Polemiche e punti di vista

Mozzarella di bufala, interviene Slow Food

21 gennaio 2010

 

di Nino Pascale*

Non c’è pace per la mozzarella. La notizia della contraffazione della mozzarella di bufala annacquata con latte vaccino, sta suscitando clamore e perplessità. Si succedono accuse, repliche, proposte e controrepliche. 

Per rendere meglio l’idea in che cosa consiste questa contraffazione, può essere utile l’esempio enologico: come se del vino recante in etichetta la denominazione Brunello di Montalcino DOCG fosse ottenuto con una percentuale del 20-30% di Lambrusco (o se preferite di Cabernet Sauvignon) addizionato al 70-80% di Sangiovese.

Ora, in attesa di sapere se i campioni incriminati sono il 3% del totale dei prelievi, come afferma il vicepresidente del Consorzio, oppure il 25% come ha affermato il Ministro delle Politiche Agricole Luca Zaia (si arriverà a fare chiarezza almeno sui dati, non dovrebbe essere difficile), è utile provare a fare un ragionamento che prescinda dalle differenti versioni fornite.

Che ci sia del latte vaccino in tante mozzarelle di bufala commercializzate è un sospetto che tra gli addetti ai lavori serpeggia da tempo. Che ci siano tanti produttori, certamente la maggior parte, che lavora onestamente è un dato di fatto indiscutibile. E’ qui arrivano le dolenti note.

Perché mai questi produttori onesti, che sono i primi a essere danneggiati (più dei consumatori) dai loro colleghi in cerca di scorciatoie, accettano di convivere nello stesso organismo dove risiedono stabilmente furbetti spregiudicati?

Il problema principale sta proprio nello strumento consortile quale organo di controllo, perché i consorzi più che soggetti atti alla tutela sono diventati organismi di “rappresentanza” , dove spesso perfino le regole non devono essere troppo rigide in modo da comprendere il maggior numero di aziende e rispettare equilibri complessivi. Un meccanismo perverso che, tra l’altro, porta a premiare le aziende di grandi dimensioni a scapito di quelle più piccole.

A mio parere, oggi c’è la necessità che i produttori bravi e scrupolosi (e non mi riferisco solo a quelli della filiera della mozzarella di bufala) si riapproprino con determinazione di questo strumento di tutela e di valorizzazione del lavoro svolto, e quando le condizioni “politiche” non consentono loro di far valere le ragioni della qualità e della territorialità delle produzioni, vale la pena fare da soli o addirittura creare consorzi alternativi a quelli “ufficiali” con disciplinari di produzione e controlli più rigorosi. Quello che invece trovo sconfortante è la proposta di nuove DOP sulla mozzarella a tutela di più piccole e più “virtuose”  zone di produzione, dove il marcio della contraffazione non sarebbe (ancora) arrivato. Si tratta dell’ennesimo segnale di provincialismo duro a morire, destinato una volta di più ad alimentare guerre tra poveri.

*Presidente
Slow Food Campania

Condividi:
  • Facebook
  • FriendFeed
  • Twitter
  • Google Bookmarks
  • email
  • Print

9 Commenti a “Mozzarella di bufala, interviene Slow Food”

  1. Laura Rangoni scrive:

    Secondo me il problema è davvero simile al “fattaccio” verificatosi a Montalcino, anche dal punto di vista psicologico: i produttori non si oppongono al consorzio, che pure non fa i loro interessi. Potrebbe davvero essere una soluzione il proliferare di consorzi “alternativi”? Non sarebbe invece meglio fare pulizia una volta per tutte? E perchè poi nuove dop dovrebbero essere un segnale di provincialismo?

  2. gerardo antelmo scrive:

    il commissariamento xké di questo si tratta, nonostante il presidente neghi, ha sospeso le funzioni di vigilanza, tutela e promozione. Il presidente invece di giocare sull’equivoco dica chiaramente se al gs di palermo hanno sequestrato la sua mozzarella 70 e30. Se é vero mi aspetterei le immediate dimissioni. Le analisi di seconda istanza sono formali non sostanziali. Se si dimettesse e se si fosse dimesso a novembre quando hanno sequestrato i campioni non si sarebbe creato il problema. Xké restare a tutti i costi?

  3. Infatti non tocchiamo i consorzi de vino, soprattutto in Campania sennò qua succede il putiferio. In merito all’oggettivo divenire, del consorzio in senso lato, organo di rappresentanza spesso unipersonale, è ormai un fatto appurato e costante nella tradizione italiana (giusto per prenderla alla larga). Qua nessuno tiene le palle per lasciare strada al prossimo, sperano sempre di fotterli anticipatamente con la politica!!

  4. non è che sono in sintonia, sono d’accordissimo:
    -per la questione del vaccino, è un fatto vecchio. pensate che un casaro disse a mio nonno che se si voleva fare la mozzarella soltanto col latte di bufala sarebbe costata il doppio (e parliamo di sessanta anni fa..)!
    -per la questione dei subconsorzi non va bene, meglio parlare di cru, esattamente come si fa col vino

  5. Vincenzo scrive:

    Meno male che che i prelievi per le analisi sono stati fatti nel mese di novembre ,se il ministro o l’ente preposto avesse fatto i prelievi da Giugno a Settembre scommetto che la percentuale invece di 70-30
    sarebbe stata di 50-50.E’ noto a tutti che la produzione di latte sia di bufala che di mucca calla sensibilmente nei mesi estivi. Mi permetto umilmente di suggerire ad Angelo di Costanzo(senza toccare i consorzi del vino)di fare due conti e verificare per alcune aziende vinicole che fatturano miliardi il rappoerto tra ettari posseduti e bottiglie vendute.

  6. @Vincenzo: condivido il suo punto di vista, ma non ho capito perchè la seconda parte del messaggio la rivolge a me, non sono mica un produttore. Tuttalpiù, chiedo, non dovrebbero esserci enti preposti a controllare questo?

  7. nico scrive:

    Zaia ha (finalmente) scoperto l’acqua calda, basta farsi un giro ad Aversa o lungo la provinciale tra battipaglia e Paestum per contare più caseifici che bufale…Slow Food ha torto però, un marchio solo salernitano aiuterebbe non solo a favorire una distinzione “di sapori” (che notoriamente esiste tra i prodotti casertani e quelli pestani) cancellata dal marchio unico e poi aiuterebbe quei negozianti che in tutta italia espongono cartelli del tipo “qui mozzarella di bufala di paestum, non di caserta”. In quanto al caro delegato slowfood, organizzazione che stimo molto, quindi anche la miriade di igt per l’olio extravergine in campania è localismo? Tanto per fare un esempio…
    Che poi il sistema dei consorzi sia da ripianare…beh il caso di castelmagno docet…se si pensa al rapporto tra produttori di qualità e quelli di quantità…il caso della bufala, se confermate le accuse al presidente, farà a breve scuola…A proposito, ma nessuno si era mai insospettito a leggere davanti ai migliori caseifici cartelli del tipo “mozzarella integrale” ovvero 100% bufala? Ovvero come da disciplinare? Boh…?!

  8. daniele scrive:

    Non capisco lo stupore e la solita storia italiana dove controllori e controllati sono lo stessa persona.

  9. [...] Si succedono accuse, repliche, proposte e controrepliche. blog: Luciano Pignattaro wineblog | leggi l'articolo adSense.adfc_channel='3687834014' adSense.forContent('it', 'text', [...]