di Leo Ciomei
Ci avviciniamo a novembre e all’uscita della titolata Guida Michelin 2012. Prima che tutti i blog si gettino su previsioni, indiscrezioni e maldicenze voglio provare ad analizzare i due fattori più importanti della Rossa. In questa prima puntata cercherò di sviscerare il fattore “ispettori anonimi”. Nella seconda il significato della valutazione in stelle.
Oibò ! la domanda verte sulle differenze fra le Guide e la Michelin dà come risposta che loro hanno “ispettori anonimi e indipendenti che pagano il conto completo”, come se tutti gli altri si presentassero e regolarmente non pagassero il conto… Spero invece che le differenze si riferiscano al fatto che, a differenza degli ispettori Espresso e Gambero Rosso, i loro sono dipendenti a tempo pieno e non semplici collaboratori.
“Ma va detto che il mestiere di ispettore non dà tregua ed è molto impegnativo” ettecredo ! se risponde a verità la notizia che gli ispettori Michelin siano una decina il lavoro è veramente impegnativo !
Ma per conoscere un po’ meglio la formazione di un ispettore Michelin vado a ripescare un interessante articolo del settimanale The New Yorker di un paio di anni fa dove, caso più unico che raro, il giornalista/scrittore John Colapinto aveva intervistato un’anonima ispettrice di New York, naturalmente non da sola ma insieme al direttore generale Jean-Luc Naret, dimessosi nell’ottobre scorso.
In questo articolo è scritto che per diventare ispettore della Rossa è imperativo avere almeno un diploma della scuola alberghiera o la qualifica di cuoco, poi passare un’infinità di colloqui tesi a scoraggiare il candidato che viene messo davanti alla impossibilità di orari fissi, a lunghe trasferte e a guadagni modesti. Passato il primo scoglio il novello inspecteur deve frequentare un tot di ristoranti insieme agli ispettori esperti che valuteranno il comportamento davanti alla carta e ai piatti ordinati. E non è finita qui ! c’è da partecipare al programma di formazione che si svolge.. indovinate un po’ dove ? mais en France, bien sûr ! e per un breve periodo pure in un altro paese europeo. Per finire si fa l’apprendistato (di circa tre/sei mesi) sempre insieme a un ispettore “anziano” direttamente nel luogo dove andrà ad operare.
In verità per il mercato italiano avere o no un diploma alberghiero o esperienze da chef non è vincolante; si mormora che fra i nostri ispettori vi siano laureati in giurisprudenza e ex concierge d’hotel, assunti da Michelin col contratto da impiegati settore gomma.
Il giornalista cita poi il famoso libro L’inspecteur se met à table di Pascal Remy, libro mai più ristampato e introvabile (ve lo assicuro; ne ho trovato una copia usata a più di 3.000 euro !). Uscì nel 2004 e l’ex ispettore Rémy mise in piazza tutti i difetti della Rossa: fino a quel momento tutti pensavano che gli ispettori fossero almeno un centinaio per coprire l’intera Europa mentre Rémy rivelò che alla sua assunzione (1988) erano solo 11 in Francia e nel 2003, anno del suo licenziamento, addirittura solo 5. Scrisse anche che al contrario di quanto enunciato dalla Michelin (visite molte volte all’anno) per i ristoranti stellati era possibile che trascorressero anni fra una visita e la successiva. Si parlò pure di accuse di favoritismi per qualche chef tristellato (Paul Bocuse), accuse alle quali il direttore dell’epoca Derek Brown ribattè stizzito sul NYT.
Gelosie di un ex dipendente ? Vendette trasversali per offese subite ? chissà ! certo è che da quel momento il nuovo direttore Naret iniziò rapporti più amichevoli con la stampa giungendo a dichiarare che in Francia lavorano 15 ispettori e in tutto il mondo circa 90.
Aiutato da un vecchio articolo di Panorama che svelava altri retroscena qualcosa però abbiamo capito: il lavoro degli ispettori Michelin è veramente improbo. I pochissimi che agiscono in Italia devono girare come trottole cinque giorni la settimana, fino a pochi anni fa, a causa di problemi sindacali di straordinario, non potevano andare a cena ma solo a pranzo (sic), fanno in solitaria migliaia di km., spesso mangiando in ristoranti banali (gli stellati sono una percentuale miserrima) e bevendo vini “basic” lontano dai fasti dei Grand Hotel (c’è rigore per i rimborsi spese), il tutto per uno stipendio da impiegato.
Già, perchè i locali da visitare sono tanti, tantissimi. E quindi ognuno deve schedare una decina di indirizzi al giorno, fra ristoranti e hotel, spesso limitandosi solo a controlli di indirizzo e conferme di orari. La Michelin ribatte che il piano di visita dei locali è strutturato su 18 mesi e non su 12 quindi i tempi per girare i locali si allungano. Sì, è giusto. Ma, coi tempi che corrono, aumentano anche a dismisura le possibilità che un esercizio chiuda o cambi chef e linee guida….
