Montiano e Vigna del Vassallo, il Lazio risorge

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13 febbraio 2002

Che fortuna ma che guaio, che gioia quantitativa che dolore qualitativo: i mercati metropolitani, quelli di Roma e Napoli per intenderci, hanno rallentato davvero molto lo sviluppo della viticoltura moderna. Ne sappiamo qualcosa quando giriamo tra il Vesuvio e i Campi Flegrei dove si produce ancora di tutto di più, proprio come il vinello dei Castelli Romani di cui Sordi si è pure vantato nel padiglione Storace di un Vinitaly fa.
Così il vino vero, quello nato dalle basse rese per ettaro, atteso lungamente in cantina prima in legno e poi in bottiglia, ha faticato a farsi largo proprio nei grandi mercati sino a quando la gente ha deciso di bere meno ma meglio. Chi più di Riccardo Cotarella (nella foto) ne sa qualcosa in proposito? Proprio nessuno: in Campania con il Montevetrano ha stravolto l’immagine della bottiglia vesuviana in Italia e all’Estero. Discorso identico con il Montiano, un merlot in purezza pluridecorato prodotto in prima persona nella azienda che ha in comproprietà con il fratello Renzo, Falesco a Montefiascone (Località Le Guardie, telefono 0761.825669). Certo non siamo sul lago di Bracciano ma ai bordi di quello di Bolsena. Scendiamo più giù, allora, a Marino dove al numero 46 del’omonima via che la mitica Paola Di Mauro titolare con il marito Armando di Colle Picchioni (telefono 06.93546329) ha agganciato quest’anno i tre bicchieri con Vigna del Vassallo, ossia merlot al 60%, cabernet sauvignon al 30% e per il resto gocce di cabernet franc.
Sono rossi concentrati, opposti a quelli, beverini, del passato. Come il Mater Matuta da Syrah e petit verdot (15%) di Casale del Giglio di Antonio Santarelli a Nettuno (Le Ferriere, tel. 06.92902530), altro grande rosso laziale che ha contribuito ad invertire la rotta.
Finale marketing con sorpresa, dunque: in Lazio e Campania già si producevano quei vinelli a cui si aspirava altrove per uscire dalla crisi del settore, ma proprio questa circostanza ha tirato il freno a mano alle due regioni. Sicché, facendo leva sull’internazionale merlot si sono riscoperti e valorizzati anche i vitigni autoctoni.