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Nasce la prima scuola di potatura della vite in Italia

24 marzo 2009

E’ stata ideata da due agronomi friulani, Marco Simonit e Pierpaolo Sirch, per insegnare ai viticoltori a prevenire le malattie del legno e allungare il ciclo di vita della vite.
Con un metodo già introdotto nei vigneti di importanti aziende vitivinicole italiane.

Al Centro Studi Enzo Morganti di Castelnuovo Berardenga (Siena) e all’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo (Cuneo)

Marco Simonit e Pierpaolo Sirch sono due agronomi “preparatori d’uva”: hanno recuperato un antico sistema di potature, che previene le malattie del legno e allunga il ciclo di vita della vite, applicandolo alla viticoltura moderna. L’approccio è individuale, fatto di interventi mirati pianta per pianta, con potature sul legno giovane e con il risultato di rendere produttivo un vigneto per almeno 50 anni. Le cause delle devastanti infezioni delle viti, come il mal d’esca e l’eutipiosi, sono da ricercare infatti nelle potature errate, indotte dal fenomeno della meccanizzazione agricola. Dopo una sperimentazione durata 20 anni, dal 2005 i due agronomi friulani hanno cominciato a divulgare il metodo della potatura “soffice” in importanti aziende vitivinicole nazionali. Gaja a Barbaresco, Ferrari in Trentino, Bellavista in Franciacorta, sono alcuni dei grandi nomi del vino italiano ad aver introdotto il loro sistema di gestione dei vigneti.

Il progetto di Simonit e Sirch di restituire longevità alla vite adesso fa un ulteriore passo avanti con la nascita della prima Scuola di potatura della vite d’Italia: un corso per viticoltori che le cui prime lezioni si sono svolte in febbraio a Castelnuovo Berardenga (Siena), nel Centro Studi Enzo Morganti, e a Pollenzo presso l’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche, in collaborazione Slow Food. L’obiettivo è di recuperare l’antico mestiere del potatore, che come un chirurgo decide il destino della vite con interventi il più possibile rispettosi della salute della pianta.

Dalle sperimentazioni dei due agronomi friulani, condotte a partire dal 1988, è emerso infatti che il segreto della longevità della vite dipende in particolare da una potatura corretta, che non provochi ferite sulle porzioni vitali della pianta. Il sistema di coltivazione ad alberello, ad esempio, tipico dell’area mediterranea è particolarmente longevo grazie a potature sul legno giovane, fino ai 2 anni di età. “Con il taglio sui rami giovani la pianta si cicatrizza bene, resistendo meglio alle malattie e conservando la salute della vite – precisa Marco Simonit – Al contrario il taglio sul legno vecchio, dai 3 anni di vita in su, lascia una piaga che compromette la vascolarizzazione della pianta favorendo inoltre un più probabile ingresso dei funghi responsabili delle malattie del legno. La maggiore difficoltà delle nostre ricerche è stata quella di trasferire le vecchie tecniche di taglio nella moderna viticoltura, rappresentata in particolare dai più intensivi sistemi di coltivazione a spalliera, come il guyot e il cordone speronato”.

La scuola di potatura. Il primo corso s’è svolto a Castelnuovo Berardenga dal 3 al 5 febbraio, seguito da Pollenzo, dal 19 al 21. Si articolano in due fasi: 20 ore in inverno, che iniziano con la parte teorica tenuta dal professor Attilio Scienza e da Marco Simonit, per proseguire con la parte pratica in vigna per gli interventi sul legno in fase di potatura. Altre 8 ore in primavera, per la gestione del verde.
Informazioni: Preparatori d’uva – e mail: preparatoriuva@preparatoriuva.it, cell. Marco Simonit 348.8555647.

Ufficio Stampa:
AGORA’ di Marina Tagliaferri
web: www.studio-agora.it – e-mail: agora@studio-agora.it
Via Matteotti 70, 34071 Cormons (Go), tel: +39 0481.62385, fax: +39 0481.630339

Potare bene “allunga” la Vite
Una vecchia filosofia di gestione del vigneto torna alla ribalta nelle più grandi cantine italiane. Con un approccio individuale,
pianta per pianta, fatto di piccoli tagli sul legno più giovane,
la vite gode di ottima salute e il suo ciclo di vita può
superare i 50 anni di produttività.

Un metodo sperimentato per oltre 20 anni da due agronomi friulani, Marco Simonit e Pierpaolo Sirch, che adesso comincia in tutti i sensi a fare scuola. In Toscana e in Piemonte nascono infatti le prime scuole di potatura. L’obiettivo? Recuperare un antico mestiere e diffondere una nuova filosofia di potatura.

I vecchi potatori del mondo contadino sapevano come preservare la salute di una pianta. Nei vigneti si soffermavano con cura e dedizione davanti a ogni vite, la studiavano con attenzione e intervenivano con una potatura soffice, fatti di piccoli interventi mirati, pianta per pianta, senza l’ansia di uno sfruttamento immediato, ma con la lungimiranza di preservare la salute e lo sviluppo equilibrato e lento della loro piccola vigna.

La stessa filosofia guida la mano di due agronomi friulani, i “preparatori d’uva” Marco Simonit e Pierpaolo Sirch. Hanno recuperato un vecchio metodo e dopo 20 anni di sperimentazione hanno cominciato ad applicarlo alle esigenze della moderna vitivinicoltura, quella dei sistemi di allevamento più intensivi, ad esempio la spalliera, il guyot o il cordone speronato. Vengono dal Friuli, un territorio molto attivo per la crescita di qualità del vino italiano, a partire dallo sviluppo del vivaismo moderno, che ha permesso di creare viti sane e selezionate. Ancora dal Friuli parte il messaggio della salvaguardia delle antiche varietà autoctone, grazie al Premio Risit d’aur dei Nonino: era il 1975!

