Massimo Bottura è come Gianni Morandi

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Massimo Bottura e il suo libro in inglese (photo by Finedininglovers)
Massimo Bottura e il suo libro in inglese (photo by Finedininglovers)

di Leo Ciomei

Potevo scrivere qualcosa sugli scontrini del sindaco dimissionato Ignazio Marino oppure tirare addosso a quel giornalista innominabile che si diverte a prendere a pugni una brava persona come l’amico Andrea Gori per poi lamentarsi sui social di un linciaggio mediatico nei suoi confronti (sic).

Inoltre ci sarebbero anche da commentare tutti i voti della nuova Guida Espresso 2016, presentata ieri…

No, lasciamo perdere: su questi argomenti sono già state scritte valanghe di parole, più o meno condivisibili.

Mi viene da buttar giù due parole su quello che ho visto giovedi alla Leopolda di Firenze mentre il Direttore Vizzari chiamava sul palco i premiati. A lato, nel marasma di fotografi, giornalisti, blogger, premiatori e premiati, era accanto a me Bottura, in attesa della chiamata sul podio per la consacrazione a 20/20 (voto su cui autorevoli esperti hanno già disquisito e disquisiranno ampiamente), che si divertiva come un bimbo a fotografare gli amici cuochi che a uno a uno si mettevano in posa. Strano? probabilmente no ma ce li vedete voi Gualtiero Marchesi, Ezio Santin, Angelo Paracucchi o, per arrivare a ti tempi nostri, Fulvio Pierangelini, Gianfranco Vissani o Annie Feolde a incoraggiare i colleghi e battergli sulla spalla?

Uno dei suoi piatti più buoni. La patata in attesa di diventare tartufo
Uno dei suoi piatti più buoni. La patata in attesa di diventare tartufo

Massimo (e per una volta fatemelo chiamare affettuosamente per nome!) è uno di noi e nello stesso tempo è un marziano. Uno di noi perché, pur essendo ai vertici mondiali della cucina, si presta a farsi fotografare da chiunque, scambia due parole con gli ammiratori (di corsa certo, ma è la sua vita che corre), twitta e mette foto come un Gianni Morandi qualsiasi, si prodiga nel dare una mano alle associazioni di volontariato come il Refettorio Ambrosiano di Milano (e no, in questo non è uno come noi: è meglio).

Ed è un marziano. Un marziano che è riuscito in pochi anni a cambiare la cucina rispettando la Tradizione italiana, un cuoco che sa parlare e intrattenere (e questo anni prima dell’avvento degli chef in TV), un personaggio conosciuto a livello mondiale che però non partecipa mai a programmi televisivi sulla cucina! uno che se avesse voluto (e l’ho pure già scritto ma mi ripeto volentieri), sarebbe diventato scultore, astronauta, politico o maratoneta. Uno chef passato indenne dai linciaggi moralistici di Striscialamestizia e dalle invidie di colleghi livorosi. Uno che mette d’accordo tutte le migliori Guide dei ristoranti e soprattutto è considerato un passo avanti pure dai suoi amici chef. E pure un tizio che ha raggiunto lo stellare punteggio di 20/20 che solo l’altro marziano Marc Veyrat – ma in Francia, altra storia..- aveva avuto anni fa (grandissimo cuoco il montanaro savoiardo dal cappellaccio nero ma un paio di spanne sotto il nostro per simpatia e comunicazione). Ditemi se non è extra-terrestre uno così…

Un inedito Bottura sbarbato illustra un suo piatto
Un inedito Bottura sbarbato illustra un suo piatto

Oh, comunque mica è San Francesco: avrà una o più persone che gli curano immagine e ufficio stampa, sa essere piacione e sa come muoversi nel mondo fitto di trabocchetti della gastronomia italiana, ha uno staff di cucina e sala fidato che gli dà sicurezza, una moglie capace che lo supporta (e a volte sopporta), probabilmente sul lavoro sa essere duro e esigente, ecc..

L'indegno scribacchino omaggia lo chef (photo by Andrea Moretti)
L’indegno scribacchino omaggia lo chef (photo by Andrea Moretti)

Quindi a cosa porta tutto questo? a niente, certo. Solo ad una attestazione di stima di un vecchio appassionato che si ritrova ad essere in totale accordo (si parva licet) con Enzo Vizzari (che ha “firmato” la recensione dei 20/20, assumendosene la piena responsabilità) per il voto espresso, dato ai piatti, alla cucina e anche all’uomo Bottura, sicuramente il cuoco più importante che abbiamo avuto in Italia, con buona pace dei pur grandissimi sopra citati.