Via Alfonso D’Aragona, 19-21
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Sempre aperto, ferie intorno a Ferragosto
Anzitutto parto dal peperone imbottito di Mimì che per me costituisce l’idealtipo weberiano del piatto tipico della cucina napoletana e meridionale. La farcia, collaudata dal 1943, anno di nascita di questo locale a ridosso della stazione di Piazza Garibaldi, è assolutamente equilibrata tra i suoi ingredienti: mozzarella, emmenthal, prosciutto cotto, uova, mollica di pane raffermo, parmigiano, basilico, pangrattato, olio, sale e pepe. Così, diversamente dal solito, il ripieno è una sola cosa con il peperone. Proseguiamo con i friarielli di cui va pazzo Luigi Cremona, la imperiale mozzarella di bufala accompagnata dalla ricotta fresca salata e messa sul tavolo prima ancora che l’ospite si sieda, i taralli, le melanzane a barchetta, i carciofi in umido durante la primavera, babà, zuppetta e pastiera per chiudere. Il percorso classico in un tempio classico della tradizione partenopea di città in cui l’altra metà della cucina è costituito dalla frittura all’italiana, a calamarata, i paccheri di Gragnano con la pescatrice, gli spaghetti ai frutti di mare, un festival insomma di sapori collaudati e consolidati. <L’Italia passa da Mimì>, ed è la verità perché da Totò cliente abituale quando si esibiva nel vicino teatro Orfeo, al presidente Ciampi, da Schumacher ad Agnelli, tutti, insomma, ma proprio tutti, hanno i due cugini Giugliano come punto di riferimento quando vengono in città e sicuramente non si può dire di essere stati a Napoli senza essersi seduti almeno una volta qui. Una clientela varia, turisti, visitatori, vip e soprattutto gli affezionati clienti di città costituiscono il variegato mondo di Mimì, come era chiamato Emilio Giugliano, fondatore con la moglie Ida del locale attaccato al teatro. Sotto la sala di battaglia, al piano superiore una hotellerie un po’ più curata. Buona la scelta di vini anche se per noi il must è costituito dal Lettere fatto con le uve coltivate in una proprietà di circa quattro ettari, un latifondo in Penisola Sorrentina, dove piedirosso, castagnara, suppezza, un po’ di aglianico, costituiscono il classico blend da spendere molto bene su questi piatti. Sui 40 euro.













