Napoli, Antica Trattoria–Pizzeria Da Donato, dal 1956 a Porta Nolana

Letture: 1503
da dx papà Vittorio, sua figlia Marilena, il marito Ciro e i figli Francesco e Andrea

di Giulia Cannada Bartoli

Via San Cosmo fuori Porta Nolana 26/28
Tel.081. 287828 fax 081.06009529
trattoria.dadonato@fastwebnet.it

chiuso :lunedì
aperto a pranzo e cena ( 12.00 – 16,00/ 19:00 – 23.00)
carte di credito, bancomat, TRestaurants: si
ferie: tre settimane in agosto
guida osterie Slow Food 2012 – lingue: inglese e francese

Siamo nel cuore di Napoli, a pochi passi da Piazza Mercato, da Corso Garibaldi, dalla stazione centrale, dal Rettifilo e, naturalmente da Porta Nolana.

Piazza Mercato è stata per secoli il centro commerciale e sociale della città, qui non solo, si svolgeva il mercato, ma avevano luogo le condanne a morte di personaggi illustri della storia partenopea. Salendo a ritroso di parecchi secoli, qui fu decapitato nel 1268 Corrado V di Svevia, detto Corradino per la sua giovane età.

Corradino di Svevia a caccia. fonte wiki

Sul luogo dove avvenne l’esecuzione fu edificata una chiesa, l’attuale Santa Croce e Purgatorio al Mercato, dove si trova una delle testimonianze più suggestive del triste evento. Si tratta di una colonna commemorativa in porfido che reca incisa questa frase: “il leone artigliò l’aquilotto ad Astura, gli strappò le piume e lo decapitò”.

la chiesa di Santa Croce e Purgatorio al Mercato

È,  invece nella vicina chiesa di Santa Maria del Carmine che riposano le spoglie di Corradino: qui si ammira il monumento funebre dello sventurato principe, fatto erigere, secoli dopo, da Massimiliano II di Baviera. Al Carmine, in virtù del lascito della madre, vanamente accorsa a Napoli per riscattarlo, viene detta annualmente una messa in suffragio di Corradino di Svevia

la chiesa di Santa Maria del Carmine

La Basilica Santuario del Carmine Maggiore è una delle più grandi e belle basiliche di Napoli. Risale al XIII secolo, è oggi un esempio unico del Barocco napoletano; si erge in piazza del Carmine,  in quella che un tempo formava un tutt’uno con la piazza del Mercato, teatro dei più importanti avvenimenti della storia napoletana. Il popolo napoletano ha l’abitudine di usare l’esclamazione Mamma Bella d’o Carmene, ad indicare l’intimo affetto per la Madonna Bruna, stupore improvviso e, in qualche caso, imprecazione :-)

la Madonna del Carmine festeggiata a Napoli il 16 luglio con l’incendio del campanile

L’altro momento storico che ha segnato la vita di piazza Mercato corrisponde con il periodo della rivolta di Masaniello e della sua morte avvenuta per congiura. Tommaso Aniello d’Amalfi, meglio conosciuto come Masaniello, (Napoli 1620 – 1647)  fu il principale protagonista della rivolta napoletana che vide la popolazione civile della città insorgere contro la pressione fiscale imposta dal governo spagnolo. In questo stesso luogo furono giustiziati  poi i giacobini dopo la soppressione della Repubblica Partenopea, in particolare Eleonora Pimentel de Fonseca.

Masaniello

Piazza Mercato nella prima meta’ del 1600 era diversa da quella di oggi. Non era uno spettacolo piacevole per gli occhi e per il naso. La parte che percorreva il perimetro della piazza, dove erano le botteghe, era ricoperta di pietre del Vesuvio (inselciato). Il resto erano pantani di terriccio e fango. I contemporanei scrissero che addirittura vi gironzolavano liberamente porci ed altri animali che di certo non contribuivano all’abbellimento della piazza. Tutta l’area era un brulicare di bancarelle con esposti ogni tipo di mercanzia.

1600 circa Piazza Mercato

La chiesa del Carmine faceva bella mostra di se’ dominando l’intera piazza, oggi, diversi secoli dopo,  e’ coperta da un edificio in cemento armato, il nefasto palazzo Ottieri, costruito alla fine degli anni ’50 – inizio anni ’60.

l’orribile palazzo Ottieri che ha separato piazza Mercato da Piazza del Carmine

Da qualche decennio, con la nascita del complesso del Cis di Nola, Piazza Mercato, una volta ricca di negozi e grossisti d’ogni genere, ha perso completamente d’importanza. La sera del 5 gennaio la piazza era solita affollarsi per il mercato last minute della Befana, quando tutto, giocattoli e dolciumi, calava di prezzo e si facevano buoni affari; oggi qualcosa è rimasto, ma, non è più come una volta.

