Chi copia chi? Tra Niko Romito e Francesco Sposito volano stracci

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Freselle Romito e Fettucce Sposito
Freselle Romito e Fettucce Sposito

Chi copia chi? Tra Niko Romito e Francesco Sposito volano stracci su Facebook e il mondo gastronomico italiano ha passato pomeriggio e serata stropicciandosi gli occhi non credendo a quello che stava succedendo.
Tutto nasce da una foto che ho scattato  io, anche se Giuseppe Di Martino ne rivendica la paternità:-).
Era passata mezzanotte, facciamo il capriolo? No, non si era parlato di fettucce?
Arriva il piatto e lo butto su Istragram. Da qualche ora mi chiedo: ma chi me lo ha fatto fare? Di chiedere quel piatto e di scattare pure la foto?
Così mentre io pubblicavo un post su tre ricette della sera precedente e tra gli esempi da seguire mettevo insieme Romito e Sposito in realtà era in arrivo la scossa sismica.

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Niko Romito lancia un post su Facebook

Niko Romito
A sinistra
Fettuccia Gamberi Rossi e dragoncello Ristorante Reale anno 2010
A destra
Un piatto non mio attualmente servito in un ristorante Italiano

Esiste un limite anche per chi di solito è misurato come me e qui è stato superato.
Va bene “ispirarsi” al piatto di un collega ma copiarlo no – e in ogni caso va citata la fonte.
È questione di etica.
Come per ogni mio piatto abbiamo investito tantissima ricerca e lavoro per arrivare al risultato finale che in questo caso ha portato allo sviluppo, nel 2010, della tecnica dell’estrazione a freddo delle teste di crostacei (quelle che nel libro “10 Lezioni di Cucina” definisco “basi”).

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Insomma, avete capito bene: un tristellato che accusa un bistellato di copia. Uno dei cuochi che sta al vertice della Guida Espresso che accusa un altro che per la stessa guida è il migliore della Campania oltre che stare ai vertici nazionali.
La replica non si fa attendere, è greve e pesante. Eccola

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Francesco Sposito replica su Facebook

Francesco Sposito e Paolo Marchi
Francesco Sposito e Paolo Marchi

Eccellentissimo Chef, un tempo o meglio fino a poche ore fa avrei scritto … Caro Amico, considerato quante volte ci siamo incontrati e quante volte ci siamo scambiati visite di cortesia anche per suggellare momenti e tappe professionali importanti della nostra vita.
Caro Amico? Due parole che rappresentano più di ogni altra cosa al mondo la stima che due persone possono avere uno dell’altro !!!!!
Lei, sua Eccellentissima arroganza ha pensato bene di rendere pubblico in una commedia dell’equivoco che solo Dio sa dove vuole parare (non solo lui ma, anche gli addetti al settore ) una inutile quanto insignificante comparazione tra due piatti che nulla hanno in comune se non gli ingredienti “ fettuccelle e Gamberi “.
Sappi Sua Eccellentissima che quella che nel Suo piatto chiamata estrazione a freddo di gamberi, nel mio decine e decine di stagisti e addetti ai lavori possono ben testimoniare che l’estratto del corallo avviene portando quest’ultimo a cuocere per 30 minuti , sottovuoto con ghiaccio, ad una temperatura di 63 °, processo completato con aggiunta di acqua di pomodoro .
Però, Sua Eccellentissima, mi consenta di sottolinearLe che chi come Lei rappresenta il meglio della Cucina Italiana dovrebbe esserlo anche nella vita ed avere il coraggio di alzare il telefono e….
Lei Sua eccellentissima non ha fatto questo gesto ed io mi domando perché e forse tanti come me se lo domanderanno !!!!
Veda, Sua Eccellentissima …. mi piace sottolinearle che ad un certo livello è lusinghiero essere “copiati “ come Lei afferma, a me succede tutti i giorni e certo non faccio le “CHIASSATE “ come le Sue (nessuno di noi può pensare che un piatto è protocollabile, troppe le difficoltà così come si dibatte ampiamente da decenni ). Le dirò di più, a Lei ed a quanti si sono scandalizzati per il troppo ardire di questo giovane Chef, Francesco Sposito ( Due Stelle Michelin e ben 18.5 punti sull’Espresso ) quel piatto è un omaggio a mio padre Armando, Nutrizionista prestato alla cucina che nel 2001 con allora gli elogi di molti critici strutturò un piatto “ Spiedino di paccheri con estrazione di corallo di gamberi “
Mi spiace, Suo Eccellentissimo chef ma questa volta ha toppato. Lei parla di “Etica“, la Sua lo è? Lei fa consulenze a destra e a manca, scrive libri, dirige una scuola che dovrebbe insegnare non solo le tecniche e le basi della Cucina Italiana d’Autore ma, dovrebbe insegnare il rispetto del lavoro e del sacrificio degli altri. Personalmente non scrivo libri nè mi propongo per fare consulenze nonostante me lo si richiedano tutti i giorni, io amo le persone che mi amano, che fanno kilometri per provarmi ed apprezzare i miei sforzi in un territorio difficile come il mio. Lo so, “ SENTIRSI IL FIATO ADDOSSO NON E’ PIACEVOLE “ e questo Suo nervosismo ne è la prova. Come vede io non mi nascondo, Sua Eccellentissima, probabilmente l’altezza Le avrà dato alla testa, spiegherà nelle sedi competenti quanto di più infamante ha oggi affermato, pubblicando la foto di un piatto al tavolo del mio ristorante, paragonandola molto furbescamente ad una foto tratta dal suo libro con tutti i miracoli che la tecnologia digitale può fare ecco questa è la differenza tra me e Lei…..”IO SONO VERO “Di una cosa sono certo, farò le mie rimostranze nelle sedi di competenza.
Di certo non finirà ….qui.

