Fino a portare sulle tavole Torlo due film che hanno vinto il premio Cipputi e che più di altri hanno raccontato il lavoro: “Risorse Umane”, diretto dal francese Laurent Cantet, e l’inglese “Full Monthy” di Peter Cattaneo: un classico della cucina d’oltralpe è la trippa di Caen, mentre al film d’oltremanica è dedicato il Cake al tè earl grey.Questo menù sarà presente per tutta la durata del Torino Film Festival. Telefono 011.3821338.

2 dicembre: il cibo diventa protagonista al Teatro Astra

Oltre a suo padre, a riconoscere la speciale predisposizione di Marta a creare inediti piaceri della tavola è stato anche Beppe Navello, direttore della Fondazione Teatro Piemonte Europa, che per la cena del 2 dicembre prossimo ha invitato all’opera la giovane chef ed altri due cuochi emergenti (del ristorante L’Acino e del Vitel Étonné) – che i torinesi hanno imparato a conoscere e ad apprezzare negli ultimi anni per la cura e l’attenzione dei prodotti usati – per una serata benefica finalizzata a sostenere le attività culturali.
Il compito dei tre chef sarà di realizzare alcuni piatti da abbinare a vini speciali della loro bottega; toccherà poi a cinque straordinarie firme dell’editoria piemontese a “giudicare” il loro lavoro, come Gian Luca Favetto, Bruno Gambarotta, Margherita Oggero, Piero Soria, Younis Tawfik; ciascuno sceglierà di parlare di una vivanda o dei vini che l’accompagnano, attraverso un breve componimento di tremila battute. Infine, queste pagine verranno recitate da cinque attori che stanno rappresentando al teatro Astra Zio Vanja, interpretazione innovativa ed intensa diretta da Emiliano Bronzino. Lo spettacolo sarà sul palcoscenico del teatro Astra, allestito scenograficamente per una allegra cena tra amici.
L’enoteca Torlo oltre ad essere il banco-cucina di prova di Marta, è anche la “casa” dei migliori vini italiani in circolazione, che ha trovato estimatori, intenditori e produttori dai nomi solidi e consistenti che hanno scelto questo palco, in via Arsenale, per celebrare i loro nettari. Vini, che ogni volta lasciano in bocca e sul cuore una speciale sensazione di festa e di amore.

Un Commento a “Marta Torlo: “Amo la cucina, il cinema e il teatro che celebro a modo mio””

  1. ati scrive:

    si scrive Sydney non sidney.