Massimo Bottura e l’Operazione Parigi della cucina italiana

Letture: 112
Lo chef Massimo Bottura durante una conferenza all’Istituto Italiano di cultura a Parigi

Massimo Bottura e altri chef stellati lanciano “l’operazione Parigi”, ovvero «portare la cultura del cibo italiano nella capitale gastronomica del mondo» che ha coinvolto anche i colleghi Uliassi, Cedroni, Esposito, Perbellini, Cuttaia, Sultano, Romito, Alaimo, Cannavacciuolo, Cracco, Scabin, Beck, Crippa, Berton, Cerea e Niederklofer.
«Un progetto fatto di straordinari professionisti che credono nelle nostre tradizioni – sottolinea Bottura – che si svolgerà presso l’Istituto italiano di cultura a Parigi nello storico Hotel Gallifet di rue de Varenne dove la direttrice Marina Valensise ha allestito uno spazio cucina ultramoderno in grado di accogliere una dozzina di allievi, da persone comuni ad aspiranti chef (»nessuna preclusione di sorta«, sottolinea Valensise) che potranno partecipare a pagamento ai seminari tenuti dai grandi cuochi italiani.

L’idea dei seminari sull’eccellenza enogastronomica italiana – osserva Valensise, che ha appena ospitato Bottura in uno degli incontri mensili  “i magnifici 12″ tenuti con grandi personalità italiane presso l’Istituto – nasce dalla constatazione del successo planetario della cucina italiana e dei prodotti di eccellenza del made in Italy».

Le lezioni di cucina italiana a Parigi già sono partite con due seminari condotti da Vissani, da marzo arriverà la massiccia operazione condotta da Bottura & C. attraverso incontri che saranno caratterizzati da un parte illustrativa e una parte di show cooking.
Bottura ha appena presentato il  piatto lingua di vitello incrostata in creta e carbone che all’esterno si presenta come un meteorite – in occasione della rassegna «Cookbook» ospitata al Palais de Beaux Arts dove per la prima volta si celebra il connubio tra Arte e cucina con esposizioni-esibizioni di grandi chef e artisti internazionali. Il piatto di Bottura si chiama “Tutte le lingue del mondo” proponendosi appunto come metafora della comunicazione tra culture, arte culinaria e pittorica.
Una volta fuori dalla crosta, la lingua viene accompagnata da cinque salse, «come cinque lingue diverse che rappresentano mondi diversi», dice Bottura che ha anche fatto riferimento all’artista Lucio Fontana come ispiratore della sua creazione.

Un commento

  • Lella Buzzanca

    (17 novembre 2013 - 21:22)

    Un mito

I commenti sono chiusi.