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Il mio pensiero è espresso in maniera compiuta da Paolo Vizzari:

Paolo Vizzari  su Facebook

Con grande rispetto per Niko, questo mi pare un caso del tutto esagerato. Stiamo parlando di una fettuccina ai gamberi, in cui la tecnica d’estrazione gioca sì un ruolo importante, ma non mi sembra la chiave di volta di una nuova linea gastronomica. A parte che giudicare un plagio da una foto, senza assaggio, è già di per sè un atteggiamento superficiale, ma poi davvero non si può gridare allo scandalo ogni volta che qualcuno “s’inventa” uno spaghetto al pomodoro…ultimamente tre chef diversi hanno messo in carta un piatto praticamente identico. Il più noto e blasonato dei tre mi ha chiamato denunciando d’essere stato copiato e chiedendo giustizia…però poi gli ho fatto presente che l’altro chef aveva in menu il piatto già 3 anni fa (sembra un po’ il caso Morricone-Subsonica) e gli animi si sono placati…. Quando si realizza qualcosa di semplice e immediato, il rischio che pure altri giungano alle stesse conclusioni è molto alto, gli scandali li terrei buoni per altre occasioni…

Aggiungo solo un punto: in questa vicenda è mancata una cosa. Doverosa.
La telefonata che Carlo Passera avrebbe dovuto fare a Francesco Sposito prima di scrivere l’articolo su Identità Golose. Perché è un dovere elementare di un giornalista riportare le due versioni, anche prendendo parte per una delle due. Poi è sempre il lettore che sceglie.
Le conseguenze di quello che è successo oggi si sentiranno in maniera pesante e sono inimmaginabili: se certi toni arrivano anche i vertici del mondo gastronomico invece di restare ghettizzati tra delusi e scontenti vuol dir che veramente l’implosione è vicina. Vicinissima.
Con sommo gaudio del resto del mondo.

19 commenti

  • Marco contusi

    (26 febbraio 2016 - 22:38)

    Quoto in toto la chiusura di Luciano,l implosione è vicina se anche i grandi iniziano ad avere atteggiamenti da checche isteriche…..ci manca solo che iniziano a farsi recensioni false su trip tra colleghi…..