Il “nuovo” metodo è stato introdotto di recente in importanti cantine nazionali, dove Simonit e Sirch hanno trasferito le loro conoscenze sperimentate dalla fine degli anni ‘80. Tra queste: Angelo Gaja e Spinetta in Piemonte; Bellavista in Franciacorta; Ferrari a Trento; Cavit in Trentino e Hofstatter in Alto Adige. Quindi il Gruppo Italiano Vini. San Felice in Toscana; Feudi di San Gregorio in Campania e Planeta in Sicilia, oltre a importanti aziende friulane.

Una nuova filosofia di potatura
Simonit e Sirch assieme alla loro equipe – che conta, in totale, 8 persone – hanno definito un metodo di potatura che preserva lo stato di salute della vite, allungandone il ciclo di vita e la produttività, fino ad almeno 50 anni.
Il metodo consiste nel potare sempre sul legno giovane con un approccio lento e mirato. Il primo vantaggio consiste nel prevenire le malattie del legno, che come una pandemia stanno compromettendo i vigneti. Inoltre viene recuperata una filosofia di gestione del vigneto, in parte abbandonata, che dava valore alle viti vecchie accrescendo la qualità delle rese. Vengono anche ridotti i costi di gestione perché, applicando alla vite i criteri della medicina preventiva, le consentono di crescere e invecchiare bene. E viene infine recuperato un antico mestiere che si sta perdendo, quello del potatore.
Oggi infatti la manodopera che lavora nei nostri vigneti è per lo più straniera e spesso improvvisata, fatta di persone volenterose ma generalmente prive di un’esperienza precedente. Le esigenze della moderna vitivinicoltura, inoltre, hanno affermato nel vigneto il ruolo dei processi di meccanizzazione e le esigenze della produzione intensiva.

Dalla ventennale sperimentazione dei due agronomi friulani, condotta a partire dal 1988, è emerso invece che il segreto della longevità della vite dipende in particolare da una potatura corretta, che non provochi ferite sulle porzioni vitali della pianta. Il sistema di coltivazione ad alberello, ad esempio, tipico dell’area mediterranea è particolarmente longevo grazie a potature fatte prevalentemente sul legno giovane. “Con il taglio sui rami giovani la pianta si cicatrizza bene, resistendo meglio alle malattie e conservando la salute della vite – precisa Marco Simonit – Al contrario il taglio sul legno vecchio, dai 3 anni di vita in su, lascia una piaga che compromette la vascolarizzazione della pianta favorendo inoltre un più probabile ingresso dei funghi responsabili delle malattie del legno. La maggiore difficoltà delle nostre ricerche è stata quella di trasferire le vecchie tecniche di taglio nella moderna viticoltura, rappresentata in particolare dai più intensivi sistemi di coltivazione a spalliera, come il guyot e il cordone speronato”.

Il loro progetto si amplia con una sperimentazione a lungo termine su vigneti sparsi in cinque importanti aree viticole italiane: Friuli Venezia Giulia, Franciacorta, Piemonte, Toscana e Sicilia. In questo impegno scientifico sono affiancati da due professori di riconosciuto livello internazionale: Laura Mugnai, specializzata in patologia delle viti – ordinaria, all’Università di Firenze, del corso di laurea di viticoltura ed enologia e dal 2002 presidente e membro fondatore dell’International Council of grape wine trunk diseases, al quale aderiscono ricercatori di 22 paesi del mondo viticolo; e Attilio Scienza, ordinario di viticoltura e presidente del corso di laurea di viticoltura ed enologia presso l’Università di Milano. Laura Mugnai seguirà l’aspetto patologico, mentre Attilio Scienza quello fisiologico.

Scrive il professor Scienza: “Salvaguardare l’integrità e la vitalità dei vecchi vigneti è importante non solo per la qualità dei vini che si producono o per l’interesse paesaggistico-culturale, ma perché rappresentano un’importante riserva per la biodiversità”.

Il potatore, un antico mestiere da recuperare
Se si vuole portare la vite alla longevità, bisogna intervenire fin dalla sua “infanzia”, poiché una potatura errata limita nel tempo l’afflusso della linfa e degli elaborati, provocando danni irreparabili come la perdita di qualità dell’uva prima e una morte della vite stessa in età ancora giovane. Esponendola inoltre alle malattie del legno e aumentando i costi di gestione. L’intervento di un potatore esperto può invece invertire il processo e prevenire le malattie della vite, perchè opera come un chirurgo che decide il destino della vite stessa con interventi il più possibile rispettosi della sua salute.

E’ un approccio che adesso comincia a fare “scuola”. Il progetto di Simonit e Sirch di restituire longevità alla vite compie infatti un nuovo passo avanti con la nascita della prima Scuola di potatura d’Italia: un corso per viticoltorie non solo, svoltosi a febbraio a Castelnuovo Berardenga (Siena), nel Centro Studi Enzo Morganti, e a Pollenzo (Cuneo) presso l’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche in collaborazione con Slow Food.

La scuola di potatura. I corsi si articolano in due fasi: 20 ore in inverno, che iniziano con la parte teorica tenuta dal professor Attilio Scienza e da Marco Simonit, per proseguire con la parte pratica in vigna per gli interventi sul legno in fase di potatura. Altre 8 ore in primavera, per la gestione del verde.

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