Lasciata piazza Mercato e imboccata Via Marina ci dirigiamo verso Corso Garibaldi, dove, quasi all’inizio sul lato sinistro s’intravede Porta Nolana con la Torre, mentre, svoltando a destra ci troviamo in Via San Cosmo Fuori Porta Nolana, la nostra meta low cost.

l’inizio di Via San Cosmo Fuori Porta Nolana, sullo sfondo la Torre e la Porta

Questa via (oggi è visibile solo un dosso) era attraversata dal treno della prima circumvesuviana a vapore che raggiungeva Portici: il primo tratto di ferrovia in Italia. Per questa ragione, da allora, gli abitanti della zona la  chiamano ancora “ ‘o ponte ‘o vapore”. E’ una strada piuttosto degradata, con qualche vecchio negozio, una macelleria con oltre cinquant’anni di storia e, giusto di fronte,  la nostra trattoria – pizzeria da Donato.

Via San Cosmo, tra i palazzi di quella che era la strada attraversata da ‘o ponte ‘o vapore, s’intravede il Vesuvio
Pitone carni qui dagli anni ’60
l’ingresso immancabilmente presidiato da auto e motorini

Il locale è ampio, evocativo, emana calore e storie da ascoltare. Beh, quattro generazioni non sono poche. Comincia nonno Donato Amoroso, poi i suoi figli, tra i quali Vittorio, e oggi Marilena sua figlia, con il marito Ciro Addo e due figli Francesco e il piccolo “terribile” Andrea.

Mergellina 1938, da sx il fratello più piccolo di Vittorio, Paolo ;al centro il padre Donato con il cappello;il primogenito Giuseppe e in braccio al papà, Vittorio, oggi splendido settantacinquenne, ad appena due anni.

A due passi sul Corso Garibaldi, di fronte l’antica Pasticceria Vittorio Carraturo dal 1837, c’èra il deposito di tabacco e di fianco a Donato, la fabbrica del ghiaccio. Inoltre, proprio nello stabile accanto alla trattoria, durante il periodo del servizio militare del primo conflitto mondiale, soggiornò per breve tempo l’uomo che sarebbe diventato Padre Pio.

A pochi passi, i sotterranei della caserma Bianchini erano il ricovero per sfuggire ai bombardamenti.

la caserma Bianchini oggi

Donato, che cominciò come garzone di pizzeria a 13 anni,  ebbe sei figli, cinque maschi ed una femmina, Rosaria, zia di Marilena. Con il tempo e tanta fatica, divenne imprenditore di sé stesso, tanto che i suoi figli, fino all’inizio della seconda guerra mondiale, gestirono tre ristoranti di proprietà, uno nel centro storico, uno alla Torretta (Riviera di Chiaia) ed uno a San Giorgio a Cremano, sempre sotto la supervisione paterna. Qui la tradizione è come l’ossigeno. Dal 1956 agli anni ‘70  il locale di Via San Cosmo va avanti con Donato e Vittorio; alla scomparsa del capostipite Donato, subentra il fratello di Vittorio, Salvatore fino al 2006, anno in cui Marilena – che sin da bambina si aggirava  curiosa tra fuochi e tavoli –  entra a pieno titolo nella gestione della trattoria, insieme al marito Ciro. Dal 1966 al 2003 Mamma Angela, moglie di Vittorio, è stata un caposaldo del ristorante, una figura sempre presente, che tanti clienti ricordano con affetto e stima. Oggi Papà Vittorio, favoloso pizzaiolo,  ha lasciato le “redini”, ma non rinuncia a scendere ogni mattina per rendersi utile.

Da dx Donato Amoroso , un collaboratore, il figlio Giuseppe e Vittorio allora appena quindicenne
Marilena in divisa tricolore

Mi incuriosisce la divisa  tricolore di Marilena, mi spiega che il 150° anniversario non c’entra nulla: in realtà, lei bionda, pelle chiara, occhi azzurri, nessuna cadenza dialettale, perché Mamma Angela aveva vietato alla sua unica figlia femmina di parlare il dialetto, veniva sempre scambiata per straniera; ecco perché dal 2006, quando è arrivata per riportare lustro e splendore al locale di famiglia, per riaffermare la propria italianità e napoletanità,  ha scelto il tricolore :-)

Marilena è regina incontrastata in cucina dove la tradizione è protagonista, a volte amabilmente influenzata da misurati guizzi di fantasia della nostra cuoca. Ciro, il marito, è addetto alla spesa, alla sala e alle “pubbliche relazioni”: conosce i clienti uno per uno e ne ricorda preferenze, gusti, e, persino i tavoli.

una parte della sala

Il menù è giornaliero con dei punti fermi, i fiori all’occhiello della trattoria. Qui si lavora terra e mare con la stessa passione, oltre alle fantastiche pizze oggi preparate da Gennaro. La lista del giorno è recitata a voce da Ciro, il più delle volte i clienti rispondono: “ Ciro fa tu”!