  • armando sposito

    (26 febbraio 2016 - 23:25)

    Ho seguito con sbigottimento questa vicenda e devo dire che resta inspiegabile questo inconsulto commento di Romito. Un segno dei tempi? Ho sempre detto ai miei figli Mario e Francesco di non entrare nella bagarre, di non seguire solchi gia tracciati ma di essere i primi a lasciare un segno. Adesso però. Basta!!! Non se ne può piu!!! Nientepopodimeno il grande Romito che spara su Sposito con dichiarazioni infamanti che addirittura qualche penna che si reputa di primaria virtu definisce “cuochi made in China” pur sapendo che il riferimento è  ad un bistellato, primo della guida dell’Espresso in Campania e 18.5 su scala nazionale e tutto questo per cosa???? Una semplice pasta con gamberi !!!! Allora come dice Paolo Vizzari ” non c’è  nulla da fare, come siamo bravi noi Italiani a segarci le palle, nessun altro al mondo.
    Caro Luciano la tua precisazione su quanto è  accaduto è  come sempre puntuale e doverosa visto che tutto parte da quella foto . Comunque noi siamo abituati a combattere, siamo l’eccellenza  della terra dei fuochi e certamente non ci faremo intimidire da :checchesia, siamo abituati alle battaglie .Grazie

  • francesco chiagano

    (27 febbraio 2016 - 00:02)

    Anche le note musicali sono sette eppure Mozart e Beethoven non suonavano le stesse cose. Ad ogni modo a certi livelli occorerebbe essere di grande esempio per tutti. Se si fa così è un attimo e ai arriva alla frutta.

  • carlo passera

    (27 febbraio 2016 - 04:47)

    Caro Luciano,
    in tutta cordialità, e senza alcuna animosità, trovo francamente fuori luogo la tua lezioncina di etica giornalistica. Siamo entrambi giornalisti professionisti da tempo, senza togliere nulla alla tua maggiore esperienza, se non altro per ragioni anagrafiche. Conosciamo il mestiere. Se avessi saputo che il destinatario dell’invettiva di Romito era Sposito, lo avrei cercato per sentire la sua campana. Non tutti hanno però la fortuna di aver fotografato il piatto personalmente, come te, e difficile è pretendere che un onesto giornalista quale è il sottoscritto, che firma quel che scrive e ci mette la faccia in piena tranquillità di coscienza, conosca a memoria tutti i piatti di tutti gli chef. Quindi – essendo il post di Romito rivolto contro uno chef anonimo, e ignorando io chi si celasse dietro quell’anonimato – ho svolto il mio semplice ruolo di cronista, riferendo a tambur battente (la cronaca si fa così) la polemica come resa pubblica dall’interessato, che ha una certa autorevolezza. Non è il primo che passa per la strada. Pronto ovviamente a registrare repliche e/o sviluppi.
    Pura cronaca insomma, condita peraltro di considerazioni generiche sul ruolo di uno chef come Romito, tra i punti di riferimento dell’alta cucina in Italia, e che inevitabilmente deve accettare anche di essere copiato da Tizio o Caio, perché è prova della sua importanza.
    Ovviamente, come ho fatto sapere personalmente anche a Sposito, dal momento in cui Sposito stesso si è riconosciuto nel destinatario delle accuse di Romito, Identità Golose non avrà alcun problema a ospitare una sua replica, se vorrà. Fermo restando che pur sempre di un piatto di pasta si tratta, eviterei toni da tregenda.
    Volendo proprio cercare il pelo nell’uovo, dato che discetti di etica giornalistica e di “doveri elementari di un giornalista”, il tuo dovere elementare sarebbe potuto essere informarti, magari chiamandomi, su come ha avuto origine il mio articolo, prima di stigmatizzarlo, a mio giudizio impropriamente (ma, per fortuna, esiste la legittima differenza di opinioni). Ti avrei serenamente spiegato quanto ho appena accennato, così come serenamente ti saluto.
    Carlo Passera

  • Luciano Pignataro

    (27 febbraio 2016 - 08:27)

