Moscato 2008 Paestum igt di Longo

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Moscato 2008 Paestum igt

A tanti il Moscato ricorda in qualche modo le prime feste consapevoli dell’infanzia, ad alcuni un po’ più avanti nel tempo della memoria richiama le bottiglie contadine. Già quelle che rifermentavano per il caldo (in fondo lo Champagne è nato così) e quasi esplodevano quando tiravi fuori i tappi di plastica a vite riciclati.
Modernariato. Sicuro, ma il dolce di quella frutta era sempre indimenticabile, e le tavolate stile Novecento di Bertolucci scorrevano tranquille, soprattutto nelle assolate domeniche estive senza mare. Saranno questi spunti proustiani, ma credo di più lo strepitoso Dry Muscat lanciato qualche anno fa dalla Cantina di Venosa e le mie assidue frequentazioni vulturine: ho sempre considerato il Moscato un’occasione persa nella rivoluzione vitivinicola meridionale.
Strappato con furore, come i copti distrussero le immagini sacre degli antichi egizi, si è progressivamente ritirato. Poi, come sempre succede, una piccola ma riqualificata rinascita. Penso allo Zingarella sannita di Masseria Parisi di Baselice e, sempre lì, al lavoro in secco fatto da Santiquaranta. Ma soprattutto alla nascita di un’azienda monovitigna, Longo, sulle colline di Montecorvino Pugliano, nel parco regionale dei Picentini. Non lontano, per capirci, da Montevetrano. Giuseppe è partito con il Lambiccato e adesso, seguendo le istruzioni di Bruno De Conciliis, con il primo Moscato secco.
L’annata è stata calda, e non è stato facile domare la frutta, ma il risultato è interessante e ricco di spunti, anche perché l’intenzione è passare anche ad una versione spumantizzata, come ha già fatto I Vini del Cavaliere in quel di Paestum. Quest’area è ancora sommersa di uva moscato. Sebbene non sia possibile raggiungere la finezza di quello piemontese o l’opulenza, che però io trovo spesso stucchevole, siciliana, si possono raggiungere grazie risultati giocando sulla ricca mineralità del suolo di origine vulcanica.
Dal punto di vista del consumatore, in sostanza avete un naso dolce, più precisamente aromatico, mentre in bocca la sensazione è secca, si agogna più sapidità, confortata da struttura, alcol e tanta freschezza. Il risultato è un bianco dell’estate, da bere magari sui frutti di mare con i quali riesce a giocare sia per contrasto che per assonanza.
è soprattutto vino tipico, da coltivare con passione coinvolgendo anche magari chi non ama bere perché, in questo caso, la bottiglia si finisce. Eccome se si finisce. Forza allora, l’estate 2009 ha il suo Moscato.