Verticali e orizzontali
1

Quattordici vini per bere il Sannio degli ultimi tredici anni

11 gennaio 2016
Libero Rillo e Pasquale Carlo

Libero Rillo e Pasquale Carlo

Cosa c0sa c’è di meglio di una domenica tra amici nell’agriturismo Mastrofrancesco di Dino Martino, un luogo magico e fantastico per la qualità dei formaggi e dei salumi? Praticamente niente, non c’è nulla di meglio e spero di poterne godere ancora tante nel mio amato Sud, quello autentico, lontano dal traffico, dal cemento e assediato dagli olivi, dal grano e dall’olivo.
Pasquale Carlo porta un po’ di vecchie bottiglie e le beviamo.

I BIANCHI

Falanghina Taburno Falanghina del Sannio 2014 doc
Il Poggio
Tanta materia fruttata al naso e al palato, grandioso ingresso sapido e secco, il palato saliva in modo incredibile e regge tutta la beva che è lunghissima. Un bianco che è appena all’inizio del suo percorso, da utilizzare praticamente ovunque a tavola. Voto 90

Fiano Sannio 2010 doc
Terra dei Briganti
Davvero una bottilia notevole che dimostra l’incredibile vitalità di questo vitigno che anche nel Sannio esprime una evoluzione olfattiva che ci porta dalla frutta matura agli idrocarburi. In bocca è ancora fresco, ma l’acidità è in equilibrio con il corpo e l’alcole. La beva termina in modo elegante e preciso. Gran bella bottiglia. Voto 87

Falanghina Taburno 2010 doc
Il Poggio
Un vino assolutamente affascinante, vivo, lunghissimo, ricco e piacevole. Con l’evoluzione degli anni, e diciamo anche l’annata diversa, accentua i toni dolci fruttati ma non stucchevoli. Seguono note fumè, macchia mediterranea secca. Al palato è ancora molto fresco.  Un bianco in piena evoluzione. Voto 91

Falanghina Taburno 2009 doc
Fontanavecchia
Ennesimo esempio di come la Falanghina possa vivere a lungo e bene quando parte da presupposti di freschezza, sia essa stagionale come in questo caso piuttosto che come progetto enologico. In bocca è sapida, quasi amara, dunque molto ben abbinabile al cibo. Noi l’abbiamo bevuta su un pecorino di media stagionatura e lo ha accolto alla rande. Voto 88

Falanghina Taburno 2008 doc
Fontanavecchia
Rispetto alla precedente appare un po’ stanco, con un filo di ossidazione che però non da alcun fastidio. Al palato è però ancora fresco e sapido, utile in abbinamento. Un vino che però adesso appare in fase calante da qui a due o tre anni. Voto 85

Falanghina Taburno 2007 doc
Fontanavecchia
Sta in una situazione complessiva di grande vantaggio sulla precedente e conforta gli enologi che amano questa annata monocorde ma ricca. Tesa verso la frutta bianca sciroppata al naso con rimandi balsamici e fune. Al palato è vivissima, con l’acidità che regge molto bene la beva senza prevaricare il resto. Ancora viva e vegeta in evoluzione. Voto 88

*******************

I ROSSI

Barbetta Sannio 2007 doc
Nicola Venditti
La sorpresa assoluta. Un vino che nasce per addolcire il palato e che abbiamo sempre bevuto fresco. Dopo tanti anni il vino lancia sentori di china ed erbe amare, al palato è buonissimo, ripulente, ancora dotato di una spinta acida vibrante. Voto 88

Grotta di Futa Barbera del  Sannio 2007 doc
‘A Cancellera
Anche in questo caso prevalgono i toni amari. Piacevolmente amari anche se in questa versione c’è un naso chiuso e uno sbuffo di alcol in più. Al palato è vivace e piacevole. Un vino robusto e sincero secondo lo stile di questa piccola aziendina di San Lorenzello. Voto 86

Repha’el Barbera del Sannio 2007 doc
Ciabrelli
Come il secondo, l’effetto degli anni è quello di chiudere il naso a questo vitigno così profumato ed esuberante. Il palato ricorda i fasti delle prime stagioni anche grazie ad una grandissima freschezza che lo tiene a tono e ruspante. Voto 86

Solo Beneventano 2007 igt
Ciabrelli
Incrocio di barbera, aglianico e sangiovese. Una edizione unica che regala un vino ruspante, al naso sentori di frutta evoluta e tostanti, al palato freschezza un po’ scomposta ma anche sapidità e piacevolezza sul cibo. Voto 86

Bosco Caldaia Solopaca 2007 doc
Venditti
Un rosso tipico del Sannio, di servizi, ancora molto in equilibrio al naso, vivo come il rubino brillante, dove prevale la frutta di abbondanza. La lavorazione essenziale in acciaio aiuta la beva che è agile e scattante, con rimandi fruttati e note di pepe nero molto piacevoli. Lungo e preciso il finale.Voto 88.

Aglianico Sannio 2007 doc
Terre dei Briganti
Il naso non è molto pulito, ricordate lo straccio bagnato di cui si parlava nel decennio scorso?, al palato è fresco, tagliente, veloce. Colpisce, in questo caso, la magrezza di una annata segnata dall’opulenza fruttata. Voto 85

Cantari Aglianico riserva 2007 Guardia Sanframondi doc
La Guardiense
Un aglianico un po’ vecchio stile nel quale i tannini sono decisamente preponderanti, un po’ asciuganti mentre la freschezza, ancora infinita, è talmente preponderante da diventare monocorde. Voto 85

Mirabilis Aglianico Beneventano 2003 igt
Il Poggio
Un rosso rustico in cui l’Aglianico detta i ritmi della beva come se fosse passato un anno dalla vendemmia: altro che annata calda: un  esempio di che grande materia prima si trova da queste parti. Favoloso sulla lasagnetta ai broccoli inverna. Voto 87.

******************
CONCLUSIONI
1-I bianchi campani non solo resistono ma evolvono. Ma questo si sapeva già.
2-Sicuramente sorprendente il risultato della Barbera del Sannio dopo otto anni.
3-Forse il salto più incredibili negli ultimi dieci anni il Sannio lo ha fatto proprio sulla media dei rossi.

Ah, tutte bottiglie che non hanno mai superato i dieci euro quando erano in commercio.

 

Un Commento a “Quattordici vini per bere il Sannio degli ultimi tredici anni”

  1. Marcello scrive:

    Finalmente si e’ sfatato un mito, la “Barbera” e’ un vino che puo’ tranquillamente invecchiare e non solo da bere giovane….