Napoli, il rosato degli Astroni

Letture: 60

Lo tsunami di cemento a Pianura ha trovato finalmente argine solo tra le vigne di piedirosso e falanghina fortunate a crescere sul suolo vulcanico degli Astroni nei Campi Flegrei: le costruzioni selvagge capaci di decuplicare in quindici anni i residenti del quartiere rendono adesso ancora più preziose le tracce di agricoltura di qualità, prima comuni a tutto il territorio, presidiato da oltre un secolo dalle famiglie Martusciello e Varchetta. Questa grande tradizione di vinificazione si è trasformata, aggiornata, adesso è davvero un fiorire di aziende con prodotti tipici e soprattutto orientate in maniera quasi ideologica, senza compromessi con uve internazionali, sui due vitigni tipici di Napoli, la falanghina e il piedirosso, appunto. Il giovane Gerardo Vernazzaro ha studiato a Udine e adesso lavora in famiglia nella Cantina Astroni, siamo nel comune di Napoli per intenderci, proprio sul bordo del cratere, regalando bottiglie di pregio e tipiche, come il Falangos 2006 base vincitore dell’ultimo concorso dell’Associazione EnoHobby presieduta da Lia Ferretti sul rapporto tra qualità e prezzo. Ma non de te fabula narratur, protagonista di questa rubrica è invece il Lacryma Christi rosato 2006 da uve aglianico, sciascinoso e piedirosso con una macerazione leggera dai ricchi ed esplosivi profumi floreali e di lampone al naso, freschezza e buona struttura in bocca, già perfettamente in equilibrio nonostante sia imbottigliato da poche settimane. Il ritorno del rosato non è più ormai una moda intellettuale, gli appassionati lo inseguono, come è accaduto il 23 maggio in rete dove era il tema della sesta tornata del Vino dei Blogger presieduta da Giampiero Nadali (www.aristide.biz). Di fronte all’aumento della temperatura e all’alleggerimento della cucina nell’alta ristorazione, è ormai sempre più difficile fare i conti con i rossi muscolosi e popputi degli anni passati. Il Lacryma rosato di Gerardo ha dalla sua senza dubbio la poliedricità di abbinamento e, al tempo stesso, la capacità di coinvolgere anche coloro i quali non sono esperti bevitori giacché si sa come sia questa la caratteristica più importante di questa tipologia. Lo beviamo allora sicuramente sulla cucina di mare, come la zuppa di vongole preparata da Bobò a Pozzuoli, ma anche sulla frittura all’italiana o come aperitivo, ancora in barca durante un giro scanzonato sulla Terra delle Sirene, magari sulla magica riscoperta del gateau di patata proposta come novità da 2007 da Don Alfonso a Sant’Agata. Oppure, più semplicemente, nella azienda ormai completamente ristrutturata con wine bar e sala degustazione dopo la gita nel parco alla Cantina Astroni.