Napoli, pizzeria Salvatore alla Riviera di Chiaia

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La margherita di Salvatore alla Riviera (Foto m.p.)

di Monica Piscitelli

Ci sono zone di Napoli che per i suoi abitanti hanno il potere di infondere la felicità, luoghi che fanno venir voglia di riscoprirsi camminatori e romantici. Tra questi la Riviera di Chiaia, completamente proiettata sul mare del Golfo dal quale è separata dalla sola Via Caracciolo e dalla Villa Comunale.

i fratelli Iossa posano vicino al forno foto m.p.

Sono pochi quelli che a Napoli non hanno ceduto almeno una volta nella vita alla tentazione dello jogging da queste parti, mentre “la passeggiata” è un vero classico.
Di fronte alla cartolina con il vulcano, con il suo piede a bagno, e il Castel dell’Ovo che si spugna a mare da sopra gli scogli a un passo dalla terraferma, le coppie si ritrovano magicamente mano nella mano. I bambini corrono in bicicletta o in un’automobilina a pedali a noleggio tra le aiuole del Parco della Villa Comunale e sull’ampio marciapiede dal quale ci si può tuffare in mare.

Salvatore alla Riviera in una foto della fine degli anni Sessanta

Su questa striscia di terra sottratta al mare, si affacciano innumerevoli locali, alcuni dei quali di vecchia fondazione

la sala del piano terra di Salvatore alla Riviera foto m.p.

Dal 1955 Salvatore alla Riviera, uno dei più rispettati in città per la sua buona cucina tradizionale napoletana, di mare soprattutto, si propone con un ambiente sereno e curato affidato alla premurosa accoglienza dei fratelli Iossa. Emilia e Luigi, figli di Salvatore che lo fondò in quell’anno, lo portano avanti con amore e professionalità seguendo le orme del padre che iniziò da ragazzino a far la pizza presso bravi artigiani della città per guadagnarsi la vita rendendosi autonomo dalla sua famiglia di origine.

Salvatore Iossa al lavoro, in una foto degli anni Settanta

Ne ha fatta di strada, questo locale a partire dai suoi sei tavoli iniziali. Mentre sua moglie Maria lavorava in cucina e i suoi figli familiarizzavano con il lavoro tra i tavoli del locale, Salvatore lo faceva crescere divenendo, per i suoi meriti, cavaliere e commendatore della Repubblica.

Emilia Iossa mostra le foto storiche del locale foto m.p.

Scomparso anziano nel 2002, gli è succeduto al banco il pizzaiolo Nino Febbraio, che ha appreso da lui l’Arte e che la mette in pratica secondo una linea classica e senza fronzoli, in armonia con lo stile degli Iossa. In sala, invece, Emilia e Luigi, invece, ne raccolgono il testimone anche umano accogliendo gli ospiti con un sorriso.

la stufa tradizionale per il trasporto della pizza foto monicapiscitelli

Il locale, disposto su due piani con complessivi 70 coperti, è uno dei difensori più solidi del Ripieno napoletano: ricotta, salame o cicoli, pepe e Fiordilatte. Questo grande classico è servito in vari formati – anche per due o più persone – e nella interpretazione della casa vien chiamato il “Ripieno alla Salvatore”.

il Ripieno di Salvatore alla Riviera foto m.p,

Interessante la Fritturina all’italiana e i piatti della cucina che uno degli ospiti del locale, che dichiara di essere un habituè , consiglia caldamente. Pizza e birra, servizio incluso, mediamente 15 euro.

Ristorante Pizzeria Salvatore alla Riviera
Via Riviera di Chiaia, 92
Napoli
www.salvatoreallariviera.it
tel. Tel 081.680490
Chiusa il martedì

2 commenti

  • Maxim Posa

    (20 luglio 2011 - 12:29)

    Ancora ricordo la simpatica parlesia dei “Gemelli”………………..una leggenda metropolitana vuole che il violino fosse uno stradivari….. non ho mai saputo se fosse vero o meno ma era bello crederci.

  • […] Dal 1955 Salvatore alla Riviera, uno dei più rispettati in città per la sua buona cucina tradizionale napoletana, di mare soprattutto, si propone con un ambiente sereno e curato affidato alla premurosa accoglienza dei fratelli Iossa. Emilia e Luigi, figli di Salvatore che lo fondò in quell’anno, lo portano avanti con amore e professionalità seguendo le orme del padre che iniziò da ragazzino a far la pizza presso bravi artigiani della città per guadagnarsi la vita rendendosi autonomo dalla sua famiglia di origine. Racconto la storia sul sito di Luciano Pignataro. […]

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