    Caro Carlo
    forse il tono è un po’ saccente e me ne scuso, ma sono davvero molto amareggiato da quello che è successo perché lo trovo incredibile e non riesco a capire la motivazione che non sia lo stress eccessivo.
    Io non entro nel merito della questione, non è il mio compito
    Dico solo che chi ha ruoli di responsabilità ed è considerato un esempio prima di fare qualsiasi cosa deve dormirci sopra perché le parole sono importanti (cit).
    Io stesso ho polemizzato molto stupidamente e inutilmente in passato e non lo rifarei perché ora penso che quando si assiste a una rissa per strada la prima cosa che viene da fare è allontanarsi, non capire chi ha ragione. Ho capito che conviene subire o, quando l’insulto supera il limite, agire per altre vie previste dalla legge.
    Facebook sta cambiando radicalmente il nostro comportamento e una questione così banale avrebbe potuto essere risolta tranquillamente con una telefonata. Ma ormai se trovi i ladri a casa lo scrivi su Facebook invece di chiamare la polizia.
    Venendo a noi.
    Hai ragione che la velocità è importante, ma un attimo di riflessione e approfondimento a volte serve.
    Se tu infatti avessi letto i primi commenti al post di Niko avresti visto subito che era riferito a Taverna Estia perché esplicitamente chiamata in causa, anche perché la foto del piatto del Casadonna è stata postata da Gianni Sinesi proprio sotto la mia.
    Ma anche se tu non avessi letto i commenti, il tuo errore è aver dato per scontato che la versione di Niko fosse di default la verità. Ma non sempre chi dice per primo una cosa ha ragione.
    La conseguenza è che il tuo articolo, sicuramente non in modo malevolo, ha di fatto creato il caso perché non postato su Facebook, ma su una testata di prestigio e tutti quelli che lo hanno letto sapevano di chi parlavi. Tranne te che l’avevi scritto ed è stata interpretata come una precisa presa di posizione.
    A questo punto mi rendo conto che avresti dovuto fare due telefonate non una. La prima a Niko per chiedergli a chi si riferiva. E, ne sono sicuro dopo la tua precisazione, a questo punto avresti fatto anche la seconda:-)
    Tutto qui.

  • Armando sposito

    (27 febbraio 2016 - 09:03)

    Ogni uno di questi ragazzi fa sacrifici immani per portare avanti idee e progetti che solo chi ha vissuto in una cucina e ne ha sentito il peso……sa’.
    Ogniuno di questi ragazzi, così chiamo i miei figli e direi di Romito, rappresenta un territorio , una cultura e una speranza per i tanti giovani che entrano in questo mondo, quanto accaduto certamente non onora il sacrificio. Pur comprendendo che soprattutto nelle alte sfere si giocano partite importanti è impensabile che un fallo da “rosso” non venga punito dall’arbitro. Questo è il ruolo delicatissimo di chi con la penna è arbitro. A conferma di ciò e con amarezza ricordo che il 4 novembre del 2014 a Milano dopo il riconoscimento della Seconda Stella Michelin, nessuno è dico nessuno dei giornalisti presenti e vi assicuro c’erano i più importanti dinosauri, nessuno si avvicinò a noi. Forse avevano paura del contagio visto che venivamo dalla “terra dei fuochi”?????
    Le ragioni sono ben altre…solo business.
    Armando Sposito

  • paolo marchi

    (27 febbraio 2016 - 09:30)

    La notizia ieri pomeriggio era che un tre stelle accusava un cuoco di plagio senza mai citarlo. punto. E tra i commenti in fb, a conferma che in rete esce di tutto, c’era anche chi indicava uno stellato di Milano… Identità ha ripreso il pensiero di Romito, non attaccato Francesco Sposito, MAI citato nel pezzo, più volte ospite a Milano anche premiato, e altro ancora. Sposito in serata ha ufficializzato le voci che giravano, ma in un modo che è difficile riprendere. Con questo intendo dire che avremmo ripreso qualsiasi sfogo, fosse stato anche di Francesco verso chichessia perché questa è la notizia, resa tale anche dal peso specifico dei due chef. Due bruciapadelle sarebbero passati inosservati. Come disse Humphrey Bogart in Deadline: «È la stampa, bellezza! E tu non puoi farci niente! Niente!».

