Imparare la Franciacorta in 12 bottiglie

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I 12 Franciacorta in degustazione
I 12 Franciacorta in degustazione

di Teresa Mincione

Colline rocciose e moreniche ad est, il fiume Oglio ad ovest. A nord, le propaggini delle Alpi Retiche e le sponde del lago d’Iseo a coccolarne i confini. A sud la fascia pianeggiante subcollinare alluvionale che si orienta verso Brescia. Semplicemente, Franciacorta! Uno spicchio di Lombardia dal cuore verde e dall’anima intrisa di interminabili bollicine. A guardarla dall’alto, la vista s’immerge nello scenario del doppio anfiteatro morenico, nato nelle ultime glaciazioni, ad opera di un grande ghiacciaio che, disceso dalla Val Camonica, riuscì a scavare il bacino del lago d’Iseo e a spingere le proprie morene formando gli attuali cordoni collinari. Un terroir che intreccia la sua essenza con i tempi della (sua) storia.

Un nome dalle sembianze francesi, Farnciacorta, ma dalle radici tutte italiche. Si parlò di Franzacurta, per la prima volta, nel 1277, in un’ordinanza degli Statuti bresciani, che imponeva ai comuni di Gussago e Rodengo i lavori di riparazione del ponte sul fiume Mella: “pro utilitate sua propria et omnium amico rum Franzacurta”. Il suo significato è legato alle corti monastiche dei monaci cluniacensi: le curtaefrancae, cortiliberate, affrancate, escluse dall’obbligo di un dazio di decime al vescovo di Brescia. Studi storici, al contrario, riconducono lo stato di affrancamento, di libertà, al fatto che le merci che dalla Franciacorta transitavano verso il libero comune di Brescia, fossero esenti da dazi e gabelle, come contraccambio del mantenimento del passaggio della strada che da Brescia conduceva a Iseo e da lì, attraverso la navigazione del lago, all’approvvigionamento del ferro della Val Camonica. Quale sia la reale origine della “libertà”, goduta storicamente da questo territorio, non è dato sapere con certezza, tuttavia non è nella sua traduzione dal latino (francae) e nel ruolo dei monasteri (curtae) proliferanti nella zona, che va ricercata l’origine del nome. E la vitis vinifera? Presente su queste colline sin da epoche remote, come testimoniano sia i fossili di vinaccioli risalenti all’epoca preistorica, sia gli scritti di settore di autori classici dell’età romana, narranti l’intensa attività vinicola tra le colline moreniche. Di vini mordaci, briosi e spumeggianti, parlò, il medico bresciano Girolamo Conforti, che nel suo Libellus de vino mordaci, evidenziò quanto i vini prodotti in Franciacorta diventassero più spumeggianti durante il periodo invernale, per deperire, smorzandosi e “sgasandosi”, nel corso dei mesi estivi. Le intuizioni del Conforti, che per certi aspetti anticiparono il dire di Dom Perignon, riguardavano l’origine della spuma che stava, dunque, nella lunga fermentazione da controllare costantemente affinché non si disperdesse “la scoria gassosa, leggera e pungente”. Nell’Ottocento, per lo storico Gabriele Rosa: “nessun visitatore delle plaghe più belle e più felici dell’alta Italia, nessuno /…/ ignora il nome e il sito della Franciacorta /…/ vi si fanno eccellentissimi (vini) neri e bianchi …”. Un terroir, a quei tempi, prevalentemente di vini fermi e dalle parche emozioni. Fu solo sul finire degli anni 50, che il sentimento di nuova fiducia delle potenzialità del territorio di poter produrre vini base adatti alla spumantizzazione, rapì possidenti e produttori. Risale al 1961, la prima bottiglia di Franciacorta, Metodo Classico, firmata Guido Berlucchi. Erano gli anni in cui si contavano 11 produttori e 29 ettari di vigneto, per una produzione totale di 2 mila ettolitri di vino. Nel 1962 il riconoscimento della Denominazione di Origine Controllata e, cinque anni più tardi, la concessione del disciplinare. La fase del grande rinnovamento dell’enologia italiana scoppiò negli anni ’70. La Franciacorta aveva già costruito solide basi per lanciarsi nella produzione di prodotti di qualità. Erano anni in cui si poteva ancora utilizzare la rifermentazione in vasca, ma già allora la maggior parte dei produttori preferiva la ben più impegnativa rifermentazione in bottiglia. Gli anni ’80 furono i tempi nei quali la ricerca matta e disperata di vigneti nuovi o da rimodernare, ipnotizzava gli imprenditori intrisi di spirito positivo (nonostante, in alcuni casi, il settore dell’enologia non fosse inizialmente il loro settore). Fu il periodo in cui lo Chardonnay si affrancò dal Pinot Bianco e confermò la sua perfetta sintonia con la terra di Franciacorta. Nell’ 83 i 50 ettari iniziali erano diventati 550 e le vendite di Franciacorta superarono il milione di bottiglie. Gli anni ’90 iniziarono con la costituzione del Consorzio volontario e da qui ebbe inizio l’era contemporanea della Franciacorta e del Franciacorta Docg. Nel 1991 il marchio (Franciacorta) fu registrato in Italia. Storico il 1993. Un nuovo disciplinare di produzione con rigide imposizioni a garanzia: come metodo di spumantizzazione fu consentita solo la naturale rifermentazione in bottiglia, si richiedeva l’ eliminazione della dizione “Metodo Classico” e per finire, fu introdotto l’obbligo della zona di produzione delle uve. Severi standard per vigneti e cantine, basse rese d’uva e mosto e per i vini d’annata; di certo il più lungo periodo di invecchiamento di qualsiasi vino a fermentazione naturale del mondo. Era l’alba di un nuovo inizio! Il maggior prestigio arrivò nel 1995 con il Farnciacorta a denominazione Docg.

