Napoli, Mangi e Bevi. Dal 1965 nel “Seggio” di Porto

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i titolari Luigi e Daniela Grasso eredi di una tradizione da non perdere

Via Sedile di Porto, 92
Tel. 081.5529546
Aperto solo a pranzo dalle 12 alle 15,30
Chiuso il sabato e la domenica

L’ordinamento amministrativo in vigore a Napoli dalla fine del 1200 fino alla proclamazione della Repubblica del 1799 si fondava sul Tribunale di San Lorenzo e sull’organizzazione della città in Sedili. I Sedili erano nati in epoca medioevale come punto di aggregazione delle famiglie nobili che, per discutere e trattare di affari sia privati che pubblici, si riunivano in appositi luoghi ai quadrivi delle strade. Ogni Sedile aveva un proprio stemma: Capuana un cavallo frenato in campo azzurro, (qualche fantasiosa tesi attribuisce a questo stemma l’origine di quello del Napoli Calcio), Forcella uno scudo rosso e oro con una forca scorciata ad ipsilon, Montagna tre monti verdi in campo argento, Nilo un cavallo sfrenato in campo oro, Portanova una porta d’oro in campo azzurro, Il Sedile del Popolo una P maiuscola metà oro e metà rossa.  Porto aveva come stemma Orione con un pugnale nella mano destra e la sua sede era proprio tra via Mezzocannone e via Sedile di Porto.

Napoli, Piazza San Gaetano gli Stemmi dei Sedili più importanti

Oggi le cose sono cambiate, la toponomastica è più o meno uguale, le tradizioni resistono a fatica, annullate dalla globalizzazione, è sempre più difficile distinguere i tratti della Napoli vera, quella che sta scomparendo sotto i nostri occhi e che sopravvive nei ricordi e nei racconti.

Piazza Bovio negli anni '50 ( Via Sedile di Porto è alle spalle)
Piazza Bovio oggi, il prezzo della modernità.

Qualche baluardo però resiste ancora. Al numero 92 di Via Sedile di Porto, si entra da Mangi e Bevi, insegna di ceramica all’esterno, due semplici salette in legno divise da un arco, in fondo la cucina e si pensa  “ ok, la solita finta trattoria reinventata dove ti fregano una cifra”.

l' ingresso oggi

Invece no: Luigi Grasso e sua moglie Daniela hanno ereditato questo posto da Salvatore, papà di Luigi, che nel 1965 lo rilevò per farne una cantina con mescita, dove si beveva accompagnando il vino con uova sode e taralli, le due grandi botti, sono ancora nel locale e custodiscono le mezze bottiglie e il litro di bianco o di rosso di Solopaca. Qualche anno dopo l’insegna diventa “ Vini e Oli – Cibi Cotti”, in cucina Mamma Maddalena preparava qualche piatto caldo, paste con i legumi, alici fritte, la zuppa di soffritto e la genovese.

l'inaugurazione nel 1965

Salvatore e Maddalena vanno avanti con l’aiuto di Luigi e Daniela fino agli anni ’90, regole fisse: rispetto per la tradizione, ottime materie prime e prezzi popolari. Alla morte di Salvatore, Luigi passa al timone senza nessuna deviazione rispetto alla rotta tracciata dai genitori. Mamma Maddalena oggi ha 75 anni e spesso il pomeriggio scende in trattoria per dare una piccola mano e dispensare qualche prezioso consiglio. Ai fornelli ora c’è Daniela, la moglie di Luigi, occhi da scugnizza color azzurro mare e sviscerata passione per la cucina come Nonna Maddalena.

Natale fine anni '60 Maddalena e Salvatore con i bambini

Il locale può ospitare circa sessanta persone, non ci sono tavoli piccoli, sono tutti da sei – otto posti. La ragione è presto detta, qui non siamo in un ristorante chic, il tavolo non si sceglie, ci si siede dove c’è posto, anche di fianco a sconosciuti, senza alcun problema.  Studenti, professori, avvocati, operai, turisti mangiano allo stesso tavolo come nelle osterie del secolo scorso, le antenate degli alberghi e delle pensioni di oggi, prendevano nome, di solito dalle insegne che esponevano, un angelo, un leone, un’aquila, una corona, due spade, spesso unite ad una frasca. Dalla frasca appesa fuori la porta dell’osteria deriva un saggio proverbio napoletano “ Levammo ‘a frasca ‘a mieze”, ( togliamo la frasca di mezzo): dal momento che la frasca appesa era segnale di disponibilità di cibo e posto per dormire, quando veniva tolta, i viandanti non si fermavano, vale a dire, togliamo di mezzo la ragione del contendere:)

A proposito di turisti, il locale è finito anche sul prestigioso quotidiano londinese “The Indipendent” di un paio d’anni fa: “For a real “Napoli” experience, head to Trattoria Mangia e Bevi at Via Sedile di Porto 92, in the university district of Naples. Sitting on communal tables amongst students and locals, let your new-found friends help you translate the set menu and jot down your choices on a pad for the waiter. The first course will include an industrial portion of pasta, while the second course will be a hearty meat-based dish, such as spicy beef with potatoes and peas. Try the peperoncino-spiked friarielli (local broccoli) and enjoy the crunchy casareccio bread. All this for about € 5,00”.

