Montevetrano 1992

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di Paolo De Cristofaro*

Vallo della Lucania, Cilento. 1 novembre

Da sinistra: Giusi, Peppe, Bruno, Paolo, la piccola Angela, Giovanni, Ornella, Teresa. Seduti io e Manuela. Sul tavolo: le cinque annate di Montevetrano

Avevo chiesto a Paolo un pezzo centrato sul 1992 dopo il resoconto di Giovanni, mi ha mandato questo scritto ironico e geniale in cui immagina di essere un ipercritico del Montevetrano che non si ferma nemmeno di fronte all’evidenza di quello che sente e prova estasiato… Buon divertimento.

Dite la verità, leggendo gli appunti di Giovanni e la nota di Luciano, ci siete cascati di nuovo. Rosso rubino qua, nuances di agrumi là, l’eleganza sopra, Bordeaux sotto… Ingenui! Anni e anni di sforzi per cercare di svegliarvi dal vostro torpore di assoggettati al gusto unico delle multinazionali dell’editoria enogastronomica e voi che fate? Quasi quasi vi stavate davvero convincendo che la parola Montevetrano e l’espressione “grande vino” potessero impunemente convivere nella stessa frase? Vergognatevi pensando a quanto inchiostro è stato versato inutilmente per voi, per svelarvi il complotto ordito ai vostri danni dalla grande Spectre dei premi omologati, quella che vuole ridurre il bel paese e la Campania Felix ad un’unica piantagione di cabernet e merlot, che seleziona lieviti per distruggere ogni traccia di tipicità, che si prefigge di annientare tutti i poveri indifesi contadini per instaurare un regime industriale enologocratico. Come si può ancora credere in pieno terzo millennio che possa essere significativo un vino a base cabernet sauvignon e merlot, con due grappoli simbolici di aglianico, prodotto a sud della Gironda, e per di più da un guru supersponsorizzato dalle guide come Riccardo Cotarella? Siate sinceri, quando avete letto il racconto di Giovanni e Luciano vi è venuto più di un dubbio che forse forse una chance potevate ancora concederla alla creatura di Silvia Imparato.
Lo confesso, ci sono rimasto di stucco anch’io conoscendo i gusti dei due ma, si sa, la longa manus della cospirazione enologica può traviare anche palati svezzati a riesling e aglianico, pinot nero e greco. Ma per fortuna c’è chi ha il coraggio di smascherarli: il sottoscritto era con loro sabato sera, fingendo di essere interessato alla Verticale di Montevetrano per verificare con i miei occhi quello che poi avrebbero inventato per manipolare le vostre menti. Immaginavo che quel ’92 sarebbe stata la classica esca lanciata nello stagno degli enocreduloni ma vi chiedo di scuotervi e riflettere: vi sembra possibile che un cabernet picentino con una simbolica quota di aglianico, per di più alla sua seconda annata e per di più figlio di una vendemmia considerata solo media, possa essere un autentico fuoriclasse dopo oltre quindici anni di vita? E’ plausibile che una semplice fotografa, per quanto brava, potesse realmente creare ex novo uno dei simboli della rivoluzione vitienologica meridionale? E vi pare sostenibile pubblicamente che mettendo il naso in quel bicchiere, veramente questi pseudo-assaggiatori abbiano pensato al Medoc, ammesso che sappiano dove si trovi? Non penserete sul serio che l’allegra banda abbia veramente trovato una dietro l’altra sensazioni floreali e balsamiche con tocchi delicatamente erbacei e magari con un sottofondo affumicato e speziato di cenere e pepe rosa? E se ancora vi è rimasto un briciolo di dubbio, ditemi se ci si può spingere a tal punto da rassegnarsi all’idea di una bocca turgida e vibrante, saporita e profonda, addirittura con un finale di cacao e terra bagnata, perfettamente innestato su tannini vivi ed energici ma di grande finezza?
Questo è decisamente troppo, amici miei, e sono sicuro che l’ennesimo tentativo di vendervi fumo si rivelerà solo un grande boomerang per gli alfieri senz’anima del vino unico. La lotta è lunga ma noi difensori della vera tipicità e dell’autentico gusto non omologato ci batteremo fino alla morte per difendere il nostro credo. Del resto se un afro-americano può diventare presidente degli Stati Uniti, anche noi possiamo credere in un mondo senza cabernet, senza barrique, senza Cotarella e ovviamente senza Montevetrano. Hasta la barbera, siempre.

*responsabile Gambero Rosso in Campania

Sede a San Cipriano Picentino. Via Montevetrano, Località Nido. Tel. 089.882285, fax 089.882010. www.montevetrano.it Enologo: Riccardo Cotarella. Ettari: 5 di proprietà. Bottiglie prodotte: 25.000. Vitigni: cabernet sauvignon, merlot, aglianico.