Chardonnay, Pinot Nero e Pinot Bianco (quest’ultima tipologia consentita fino a un massimo del 50%) le sue tre anime preziose. Dei 2.798 ettari vitati, la composizione ampelografia totale registra una predominanza dello Chardonnay con 2.286 ettari (81,5%), vitigno a bacca bianca di origine francese, presente in Franciacorta sin dagli anni ’50. C’è chi sostiene che l’introduzione nel territorio bresciano sia avvenuta in concomitanza dell’altra varietà di uva a bacca bianca: il Pinot Bianco. Grazie al corredo aromatico intenso, all’ottima consistenza, struttura, e alla spiccata freschezza, è impiegato nella produzione di vini-base e per la produzione di vini fermi in purezza. Capace di esprimere il massimo in terroir diversi, e tenace nel mantenere le caratteristiche che lo rendono riconoscibile. Studi tecnici hanno dimostrato che nel tempo, le viti di Chardonnay piantate nell’ager franciacortino, hanno riportato una grande regolarità produttiva, una buona conformazione del grappolo, un grado zuccherino elevato e un colore dorato degli acini. Sintomo della grande adattabilità di quello che per tutti è il più famoso tra i vitigni internazionali ubiquitari. Nel 1980 è diventato un vitigno autorizzato per la provincia di Brescia, e ad oggi, occupa oltre i 2.000 ettari di terreni registrati nell’Albo del Franciacorta, ossia a circa l’80% della superficie totale della Franciacorta.

A seguire il Pinot Nero con 414 ettari (15%), dulcis in fundo, il Pinot Bianco con i restanti 98 ettari (3,5%). Mentre il Pinot bianco ha ormai una presenza residuale, seppur importante nell’arricchimento delle cuvée, il Pinot Nero rappresenta sempre più un fondamentale completamento della base ampelografica del vigneto franciacortino, occupando posizioni a maggiore altitudine, giacitura non pianeggiante e di scarsa fertilità. Generalmente per le vigne della Franciacorta si parla di una resa massima di 95 quintali di uva per ettaro, con un inizio vendemmiale manuale, oscillante, a seconda delle annate, tra laprima decade di Agosto e la prima di Settembre (salvo complicazioni).

LA DEGUSTAZIONE

Ben dodici i calici degustati che come una compagnia di attori, hanno offerto una poliedrica declinazione non solo delle differenti realtà vitivinicole, ma soprattutto del terroir e delle sue sfaccettature. Uno sguardo d’insieme parla di carattere, identità, longevità, riconoscibilità. Ciascuno traccia i lineamenti del Franciacorta.