Tornando ad oggi, il nome Vini e Oli, Cibi Cotti è stato modificato dal 1990 in Mangi e Bevi, ma non lo hanno cambiato Luigi e Daniela, bensì gli amici e clienti notai ai quali si affidarono per la voltura societaria, il notaio gli disse “ti ho dato un nome, se ti piace, se no lo cambiamo”. Arrivo verso le 12, l’atmosfera è ancora tranquilla, ne approfitto per curiosare in cucina e chiedere notizie sulla provenienza delle materie prime che mi sembrano bellissime. Il pane arriva da due forni storici, Amodio ai Tribunali e Rescigno in Via Forìa. Per le verdure, Luigi va al Mercato di Mugnano nella periferia orientale di Napoli. La carne, prevalente nel menù, arriva da una nota macelleria della zona, il pesce dal mercato di Porta Nolana che parte da via Diomede Carafa e che tutti i napoletani identificano come “‘ncopp’e mmura”, uno spettacolo da non perdere, in particolare, la notte del 23 e 24 dicembre, quando le vasche si trasformano in vere e proprie piscine azzurre dove guizzano e si arrotolano i capitoni.

il mercato del pesce di Porta Nolana "ncopp 'e 'mmura"

Pranzare da Mangi e Bevi non è solo una questione di soddisfazione del gusto, ma, un’esperienza socio-culturale della quale i clienti abituali, anche i più colti, forse non si rendono più conto, si sentono a casa. All’ingresso su una piccola credenza ci sono le fotocopie del menù del giorno, foglietti di carta e penne in quantità. Rapidamente, spesso ancor prima di sedersi, si scribacchia l’ordinazione da soli e si consegna a qualcuno dei ragazzi di sala, tutti parte della famiglia. Ogni giorno il menù conta circa cinque primi piatti, una decina di secondi e altrettanti contorni. Dalla cucina arrivano i classici e puliti odori di casa:. sugo al pomodoro, polpette, peperoni, patate al forno. In un angolo Mariano, uno dei nipoti, è l’addetto al pane, lo taglia con una velocità spaventosa a fette spesse come piace ai napoletani.

Mariano, l'addetto al pane

I primi sono sempre i classici della cucina napoletana casalinga e di tradizione, quasi tutti di terra e serviti in pantagrueliche porzioni: le paste con i legumi, pasta e patate, pasta e zucca, pasta e zucchine, gli gnocchi alla sorrentina, le orecchiette alla contadina con melanzane, peperoni, piselli e fiordilatte, il ragù, la genovese, i mitici spaghetti con il soffritto e ancora pasta al forno, lasagna a carnevale e gattò di patate.

le orecchiette,pomodorino, melanzane, piselli e provola

La scelta del secondo piatto è più orientata verso la carne e i latticini: costatella di maiale alla griglia, salsicce, spiedini, involtini di tacchino con patate, polpette al sugo, provola alla griglia o al sugo. Sul lato mare: alicelle fritte e baccalà freschi freschi da Porta Nolana.

Costatella di maiale alla griglia

Immancabili i piatti unici napoletani: la parmigiana di melanzane, la frittura di crocchè di patate, panzarotti e arancini, la trippa in tutte le salse. Smisurata la lista dei contorni, anche qui porzioni luculliane, patate al forno, fritte, purea di patate, fagiolini con pomodorini del piennolo, friarielli a regola d’arte (senza preventivo bollo), broccoli baresi, carciofi alla giudea, peperoni in padella, freschissime insalate super miste.

carciofi all agiudea, parmigiana di melanzane e friarielli

Il servizio, sebbene spartano, tiene conto delle buone regole, arrivano due forchette per il cambio piatto, purtroppo bicchieri in plastica ( non si può avere tutto dalla vita), i ragazzi sono solleciti, spiritosi e cordiali al punto giusto, in cucina si muore dal ridere. Dalle 13 alle 15, 30 regna il caos, sala super affollata, fila all’esterno, ma la squadra Mangi e Bevi se la cava alla grande.

la squadra - famiglia: Sasy, Manuele, Genny,, Mariano, Daniela la chef e Olga

Il conto si paga alla cassa da Luigi…

arriva il conto...

primo, secondo, contorno, pane, acqua, vino o birra…€…7,00! Non ve l’aspettavate eh? In cambio, no dessert, no coffee, per quelli vi toccherà accontentarvi di un qualsiasi bar in piazza Bovio oppure, camminando un po’ su per via Mezzocannone, andare a godervi una sosta  golosa sosta dal glorioso Scaturchio finalmente restituito alla città.

