Monte di Grazia Rosso 2005 Campania igt |Voto 87/100

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Monte di Grazia 2005 Campania igt

MONTE DI GRAZIA
Uva: tintore e piedirosso (10%)
Fascia di prezzo: da 5 a 10 euro
Fermentazione e maturazione: acciaio e legno

Vista 5/5. Naso 24/30. Palato 25/30. Non omologazione: 33/35
C’è il ritorno al punto di partenza ed è, per quanto riguarda il vino, sempre più la sua capacità di comprendere il cibo e di accompagnarlo. Ecco perché questo rosso lo si può capire o perché non hai mai bevuto o se hai bevuto troppo.
Già in questo apparente ossimoro è la sua verità: si tratta uve coltivate tra le nebbie e il freddo vento di Tramonti, a ridosso del Valico di Chiunzi, dove ancora crescono piante e frutta che non si trovano negli scaffali dei supermercati.

E’ dunque un vino che riflette davvero il carattere di chi lo fa, Alfonso Arpino, tranquillo medico con la passione dell’agricoltura biologica. Gentile e determinato come tutti i timidi.

Non è un vino che vuole compiacere: siamo ormai a nove anni dalla vendemmia, ha anche bisogno di un momento di ossigenazione. Il saldo di piedirosso con Tintore o Aglianico può giocare spesso brutti scherzi sui tempi lunghi quando il vino non è pensato per vivere a lungo sin dall’inizio.

Appena il naso si riequilibria rimettendo in prima battuta la frutta rossa croccante, allora le cose vanno decisamente meglio. In bocca fa tutto il Tintore, per nulla domato dall’altro vitigno, dal tempo trascorso, dalla evoluzione in legno.

Più passano gli anni più l’uva rossa tipica di questo territorio misterioso della Costiera Amalfitana mi colpisce per la sua irrequietezza. L’Aglianico ad un certo punto, verso i dieci anni in genere, trova il suo punto di equilibrio e assume le sembianze rassicuranti del nonno saggio. Il Tintore resta lo zio scapestrato, irrequieto.

Non lo becchi mai perché c’è sempre tanta acidità con cui fare i conti, sapidità, toni bruciati e fumé, cornice di sottobosco. Tutto, insomma, va per la sua strada senza trovare in alcun modo stabilità.

Ma è proprio nella disarmonia la forza di questo rosso, nella sua capacità di spremere il cervello in continuazione, che trova finalmente un punto di riflessione vicino a un piatto strutturato come il ragù tradizionale goduto agli Astroni, dove poi lo abbiamo provato in una splendida domenica partenopea.

A questo punto ho goduto di bere campano su mangiare napoletano e da questo grande caos ho raggiunto l’armonia. Un equilibrio che non nasce dall’ordine umano ma da quello del destino. L’unica cosa in cui davvero credono i napoletani.

Sede a Tramonti, Via Orsini, 36. Tel. e fax 089. 876906. www.montedigrazia.it/ montedigrazia@hotmail.it Enologo: Gerardo Vernazzaro. Ettari: 2 di proprietà. Bottiglie prodotte: 10.000. Uve: biancatenera, ginestra, pepella, tintore, piedirosso

3 commenti

  • gerardo

    (12 febbraio 2014 - 08:28)

    commovente ……….mi piace TINTORE zio sessantottino “scapestrato” ed il PIEDIROSSO e’ il nipote……………
    bella sintesi e chiusura eccellente ” l’ unica cosa in cui davvero credono i napoletani”

    • Luciano Pignataro

      (12 febbraio 2014 - 08:37)

      :-)

  • valerio rosati

    (12 febbraio 2014 - 09:05)

    Ogni vero appassionato che si rispetti dovrebbe fare almeno una volta nella vita una visita alle vigne della famiglia Arpino, un pò come a Lourdes!! La vista di quegli alberi (chiamarle piante mi sembra riduttivo…) ultracentenari è qualcosa di incredibile! Per non parlare dell’ospitalitrà e del calore delle splendide persone.

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