  • Giancarlo Moschetti

    (27 febbraio 2016 - 12:35)

    A dire il vero l’estrazione a freddo dalle teste di gambero l’ho imparata da Andy Luotto molto prima del 2010. Allora chi devo citare? Andy Luotto, Niko Romito o Francesco Sposito? Mi viene da ridere!
    Giancarlo

  • Giuseppe Capece

    (27 febbraio 2016 - 13:55)

    Non per piaggeria nei confronti di Luciano Pignataro, ma appare inverosimile che un giornalista enogastronomico di ampia esperienza e di chiara fama, al di là del nome, che per altro ho conosciuto solo ora leggendo i commenti e quindi non mi permetterei mai dare un giudizio professionale, in qualunque senso, nei confronti di chi non conosco, non si sia posto la domanda, prima di commentare l’esternazione su Facebook di Romito, di chi fosse il piatto a cui faceva riferimento lo stesso Romito. Bastava fargli una telefonata, chiedergli a chi si riferisse ed in questo modo, come giustamente evidenziato da Pignataro, si chiamava Sposito e si provava a sentire anche la “sua campana”, redigendo così un articolo che avesse i toni propri dello storico Plinio il Vecchio e cioè di mera cronaca dell’accadimento e non di commento, verosimilmente di parte, come avrebbe fatto invece Plinio il Giovane.
    Non vorrei comunque che in realtà, più che uno scontro tra due chef stellati di grande fama, sia uno scontro tra agenzie di comunicazione. Come diceva Andreotti a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca. Ovviamente non mi riferisco a Pignataro che so bene non avere alcuna agenzia di comunicazione.
    Al di là comunque di tutta questa sterile polemica, che sicuramente vista la visibilità dei due chef in questione, certamente non fa bene al settore, la verità, a mio modesto avviso, è che oggi la quantità di chef di qualità che sono in campo è enorme e tutti alla fine lavorano sulle stesse materie prime di base. Quindi è successo e succederà altre cento e mille volte che un piatto di uno chef venga elaborato anche da un’altro se non più chef, magari con piccole e quasi impercettibili varianti, che potranno apparire simili se non uguali, ma senza che se ne faccia una tragedia, fatto salvo che non si abbia la reale e certa consapevolezza che è un reale caso di plagio, che comunque sarà sempre difficile da dimostrare.
    D’altra parte tutti i grandi chef, hanno fatto esperienze in ristoranti stellati di tutto il mondo: ebbene appare evidente che tecniche di lavorazione e materie prime utilizzate siano comuni praticamente a tutti, il che non significa che Sposito abbia clonato il piatto di Romito o viceversa, ma solo che le probabilità che si ripetano cose del genere sono insite e proprie del settore in questione.
    Ad ogni buon conto, spero che gli animi si stemperino e che gli chef si preoccupino solo di soddisfare noi Clienti e non di creare i presupposti per sterili ed inutili bagarre giornalistiche, comunicando un messaggio davvero sbagliato al pubblico, che già inizia ad avere una percezione distorta di uno chef, che da cuoco di eccellenza, si sta trasformando quasi a guida spirituale per una collettività. Signori stiamo parlando comunque di cucina insomma, come si dice a Napoli, e maccarun ca sarz, quindi stiamo tutti calmi e non perdiamo di vista le reali angolazioni delle cose e dei problemi.
    Ad majora

  • Ettore Vivo

    (27 febbraio 2016 - 20:50)

    Credo che non si sia toccato a dovere un argomento in questa surreale discussione: si può giudicare un piatto da una foto? Si può giudicare un piatto dagli ingredienti? Io credo che ci sia qualcosa di contorto nell’uscita di chef Romito. Uno chef che ha avuto il coraggio di lavorare per sottrazione in termini di inpiattamento, tanto da apparire minimalista, uno chef che scrive di sapori ancestrali, di esaltazione mediante “stratificazione” dei sapori, come si legge nel suo ultimo bellissimo libro, come può cadere così in basso accusando l’altro nascente della cucina italiana, il più giovane chef del mondo con 2 stelle Michelin, capace in un paesino diroccato e dimenticato da dio di creare un piccolo tempio del gusto di aver copiato un suo piatto? S’è questa querelle avesse avuto come protagonisti due esponenti dello show biz, avrei pensato ad una trovata pubblicitaria. È talmente palese la caduta di stile, è talmente evidente l’autogol, che non posso che pensare che ci sia stato dell’altro, qualche frase sussurrata a denti stretti ad indurre uno degli chef più importanti d’Italia a buttarsi questa enorme zappa dui piedi. L’immagine di chef Romito che mi ero fatto è troppo diversa da quella che ha dato di se in questa sua uscita: uno chef coraggioso che ha avuto l’ardire di uscire dal filone “Gualtiero marchesiano” che tutti gli chef stellati seguono con orgoglio in Italia, come può giudicare un piatto da una foto e lanciare un accusa tanto grave ad un collega altrettanto geniale? Mi sarei aspettato un atteggiamento del genere da qualche altro chef in declino salvato dalla TV, ma non dal Reale.