La cucina è ampia e a vista, il forno per le pizze è multifunzionale, Marilena lo adopera per molti piatti.

Marilena alle prese con la frittura di alici freschissime et…
… voilà, eccovi il coppetiello, a tavola o street food:)

Torniamo al menù, uno dei punti forti è l’antipasto fantasia della casa, composto da vari classici e diverse variazioni sul tema giornaliere, secondo quello che passa per la testa della nostra cuoca. Le parmigiane la fanno da padrone: quella di melanzane è ottima, ma ci sono anche quella di patate, zucchine con pesto di basilico e rucola, finocchi e carciofi. Tutte cotte nel forno a legna nelle vecchie pirofile di mammà. Anche la pizza divisa a spicchi tra colleghi o amici fa spesso da antipasto.

ecco una parte dell’antipasto fantasia , in senso orario: parmigiana di zucchine, di carcifi, involtino di melanzane in bianco, parmigiana di patate appena rosata, la parmigiana cult di melanzane, quella di finocchi e cavoli al gratin; al centro bruschetta di finocchi stufati al forno. E che volete di più dalla vita?:)
la parmigiana di patate cotta all’ingresso del forno per evitare che si asciughi troppo. Il forno è acceso 24 ore su 24 non si spegne mai

La lista dei primi piatti è enciclopedica: tutto, tranne i sughi della tradizione, è preparato al momento, per questo motivo, le minestre di legumi, la pasta e patate con provola e la pasta e zucca si servono su prenotazione; a Marilena non piace servire minestre eccessivamente “arrepusate”, ovvero in stato comatoso, magari due, tre ore dopo dalla preparazione :-)

I classici: ragù, genovese, lardiata, scarpariello, puttanesca, guanciale e pomodorini del Vesuvio, Manfredi con ragù e ricotta.

linguine allo scarpariello, porzioni abnormi, pasta tra le migliori sul mercato
Dietro mia insistenza piccolo assaggio di mezzanelli guanciale e pomodorini

Sul lato mare prevale il classico, con un piatto a sorpresa tra i più richiesti dai clienti; prima il classico, le linguine allo scoglio,

linguine allo scoglio coreografiche, Marilena ci tiene alla presentazione del piatto

poi la sorpresa: spaghetti cozze e parmigiano, sì parmigiano, all’inizio ho storto un po’ il naso, ma, provare per credere :-)

spaghetti cozze e parmigiano, a me sono piaciuti

Oops! Imperdonabile dimenticanza tra i classici di terra:…

… il mitico gattò di patate cotto nel forno a legna!

E poi il piatto in omaggio a Nonna Francesca, “ ‘e vruoccoli ‘a puveriell’”: in tempi di guerra non si buttava niente, si utilizzavano anche gli scarti dei broccoli, lessati, lavorati con pane raffermo, molto peperoncino, aglio e sugna. Uno spettacolo. Oggi magari Marilena non usa più gli scarti, ma il piatto è una delizia per il palato e per la memoria. La cuoca non ha un ricettario, dovunque nei mobili in cucina ci sono vecchi quaderni ed agende di mamma Angela e nonna Francesca, ai quali Marilena attinge con qualche libera interpretazione.Il paneee! La mia fissazione, eccolo qui, da forno a legna top secret della zona, profumato, di uno splendido colore… sì lo so, mi ripeto: a Napoli il pane è una pietanza, fondamentale per la scarpetta, buonissimo caldo, a prima fame.

parla da solo…

Andiamo sui secondi, anche se, dopo antipasto e primo piatto, potreste mangiare il giorno dopoJ

La carne arriva dal macellaio di fronte o, per tagli speciali, da altro fornitore di fiducia. L’elenco è quello della tradizione: carni della genovese e del ragù( muscolo, gallinella di maiale, tracchie, salsiccia, cotica e nervi), scaloppine in varie maniere, polpette al sugo  e poi la Cotoletta alla Donato: fritta, con provola, prosciutto, funghi o melanzane, un po’ di noce moscata, una spruzzata di vino bianco e ripassata nel forno a legna. In percentuale il locale lavora per il 70% come trattoria e per  il resto come pizzeria. I secondi di mare variano secondo il pescato: spigole ed orate di mare al forno, alla brace o, all’acqua pazza, polipetti alla luciana, gamberoni alla griglia, ‘mpepata di cozze, calamari ripieni di provola e salame o, scarola e provola.

