Napoli, Pizzeria Umberto: dal 1916 a Chiaia

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di Monica Piscitelli

La pizzeria ristorante Umberto muove i suoi primi passi nel cuore di Chiaia nel 1916. In quell’anno i coniugi Ermelinda e Umberto Di Porzio fondano a Via Alabardieri una piccola trattoria e la chiamano “Don Umberto”. Abitando proprio sopra il locale, trascorrono i loro anni tra casa e bottega e intanto fanno crescere la schiera dei Di Porzio mettendo al mondo sei figli. La trattoria propone una cucina semplice, variata e classicamente napoletana e, visto che, tramite il papà Vitale, posseggono un po’ di terra sulla collina di Posillipo, possono mettere a tavola il vino e i prodotti del loro orto.
Ragù, braciole, stoccafisso con patate e spaghetti conditi in varie maniere sono i piatti che la signora Ermelinda prepara con le sue mani per i clienti affezionati. Gli affari vanno discretamente, tanto da far decidere ai Di Porzio di ingrandirsi un po’ e di riaprire, dopo alcuni interventi di rimaneggiamento, il locale come Ristorante Pizzeria. E’ il 1926.
La novità funziona essendosi guadagnati la simpatia e l’apprezzamento del quartiere, oggi scintillante angolo della “Napoli bene”, “che – mi racconta Lorella Di Porzio – una dei tre nipoti di Umberto che portano avanti il locale oggigiorno – era molto diverso: semplice, più familiare, più basato su rapporti di buon vicinato e di solidarietà reciproca”. Dopo aver sostenuto per svariati anni i genitori, diventati ormai anziani, nel 1951, gli subentrano definitivamente i figli Giuseppe e Mario aiutati dalle sorelle Bianca e Flora. “Erano (e invero sono tutt’oggi) i maschi, nella mia famiglia, a rappresentare la continuità” commenta Lorella.

annuale parata delle pizzerie a Napoli, 1952

Il passaggio da Umberto ai figli è celebrato con una vera e propria cerimonia di investitura le cui immagini sono oggi conservate nel web nell’aggiornatissimo sito della pizzeria e sulla sua pagina facebook. Nel 1959 Don Umberto, anche chiamato affettuosamente “O’ Treddeta” perché aveva perso due dita alla mano destra in seguito ad un incidente di caccia, muore. I due fratelli, vanno avanti insieme per circa un ventennio, poi, negli anni Settanta, Mario decide di dedicarsi alla sua passione per i locali notturni e lascia il ristorante pizzeria come prima di lui avevano fatto le sorelle. “Mio padre, Giuseppe, era un uomo solido, un ristoratore vecchio stampo, che amava tenere tutto sotto controllo: gli approvvigionamenti, il personale. Ma era mia madre Maria l’anima del locale: solare e sempre disposta alla chiacchiera con i clienti” sottolinea Lorella.

il giorno della successione da Umberto ai figli Giuseppe e Mario, sx e dx

Giuseppe (soprannominato dai clienti “O ragiunier” per via dei suoi studi) e Maria – che si erano sposati nel 1950 dopo essersi conosciuti a pochi passi dal locale, nel bar della nonna materna di Lorella – portano avanti la Pizzeria avvalendosi del lavoro di Leopoldo Arienzo, pizzaiolo dal carattere burbero ma descritto anche come incredibilmente fantasioso nel creare le pizze. “Una caratteristica di questo locale è che il personale è qui da lungo tempo o è parente di qualche nostro storico collaboratore” racconta Lorella ancora.

i pizzaioli Enzo Mariniello e Gaetano Di Lorenzo al lavoro foto:m.p.