Il carattere: quello di uno straordinario Metodo Classico tutto italiano. Fine, elegante, sinuoso, profondo. Capace di travolgere i sensi e di evocare le emozioni più intense. Identità, quella di un territorio unico nel suo genere, racchiuso tra i confini dei vigneti dai terreni morenici che si specchiano nel lago d’Iseo che ne connota l’essenza. Longevità: bottiglie ( in alcuni casi dalla sboccatura datata) con la capacità di conversare attraverso la conoscenza della lingua del tempo. Riconoscibilità: un metodo classico. Ai calici..

1. Cisiolo – Villa Crespia Franciacorta Dosaggio Zero

Pinot Nero 100% Gr. 12,5 % Sboccatura: almeno 36 mesi dalla vendemmia. Un calice che nasce da 23 vigneti dislocati in sei unità vocazionali diverse della Franciacorta. La superficie totale dei vigneti dell’azienda è di 7.8 ha. I vari vigneti sono vinificati separatamente e successivamente assemblati solo in funzione della loro origine in cantina. Le annate si affinano in acciaio e successivamente in legno. La vigna del Cisiolo è Fornaci, situata su un suolo molto argilloso, povero di sedimenti, leggermente acido e particolarmente vocato per la coltivazione di Pinot Nero, soprattutto perché fertile e situato in una zona fresca. Il dosaggio zero, senza liqueur conferma la scelta della cantina nel voler esprimere il terroir della Franciacorta in purezza. La vinificazione è in bianco con separazione di tre frazioni di pressatura. La fermentazione alcolica si svolge parte in acciaio ( lieviti selezionati) con il 10-15% della fermentazione in barrique o botti grandi. La malolattica è in parte spontanea.

Cromatura intensa tendente al dorato (considerata la composizione in purezza del Pinot Nero). Luminoso. Il perlage è sottile e persistente. Il bouquet olfattivo si apre con note saline, salmastre, glicine, limone. Successivamente affiorano refoli di fiori bianchi, agrume. Molto femminile. Intenso. La grana delle bollicine si è presentata al palato con un’effervescenza spumosa e densa. Ottima la freschezza affiancata da una grande sapidità e buona acidità. Il supporto acidità-sapidità non si presenta perfettamente amalgamato. Finale ammandorlato. Ad un assaggio più tardivo, il naso non offre nuovi spunti olfattivi.

2. Il Mosnel – Franciacorta DocgPasDosè

60% Chardonnay 30% Pinot Bianco e 10% Pinot Nero. Gr. 12.5%. La collocazione geografica delle uve provenienti dai vigneti di proprietà è nel comune di Passirano, pede collina di Monterotondo e Fantecolo la cui esposizione è a est- sud /est. I terreni, si caratterizzano per le piane e ondulazioni interne del morenico. Sono di media fertilità, sciolto, con scheletro e di media profondità. La vendemmia è del tutto manuale e si svolge tra l’ultima settimana di Agosto e la prima decade di Settembre. La vinificazione è in bianco con una pressa pneumatica e con separazione della prima e seconda spremitura. Dopo 12 ore di decantazione a 13 C° si realizza un inoculo di lieviti selezionati per la fermentazione che si svolge in parte in vasche di acciaio inox a temperatura controllata e in parte in botti di rovere di piccole dimensioni (30%). La malolattica e il travaso precedono l’assemblaggio della cuvèe. A Marzo viene aggiunto lo sciroppo di tiraggio, successivamente imbottigliato, e le bottiglie ormai pronte, vengono poste in catasta per la presa di spuma. La maturazione ed affinamento si realizzano per 30 mesi in cantina prima del remouage. Successivamente sboccate e dosate con lo stesso vino, le bottiglie fanno almeno 3 mesi di affinamento ulteriore prima di essere immesse sul mercato.

Paglierino brillante con riflessi color oro. Un perlage abbondante e delicatamente sottile. Al naso spiccano le note di frutta esotica, agrume e frutta a polpa bianca. Man mano che il calice si distende affiorano delicatamente note minerali e saline. Poco intenso. Al gusto il sorso è scalpitante, notevole la spuma. Acidità agrumata e citrina che fa scacco alla sapidità. Lime. Un vino per tutte le stagioni. Appagante ed essenziale nella sua semplicità.