purpetielli alla luciana immortalati in cucina
gamberoni alla griglia
spigola all’acqua pazza

Il banco dei contorni è a vista davanti la cucina. Melanzane a funghetti, friarielli, finocchi, peperoni, insalate, cavoli al gratin e quant’altro arriva dal fruttaiolo quel giorno.

i contorni del giorno

La mise en place è semplice e curata: tovaglie a quadroni in tessuto, inclusi i tovaglioli, piatti bianchi, bicchieri da trattoria, su richiesta vini imbottigliati e bicchieri professionali. Niente servizio da asporto per il cucinato, solo per le pizze. Le materie prime , ho constatato, sono tutte eccellenti, latticini di Agerola, anche sulla pizza, pomodorini del Vesuvio, olio extravergine di buona marca, frutta e verdura fresche della zona. Marilena cucina con amore, mette il massimo impegno anche in uno spaghetto al pomodoro, del resto basta guardarla mentre racconta di cibo, le brillano gli occhi e la parlantina corre, impossibile fermarla :-)

Marilena e il marito Ciro: inseparabili
vino da trattoria , arriva da Castellammare, discreto
la spesa di frutta appena arrivata
scelta di etichette regionali e non

La clientela è per lo più abituale ad ora di pranzo, impiegati delle Ferrovie e della Circumvesuviana, professionisti, molti turisti non impacchettati in autobus a fermate blindate, e poi vecchi amici e coppie della zona con i quali don Vittorio ama chiacchierare tra una scorsa al giornale e il pranzo con il nipotino Andrea.

nonno e nipote a pranzo

Il locale  è pieno zeppo di vecchi ricordi, oggetti usati in cucina per anni e oggi “relegati” ad ornamenti:

la sala prima dell’ora di punta
la bilancia di Nonna Francesca
l’oliera di nonna Francesca
le padelle per soffriggere i friarielli
il misurino d’olio ed il pentolino per scaldare il latte di Mamma Angela
dulcis in fundo: il mitico scalda pizze a brace di Nonno Donato per il trasporto a domicilio

L’atmosfera è rilassata, qui nessuno va di fretta, l’ora di pranzo è sacra, come la chiacchiera a tavola, non si ordina mai tutto insieme, l’appetito vien mangiando, magari si parte con una piccola cosa e poi ci si lascia coccolare molto volentieri dal “ Ciro fa tu”.

Oh. Dopo tutte queste belle cose c’è da parlar di prezzi. Il pantagruelico antipasto costa 14,00 euro, il coppetiello di alici 3,00 euro, il gattò di patate 6,00 euro. I primi partono da 5,00 a 14,00 euro per gli spaghetti allo scoglio; trippa alla romana 5,00 euro; gigantesca ‘mpepata di cozze  8,00 euro; spaghetti cozze e parmigiano 8,00 euro;contorni 3,00 euro;polipetti alla luciana 7,00 euro;cotoletta alla Donato, una bomba calorica, 10, 00 euro; dolci tra 3,00 e 4,00 euro; 3,50 il vino della casa; 7,50 la bottiglia di marca da 375. L’ultimo euro va per lo squisito e bollente caffè, rigorosamente in vetro, che più napoletano non si puòJ Insomma a conti fatti, a meno che non abbiate il verme solitario, con 20,00 euro tornerete a casa sazi e felici di aver scoperto un luogo che non è una semplice trattoria, è come casa propria con mammà dietro i fornelli, serviti e coccolati e, se volete di più, c’è anche il carrello degli amari e dei dolci fatti da un laboratorio, naturalmente  artigianale.

un bel dito di schiuma per il caffè con le tre c…

 

un angolo del carrello dei dolci

10 commenti

  • aldo improta

    (30 novembre 2011 - 16:56)

    Tappa obbigata per chi è solito servirsi della Circum. Bella osteria, grandi persone gentili ed oneste ed ottimo cibo. Raccomandabilissimo.

  • carmine

    (30 novembre 2011 - 17:17)

    signora Giulia, complimentissimi per questa nuova presentazione, veramente a Napoli c’è da rimanere senza parole. Solo chi può capire intravede quanta ricchezza umana e amore riflettono questi locali, a parte poi la ricchezza dietro ogni piatto presentato, un inno alla tavola.