Tutto questo va a contrasto con quello che ho letto sul settimanale americano. Leggete cosa dicono l’ispettrice anonima e Naret a proposito delle tre stelle al ristorante Daniel di New York: “…quest’anno è stato palese, senza esitazione (dare le 3 stelle).” “Michelin ha mandato i suoi ispettori a mangiare da Daniel otto volte durante l’anno…” aggiunge il direttore Naret. Cosa succede quindi per assegnare le tre stelle ad un locale ? giustamente diversi ispettori ci vanno in diversi momenti e poi collegialmente giudicano e danno le stelle.
Presumo che lo stesso sistema venga usato anche da noi, ergo nei (pochi) bi e tristellati italiani gli ispettori vi si recano più e più volte durante l’anno micheliniano. O no ? Come si conciliano tutte queste visite con il basso numero di ispettori ?
Ma, concludendo, ritorno al “fattore anonimato”: leggo che gli ispettori sono “persone normali, che pagano il conto e poi, tesserino alla mano, si presentano.” Ma come si presentano ??? E la volta successiva che fanno? La solita scenetta? anonimi all’entrata e tesserati all’uscit ? …consiglio a tutti di rivedersi il divertente film “L’ala o la coscia?” che scherza un po’ sulla critica transalpina.


















esilarante:)
Pezzo goduriosissimo, leo. In questi mesi ho trovato in due ristoranti, entrambi stellati, due diversi ispettori Michelin , uno in Piemonte e uno in Toscana. Effettivamente hanno un’ aria dimessa, direi trasparente. Sembrano rappresentanti di prodotti di poco valore con cauta passione per il cibo. Prendono due piatti e un bicchiere di vino. Leggermente infastiditi da tutto il trambusto fatto dal sottoscritto: baci e abbracci, frizzi e lazzi, scarti fotografi a dismisura, richieste continuate ed aggravAte di assaggi e cazzabuboli fuori menu’. Pero’ educatissimi, misurati e soprattutto tristissimi. Arrighi lo trovo ormai ovunque e lo trovo simpatico. Lo saluto e sempre risponde con ampi sorrisi, anche se sono certo che non sa assolutamente chi cazzo sono. Sono sicuro che al ciomei e al sottoscritto sarebbe ancora piu’simpatico se finalmente decidesse di invitarci alla prossima presentazione della guida. Io non me la sento di chiederglielo. Sono timido:-)
Oltre che godibile un pezzo ben documentato nelle fonti come troppo poco spesso capita sul web (non qui çvsd) anch’io conservo quell’articolo del newyorker grazie a un’amica che mi ha regalato la copia.
il bell’articolo del new yorker fu poi pubblicato, tradotto in italiano, da Internazionale
http://www.internazionale.it/sommario/857
grande Leo, bell’articolo !
La scrivo qui perche’ so che a leo piacera’ e perche’ le galline sono momentaneamente in ferie: Minimo D’Alema , rispondendo a un giornalista che gli chiedeva del Terzo Polo: ” quelli sono più’ antiberlusconiani di noi”. – non avevamo alcun dubbio, D’Alema, nemmeno uno-
«Il Terzo polo, all’opposizione da una legislatura, ha maturato le ragioni di una rottura col centrodestra, e mi sembra difficile che possa tornare a fare un’alleanza con loro», sentenzia l’ex presidente del Consiglio. Alfano ha un’altra idea: «Se in questo momento ci sono due coalizioni che sostanzialmente si equivalgono e se è vero, come dicono i sondaggisti, che parte dei nostri ex elettori ha già operato una scelta, quella di dire io non voto a sinistra ed è indecisa tra il non voto e il tornare a votare per noi, la partita è aperta. Noi potremmo vincere anche senza il Terzo polo».
Cara Alba, come spesso ti succede non hai capito il senso:-)
ho riportato il resto del dialogo e ammetto che il senso della tua battuta non l’ho capita, forse se mi fai una vignetta con le galline è meglio
caro Ciomei, continui a rosicare sulla Michelin e non ti accorgi che al tuo articolo hanno risposto quattro gatti… hai ripescato articoli triti e ritriti. Niente di nuovo solo chiacchere. Forse non ti rendi conto del peso della Rossa. saluti Paolo
??? Paolo, argomenta un po’ e magari riusciamo a tirare fuori qualcosa di buono ;-) e poi perchè rosicare sulla Michelin ? hai letto bene la vita che fanno i suoi ispettori ?
caro Ciomei
se vuoi ne parliamo in privato e ti racconto la vita degli ispettori della Michelin
saluti
OK, il mio account su Facebook http://www.facebook.com/leonardo.ciomei