3. Enrico Gatti – Nature

Tipologia: Franciacorta Nature Docg. 85% Chardonnay e 15% di Pinot Nero. Gr. 13% L’ età media del vigneto di provenienza si aggira intorno ai 20- 25 anni. Ha terreni morenici e si trova in una posizione collinare. L’epoca di vendemmia si aggira intorno a fine Agosto INIZI Settembre. L’Uva una volta in cantina, subisce una leggera pressatura ad opera di una pressa pneumatica. Successivamente, il mosto viene illimpidito con enzimi e la fermentazione è avviata con l’aggiunta di lieviti selezionati. Il tiraggio è effettuato in primavera previa aggiunta di zucchero di canna raffinato e di lieviti. La permanenza sui lieviti è di 25 mesi.

Giallo paglierino con riflessi giallo oro. Carbonica di notevole persistenza ma dalla grana leggermente più voluminosa. I primi refoli sono di frutta esotica, ananas fresca, pesca. Piacevoli sentori di fiori bianchi, tiglio e

narciso. In bocca la grana è delicata. Buona sapidità. Nonostante l’acidità, il rapporto acidità-sapidità è a favore della sapidità. Finale persistente e leggermente ammandorlato. Un calice più impegnativo del secondo. La persistenza si spinge sulle note minerali. Il primo e secondo si presentavano all’assaggio più delicati. Dei tre quello che presenta un’impronta territoriale maggiormente evoluta.

4. Barone PizziniBrut Naturae Franciacorta Edizione 2010

Chardonnay 70% Pinot Nero 30% Gr. 12% I vigneti di origine sono Pian delle viti, Ciòset, Roccolo, Clogna, Carabioli, Troso, Dosso, Ronchi, Prada, Gallo. I terreni sono prettamente morenici. La sboccatura è di Marzo 2014. La vinificazione è realizzata attraverso una pressatura soffice delle uve e attraverso la fermentazione in vasche inoox termo condizionate. La maturazione si svolge per sei mesi in vasche inox e successivamente in barrique. L’affinamento sui lieviti è di 30- 40 mesi.

La cromatura si presenta color oro brillante. Un perlage sinuoso e numeroso. Sottile come uno spillo. Un corredo olfattivo più complesso rispetto ai calici sin qui analizzati. Le prime note sono di ginestra, miele mille fiori. Conserva una certa linea dolce ma è equilibrata da un’interessante bouquet. Al gusto la carbonica è integrata. Nei calici precedenti si evidenziava una spuma persistente, in questo caso è assai fine. Note scure e tostate si fanno strada nel tempo. S’innalza verso l’acidità, poi pian piano si spalma sul calore. Leggera la nota di pan grie che offusca leggermente la nota agrumata e floreale. Di spessore. Un vino certamente più importante, persistente e dinamico. Good!

5. Freccianera Nature Franciacorta Brut Nature Millesimato 2010

Chardonnay 85% Pinot Nero 15% (come il Gatti) Gr.12,50%

Colore in peretta sintonia con i precedenti. Paglierino dai riflessi oro. Effervescenza minuta e copiosa. Da un confronto, di certo più espressivo il precedente. Al naso presenta una pleggera nota ossidativa che copre il restante bouquet. Fiori e tostature. In bocca la nota ossidativa ritorna. Chiusura ammandorlata.

6. Ronco Calvino Nature 2009 Franciacorta Brut

Chardonnay 80% Pinot Nero 20% Gr. 13% Un calice sboccato nel Marzo 2014. La zona di produzione è Cazzago San Martino, e proviene dai vigneti di Palazzo esposti a nord ovest e Sottobosco esposti a Nord- nord est. La vendemmia si svolge nella seconda decade di Agosto. La vinificazione si realizza attraverso la spremitura soffice delle uve intere, per estrarre solo il mosto fiore. La prima fermentazione avviene in vasche di acciaio inox termo condizionate, l’altro 30%, fermenta in barrique di rovere francese. L’affinamento è sui lieviti almeno per 33 mesi prima della sboccatura.

Paglierino riflessi oro. Carbonica nella media. Al naso si presenta viva una leggera nota ferrosa. A seguire frutta non troppo matura e fiori bianchi. Poco complesso. In bocca la componente salina si accompagna alla nota ferrosa avvertita all’olfatto. Non un fuoriclasse ma un calice dalla buona progressività al di la dell’effervescenza. In bocca è scalpitante la nota salina, salmastra e ferrosa. L’acidità è ben integrata. Equilibrato e persistente. Buona la chiusura salmastra che mai lascia un retrogusto amaro. Il composto limoso argilloso dei terreni lo rende interessante e persistente.