  • Da Donato

    (30 novembre 2011 - 17:32)

    Grazie Giulia! E’ un articolo bellissimo che solo una giornalista brava e una donna sensibile come te, poteva scrivere. Hai saputo cogliere tutte le sfumature, anche le più sbiadite, della nostra passione per la trattoria. Colgo l’occasione per dedicare questo articolo a mia madre Angela e mio nonno Donato che non ci sono più, ma che sicuramente sarebbero stati orgogliosi di me, inoltre lo dedico a mio padre Vittorio a mio zio Salvatore e soprattutto lo dedico a tre elementi fondamentali della mia vita: a mio marito Ciro anello fondamentale e prezioso della conduzione della trattoria, sempre paziente, soprattutto con me che sono insopportabile mentre lavoro e che pero’ senza di lui non ce la potrei proprio fare, ai miei figli Francesco e Andrea che condividono con noi i nostri sacrifici privandosi della presenza fisica dei loro genitori impegnati costantemente alla trattoria per far si che un giorno i nostri sogni siano le loro realtà. Lavoro con passione e oggi grazie a te Giulia posso sentirmi più felice e ripagata dei miei sacrifici e far sapere a tutti che se questo mi e’ permesso e’ perché ho un marito fantastico e dei figli eccezionali e quidi gli grido a voce alta : vi amo e senza di voi io non ce la farei grazie!

    • Mario Stingone

      (30 novembre 2011 - 21:18)

      Per farvi essere ancora più felici volevo avvisarvi che siete presenti nelle Osterie d” Italia 2012 di Slow food Sussidiario del mangiar bene all’italiana . www. slowfood.i t

  • Tessa Gargiulo

    (30 novembre 2011 - 17:55)

    Che bel commento! L’autrice deve essere la signora in tricolore nella foto. Questo veramente la dice lunga sul perchè si raggiungono certi risultatati. Si legge, passione, dedizione ed amore per il proprio lavoro. Non sono mai stata in questa trattoria. ma ci andrò senz’altro per avere la piena conferma delle sensazioni che mi provengono dalla lettura sia dell’articolo che del commento di Donato.

  • ennio liguori

    (30 novembre 2011 - 19:25)

    Un’altro centro Giulia. Conosco il posto che frequento purtroppo saltuariamente, abito da tutt’altra parte e quando quando ci vado è proprio per scelta. La tua descrizione è del tutto conforme alla realtà vera della trattoria.

  • angela liccardi

    (30 novembre 2011 - 19:48)

    Era da un bel po’ che mancavo dal sito. Mi sono persa un sacco di trattorie e di altri articoli.m Il mio commento di oggi vale anche per le trattorie che mi sono persa, in particolare mi ha colpito la pescheria/trattoria vicino a Piazza Della Borsa e questa. Come al solito tanti complimenti alla giornalista. Non scrive solo di cibo ma riesce a descriverci lo spirito e l’anima dei vari titolari. Credo che questo sia veramente molto bello e soprattutto insolito per un critico enogastronomico.

  • pippo

    (30 novembre 2011 - 22:48)

    ERA ORA!!!!!!!!!!!!……………che che questa bella trattoria uscisse fuori e sopratutto vista dagli addetti ai lavori.
    questi articoli servono molto per far conoscere il bel paorama gastronomico napoletano…………..brava GIULIA.

  • MARIA PAOLINO

    (1 dicembre 2011 - 00:14)

    DALLA TRATTORIA DA DONATO CI VADO DA QUANDO ERO UNA BAMBINA AI TEMPI QUANDO IL MIO PAPà LAVORAVA NELLA MACELLERIA DI FRONTE ANKE LUI ERA UN LORO CLIENTE.CI VADO ANKORA TUTT’ OGGI PKè SI MANGIA BENISSIMO,. POI OLTRE AD ESSERE AMICI SONO PERSONE TANTO SPECIALI TI FANNO SENTIRE COME IN FAMIGLIA E LA LORO OSPITALITà è UNICA .ANDATE!ANDATE!ANDATE!MARILENA CUCINA DIVINAMENTE!PROVARE X CREDERE.

  • Luca Miraglia

    (1 dicembre 2011 - 08:35)

    Carissima Giulia, ancora una volta riesci, anche grazie ad una cassa di risonanza importante come questo blog, a mostrare un volto positivo di questa città, volto che non è lo stereotipo di “pizza e mandolino” ma è frutto di passione e duro lavoro in un settore che più di altri risente gli effetti della crisi economica.
    Tutte le “gouaches” che stai presentando costituiscono la spina dorsale, spesso bistrattata ed a volte perfino negata, di Partenope, capitale del gusto e, non dimentichiamolo, di una civiltà antica e nobilissima.

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