Ancora oggi è così, infatti. I pizzaioli Enzo Mariniello e Gaetano di Lorenzo, che già vantano svariati anni da “Umberto”, ad esempio, sono allievi proprio di quel Leopoldo con il quale la pizzeria è fiorita dagli anni Ottanta in poi.
Ma chi sono i volti odierni di Umberto? Lorella, si è detto, ma anche Roberta e Massimo, fino a qualche anno fa coadiuvati dalla sorella maggiore Linda che ha poi intrapreso un suo cammino professionale. I fratelli Di Porzio, tutti e tre esperti di formaggi (maestri le sorelle e assaggiatore Onaf il fratello). si alternano nel corso della settimana e della giornata nel dare il benvenuto ai propri ospiti, esercitano nei confronti dei clienti il buon gusto e l’attenzione che è stata loro inculcata dai genitori. Lorella, sommelier e Donna del Vino riserva le proprie cure personali alla carta dei vini; Roberta segue dappresso la cucina e Massimo si dedica all’amministrazione e alla gestione del personale.

la sala dedicata alle mostre, di Umberto foto:m.p.

Tutti e tre sono passati per le forche caudine del servizio e dell’aiuto alla cassa, da ragazzi. “Volevano, papà e mamma, che capissimo il significato del denaro e che ci calassimo con loro nella realtà di questa attività. Noi ci contendevamo il lavoro così guadagnando i nostri primi spiccioli” mi racconta Lorella. Il locale avviato con una quarantina di posti, oggi ne conta circa 140, eppure ha conservato un’atmosfera accogliente, quasi da elegante sala da pranzo di casa. L’ultimo dei rimaneggiamenti che ha subito per renderlo sempre più confortevole e adatto a una clientela di tipo business e comunque esigente, a settembre, vede attivata la connessione Wi-Fi, riorganizzato l’angolo bar, la reception e messa a nuovo la cucina che oggi è quasi completamente a vista.

la sala “vecchia” di Umberto foto:m.p.

Ma, entrando dall’ingresso di Via Alabardieri, attraversati la serie di ambienti comunicanti di questo bello e moderno locale che ospita laboratori enogastronomici e corsi, oltre a mostre d’arte, si tocca il cuore più vecchio della pizzeria, rimasto sorprendentemente intatto: il bancone delle pizze, il forno e una saletta che pochi clienti opzionano per mangiare la pizza gustando l’atmosfera della pizzeria come doveva essere nel secolo scorso e risparmiando, per di più, qualche soldo. In questo angolo semplice e fermo nel tempo, pieno d’anima, sembra di vederli ancora i fondatori del locale affannarsi al piccolo bancone. La pizza di Umberto è classica, lievitata circa 12 ore e gustosa.

la Margherita di Umberto foto:m.p.

Insieme alle classiche, il locale propone alcune pizze stagionali che, oltre a usare verdure e ortaggi vari, aprono una finestra su prodotti desueti. Uno su tutti, vista la sua rarità, la Torzella (sorta di scarola riccia dalla foglia coriacea e dal sapore gradevolmente amarognolo).

pizza con la torzella di Umberto foto:m.p.

Un cavallo di battaglia è la DOC Verace Pizza con la Mozzarella di bufala Dop, che porta il nome della Associazione di pizzaioli della quale Massimo Di Porzio è vicepresidente. Al ristorante, tra i primi: Pasta e zucca, Pappardelle alla bolognese, Scialatielli ai frutti di mare; tra i secondi: Gamberoni rossi grigliati, Coppetiello seppie e zucchine ma anche Polpettone alla napoletana con parmigiana di melanzane; tra i contorni, infine: Cavolo al gratin e Carciofo “mbuttunato”. In carta c’è anche un piccolo menù per celiaci e la proposta di un paio di pizze, Margherita e Doc Verace Pizza, realizzate senza glutine. Per accompagnare il pasto, che sia un piatto o una pizza, birra (anche artigianale) o un’ampia scelta di vini campani e nazionali. Pizza e birra (servizio incluso) mediamente 15 euro. A ristorante pagherete sui 35 euro.

Pizzeria Ristorante Umberto
Via Alabardieri 30
Tel. Fax 081 418555
www.umberto.it
Chiuso il lunedì

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