7. Cavalleri Franciacorta DocgPasDosè 2009

Chardonnay 100% – Gr.13% Sboccatura: inverno 2014 Azienda storica della Franciacorta insieme a Mosnel e Barone Pizzini.

Giallo paglierino brillante. Grana fine e persistente. Eleganza, complessità e vivacità sono le chiavi di lettura di questo calice ricco al naso nei tratti di fiori bianchi, frutta esotica, ananas. Tiglio, erbe aromatiche. Al gusto la grana risulta copiosa ed elegante. Note di caffè si legano alle note minerali. Opulento, tridimensionale. Il sorso è piacevolmente avvolgente. Bella personalità.

8. Antica Fratta Franciacorta Docg “Essence” nature dosaggio zero 2009

Chardonnay 70% Pinot Nero 30% Gr 13% Sboccatura 2015.

Giallo paglierino intenso e brillante solcato da una grana minuta e persistenza. Il corredo olfattivo punta sulla nota floreale: ginestra, mughetto, biancospino. Sottile la nota fruttata di mela, pesca, cedro. In bocca è perfettamente coerente. Sembra quasi di trovare un vitigno aromatico come base. Miele. Noce. Leggera nota di surmaturazione. Buon ingresso di bocca ma leggermente più contenuto sulla freschezza. Abbastanza persistente.

9. CellariusBerlucchiPasDosé 2008

Chardonnay 80% Pinot Nero 20% Gr.12,5% Sboccatura: 2014

Allo sguardo è giallo paglierino dai riflessi oro. Brillante. Perlage sottile e numeroso. Olfatto non particolarmente aggressivo. Il primo approccio punta sulle note dolci: nocciola fresca. Frutta secca ed erbe aromatiche. Il sorso è rapito da una spuma voluminosa. Sapidità sostanziosa. Un quadro piacevole che nel finale non mantiene quello che promette. Pecca l’acidità. Finale ammandorlato.

10. Bagnadore Non dosato Riserva Vendemmia 2008 Barone Pizzini

Chardonnay 50% Pinot Nero 50% , Gr. 12% Sei mesi in barriques, l’ affinamento lieviti è di 60/70 mesi parte in barriques e parte in acciaio.

Oro brillante. Effervescenza minuta a punta di spillo. Al naso concorrono aromi del legno. Pan grie, tostature, polvere di caffè, incenso. Refoli di cappuccino, agrume candito, paglia, fieno. Frutta a pasta bianca. Mineralità esplosiva ma ben calibrata. Al palato è armonico ed equilibrato. Grande progressione. Spalla acida importante. Refoli persistenti di nocciola, mandorla. Manca la traccia floreale. Ha un suo carattere che piacevolmente affascina chi degusta. In chiusura note di zafferano, caramella orzo, si modulano con la scia sapida. Buona struttura. Un vino dalla consistenza e personalità di spicco, piacevole da abbinare non come aperitivo.

11. Villa – Franciacorta PasDosèDiamant Millesimato

Chardonnay 85% Pinot Nero 15% Gr. 12,5% Sboccatura: Maggio 2014. 60 mesi la sosta sui lieviti. Cromatura tendente al dorato. Effervescenza copiosa. Naso leggermente evoluto virato sulle tostature. Poco complesso. Fresco, sapido.

12. Lo Sparviere Franciacorta Docg Dosaggio Zero Riserva

Chardonnay 100% Gr. 13% Sboccatura: Gennaio 2014. 72 mesi sui lieviti. Colore giallo paglierino dai riflessi oro. Effervescenza copiosa dalla grana fine. Complesso e minerale. Olfatto ricco nei toni di lievito e frutta secca. Più elegante rispetto al precedente. Piacevolezza nel gusto dalla freschezza ben integrata. In chiusura note di crema di burro cotto, plum cake, banana. Sottile la nota agrumata e tostata. Equilibrato e di facile beva.   Un sorso fine ed elegante. Chiama al riassaggio.

Perle naturali..bracciali di luce. Leggere come seta. Ovunque nel mondo, perle d’Italia. Bollicine che si fanno amare, bollicine che fanno innamorare.