Napoli, L’altro Coco Loco e il profumo dei magici anni ’90

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Diego Nuzzo

Vicoletto Cappella Vecchia, 4/5
Tel. 081.7641722
Aperto la sera e domenica a pranzo. Il sabato anche a pranzo d’inverno

Avevamo fatto una fugace capatina molti anni fa a Largo Rodinò, quasi di fronte allo storico bar Cimmino, dove Diego Nuzzo è partito insieme al fratello nel 1995. Bell’angolo di Chija recuperato e sottratto alle auto da cui però il nostro parte-nopeo e parte-vichingo è scappato dopo essere stato circondato da pub sorvolabili.

L’altro loco, il tavolo in cantina

A partire dal 2005 si è trasferito a vicoletto Cappella Vecchia, non lontano dal mitico Vinarium che ha iniziato a mescere vini di qualità sin dal 1990, tra i primi a Napoli. Per un po’ di tempo Diego si è diviso tra i due locali, poi il salto deciso verso una ristorazione più attenta rinunciando ai numeri del pranzo a 15 euro per raccogliere qualche soddisfazione.

L’altro loco, i pani

Come spesso capita, ciò che è vicino, pensate, c’è anche l’Ordine dei Giornalisti in quel vicolo, si finisce per dare per acquisito e così ci è voluto l’esprit di Gino Sorbillo a spingermi per una serata.
Nella quale ho capito che: chi ha conquistato il brand negli anni precedenti la crisi e ha lavorato seriamente guadagna magari di meno ma continua a lavorare bene perché la gente non ha rinunciato a vivere. Secondo, gli anni ’90 vivono e lottano insieme a noi.

L’altro loco, la genovese classica

Ora lo confesso, quel decennio è stato sicuramente importante per il vino italiano, ma ha risentito troppo dell’accento sulla forma piuttosto che sulla sostanza e in quel paese in cui anche la sinistra è diventata berlusconizzata è nata l’idea del convincimento più che della condivisione, del guadagno facile da lotteria più che impegnativocostruire delle generazioni che ci hanno preceduto negli anni ’50 e ’60. Si sono affacciate le prime generazioni precarie elegantemente giustificate con la flessibilità per negare i diritti. Inoltre era un decennio in cui la Campania del vino non esisteva quasi, prevaleva un gusto morbido, dolce, immediato, poco longevo, in linea con il carattere speculativo del periodo.

L’altro loco, spaghettone con vongole

Ma di quel periodo è positiva la curiosità, l’apertura al buono e al bello di altri territorio, la voglia di vivere e di riconoscere il giusti reddito a chi lavora seriamente, la mascita di un circuito nazionale del bere e del mangiare grazie alle guide. Inoltre, diciamo la verità, gli ultimi anni non sono passati invano e nella carta di Diego oggi dominano molti bianchi campani, sicuramente i migliori d’Italia in questo momento e buoni rossi come il Taurasi Magnum di Luigi Moio.

L’altro loco, il bancone

Il locale è bello, intimo, essenziale, luminoso, con un bel bancone di appoggio, una saletta per le cenette in cantina di quelle serie, l’offerta è collaudata e varia, modaiola nei buoni crudi e nelle carni straniere che a Napoli funzionano sempre molto bene, la cucina è di sapore, moderna e ben centrata, sempre voltata sulla freschezza, l’acidità, ben lontana dalla morbidezza, filologicamente ossessiva poi nei piatti classici come la genovese dove c’è strutto, il vero grasso usato a Napoli prima dell’olio d’oliva degli ultimi trent’anni.

L’altro loco, polpo arrostito con patate e funghi

In tal modo il menu ruota a 360 gradi, è capace di catturare il nostalgico e il tradizionalista (a Napoli è sempre diffusa la battuta per la quale il miglior ragù al mondo lo la mamma) sia chi cerca qualcosa di diverso per passare la sera giusta. E il pubblico ha seguito questa impostazione non ideologica ma attenta alle materie prime, easy nel servizio non rigido ma professionale.

L’altro loco, vongole arrostite

Noi non amiamo la carne se non quella di prossimità e perfettamente tracciabile e abbiamo scelta la linea mare satando i crudi che non sono cucina, nella quale la materia prima è di assoluto valore. A cominciare dai frutti di mare, le vongole desaporizzate da normative europee rivivono grazie alla buona cottura e al sapiente uso dell’emulsione di olio e sapore per cui alla freschezza subentra un leggero sottofondo fumé oltre che ciò che resta dell’acqua salata regalando un piatti di grande intensità.

L’altro loco, baccalà fritto e verdura

Buone le combinazioni di orto mare, i totani con le zucchine, il polpo con le patate, il baccalà fritto e la verdura, tipiche della tradizione napoletane ma alleggerite nelle prsentazioni e nelle tecniche di cottura.

L’altro loco, calamari con zucchine e ortaggi

 

L’altro loco, la mise en place

Il dessert ci riporta alla tradizione napoletana e meridionale, decisamente dolci senza mediazione. Ben eseguiti e impegnativi.

L’altro loco, graffe napoletane

 

L’altro loco, i dolci

In sostanza un locale dove trascorrere una buona serata. Uno dei pochi ristoranti di cosiddetta fascia media che non mostrano di soffrire la crisi: lo abbiamo trovato pieno come un uovo in un martedì nel quale si giocava una delle tante partite che tengono gli uomini incollati allo schermo di casa e le donne libere.

Diego Nuzzo e Gino Sorbillo

Si pagherà sui 60 euro, un livello medio, appunto, per Napoli. Ma dipende cosa si beve: potrete spaziare dalle buone birre artigianali campane a 15 euro e italiane ai grandi francesi a 4000. I ricarichi sono professionali, non esagerati, frutto di una cantina costruita negli anni, non improvvisata, e appassionata.
Mancano i vini di Napoli, del Vesuvio e dei Campi Flegrei, ma sennò che anni ’90 sarebbero?:-)

Fiano di Avellino Clelia Romano, Turandea 2008 e birra Karma