Qui la scheda del 2007 , incorniciata in bella vista nel locale di Luigi e Daniela, il tempo si è fermato :)

Di Giulia Cannada Bartoli




14 commenti

  • Cristiano

    (3 dicembre 2010 - 12:13)

    Bell’artcolo. Molto interessante. Conosco questo posto e confermo che sono tutte persone simpaticissime, disponibili e che con pochi euro fanno mangiare benissimo i loro clienti. Andateci, ve lo consiglio. Viva la buona cucina napoletana! abbasso Mcdonald’s e Kebab!! :)

  • […] Via Sedile di Porto, 92 Tel. 081.5529546 Aperto solo a pranzo dalle 12 alle 15,30 Chiuso il sabato e la domenica L’ordinamento amministrativo in vigore a Napoli dalla fine del 1200 fino alla proclamazione della Repubblica del 1799 si … Leggi la notizia alla fonte » […]

  • Roberto

    (3 dicembre 2010 - 14:16)

    Grande Giulia,
    il saperti a passeggio per la Nostra Città è una sicurezza,
    quella che ci presenti di volta in volta rappresenta la vera ristorazione Partenopea,
    no turisti, no fronzoli, no belletti, no mode.
    La Cucina Napoletana non ha bisogno di rinterpretazioni,
    come “Filumena Marturano” non ha bisogno di essere tradotta in Italiano.
    Grazie Vulcanica Piccola Grande Donna

  • Mario Stingone

    (3 dicembre 2010 - 14:36)

    Grande Giulia bello pure questa recensione . Una curiosità: i carciofi in foto non sembrano cucinati alla giudea.

  • carlo gallo

    (3 dicembre 2010 - 15:02)

    Ci andavamo quasi tutti i giorni anni fa. Eravamo impegnati nella pitturazione di una nave. In sei, mangiando BENE di tutto, non si spendevano più di 30-40 euro. Interessante poi la storia dei quartieri chiamati sedili, con i relativi gonfaloni. Mi creda sig.ra Giulia, è estremamente piacevole leggere di cucina e trovare poi un pizzico di storia della splendida Napoli. Le porgo i saluti del nostro gruppo, antonio, salvatore, Pasquale, Gilberto, Massimo ed io.

  • Romualdo Scotto di Carlo

    (3 dicembre 2010 - 16:09)

    Carlo ha assolutamente ragione, questo viaggio di Giulia nella Napoli più autentica, che prende a pretesto le trattorie, è davvero molto piacevole da leggere.

    Da “Mangi e Bevi” sono state poche volte ma concordo perfettamente con la descrizione fattane; cari amici da anni ci pranzano tutti i giorni, con piena soddisfazione!

  • giulia

    (3 dicembre 2010 - 16:12)

    MARIO… sembrava anche a me, in realtà hanno un pò esagerato nel trattamento dei carciofi prima della cottura, troppo chiari… ma il sapore è giudeo autentico:)

  • claudio nannini

    (3 dicembre 2010 - 16:36)

    mi riallaccio al commento di Roberto: la cucina napoletana è questa: vera, semplice, piena di sapori, colori, odori. Ho provato” due interpretazioni” di grandi chef: la pastiera liquida e la caprese nel bicchiere….che dire, con buona pace di coloro che incensano questi personaggi ,NON C’E’ STORIA. Con la differenza che una sola di queste interpretazioni costa il doppio di un intero pasto qui da Mangi e Bevi.
    Complimenti giù, per la descrizione dei piatti, le foto e riferimenti alla storia di certi quartieri.

  • giulia

    (3 dicembre 2010 - 17:13)

    questa rubrica non si contrappone all’alta ristorazione camana e italiana che apprezzo moltissimo, è semplicemente espressione del bisogno di raccogliere testimonianze e pezzi di storia che stiamo perdendo:)

  • marco contursi

    (4 dicembre 2010 - 01:22)

    7 euro compresa la birra?mamma mia….nemmeno io osavo sperare tanto :-)))))))))))))))))))))))))))

  • enrico malgi

    (4 dicembre 2010 - 18:24)

    Scusa Marco, rubo un pochino di tempo, perché sto a Gallarate: hai notizie di quel furfante di Lello? Fammi sapere. Abbracci.

    • Lello Tornatore

      (4 dicembre 2010 - 22:02)

      Eccomi qua!!! Mentre tu te ne vai in giro per l’Italia a fare il testimonial del Cilento, io lavoro…
      abbiamo appena terminato il laboratorio Slow-red (coda della presentazione della guida Slowine) qui in Irpina, da me con Big Luciano e Mauretto Erro…bella manifestazione ricca di ottimi vini, bellissime persone, bravi produttori, bravi enologi e tanti appassionati…ma tu non c’eri!!! ;-))

  • marco contursi

    (4 dicembre 2010 - 19:53)

    Caro Enrico non ho notizie recentissime di Lello,faccio un giro di telefonate a Poggioreale,Rebibbia e Badu ‘e Carros e vedo se l’hanno ospite lì……. :-))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))

  • cicolone

    (9 marzo 2011 - 18:39)

    abbito vicino a mangia e bevi e non ho mai sentito qualcuno che ne parlassi male e veramente un posto speciale e si mangia veramente senza lasciar parola ed al arrivo del conto non ve ne arcoggerete nemeno con 7,00 primo ,secondo,pane vino acqua e coperto se non credete andateci e costatate ok

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