  • carlo passera

    (27 febbraio 2016 - 20:53)

    Gentile Giuseppe, torno sulla questione, ma un’ultima volta, per non annoiare ulteriormente, e anche per buon gusto. Ringrazio per la definizione di “giornalista di ampia esperienza e di chiara fama”, troppo buono. Chiara fama non lo so, ampia esperienza ce l’ho: sono giornalista professionista dal 1999, ho ricoperto negli anni perlopiù il ruolo di caporedattore in quotidiani sia cartecei che online, so quindi come trattare una notizia, e anche in tempi brevi come si addice a un quotidiano, ancor più a un quotidiano online, in cui la tempestività è essenziale. E’ insomma improprio dire che, se ho sbagliato, ho sbagliato per inesperienza: se ho sbagliato, ho sbagliato forse per inettitudine, o per dolo, o per colpa grave. Me ne assumo insomma la piena responsabilità. Però non credo di avere sbagliato, tutto qui.

    Riassumo brevemente. Verso le 15 a Identità ci accorgiamo del post di Romito. E’ una bomba, occorre scrivere un pezzo al più presto, la notizia è importante nel mondo enogastronomico, tanto che successivamente, con più o meno ritardo, tutti la riprenderanno. Però siamo professionisti, conosciamo le regole della deontologia, ci affrettiamo a cercare di approfondire. Di chi è il piatto incriminato? Lo ignoriamo: sfido chiunque non lo abbia gustato/fotografato a riconoscere quel piatto di fettucce come attribuibile a Sposito o a chissà chi (infatti l’attribuzione giungerà più tardi, non so se per primo da Luciano Pignataro e Giuseppe di Martino, che il piatto l’han fotografato la sera prima, o dallo stesso Sposito, vistosi chiamato in causa da Romito). Alle 15 nessuna fonte in mio possesso mi dice questo. Lo chef può essere friulano come pugliese come di Canicattì. Certo sarà importante, altrimenti Romito non polemizzerebbe con lui (un tristellato non polemizza con Caio Sempronio dell’Osteria della Fettuccia). Telefoniamo dunque più volte a Romito, per saperne di più, ma il suo cellulare risulta spento.

    Pazienza, la notizia c’è tutta, uno chef celebre verga un j’accuse verso i “copiatori” su Facebook, ossia in pubblico. E’ interessante, il compito nostro è di dare (anche queste) news; manca il destinatario del j’accuse, ma non dubitiamo che emergerà nelle ore successive, e se lo desidererà ospiteremo, anzi solleciteremo volentieri la sua replica (replica a Romito, non a noi, che abbiamo semplicemente ospitato il parere reso pubblico da uno dei maggiori chef italiani, corredandolo di una gustosa citazione a Coco Chanel e di qualche generica considerazione sul fatto che, se si è grandi, si viene copiati).. Dunque, dopo consulto interno, il pezzo va online, verso le 16: siamo abbastanza veloci.

    Parto per una trasferta di lavoro, tre ore d’auto, poi una serie di incontri. Nel mentre Pignataro, che conosce quella foto del piatto avendola scattata, o Sposito, che quel piatto ha realizzato, svelano l’elemento mancante. Leggo la replica, sempre su Facebook, di Sposito: impubblicabile così com’è. Appena mi è possibile, ossia prima di coricarmi, contatto Sposito per chiedergli una replica un poco più pacata, a sua firma o sotto forma d’intervista, lasciando i miei estremi. Il messaggio viene letto in tempo reale – Facebook te lo segnala – ma per tutto il mattino successivo, mentre monta la polemica, Sposito non si fa sentire. Ho un pranzo di lavoro, terminato il quale chiamo dunque io Sposito, per sapere se vuole dire qualcosa.

    Non vuole dire nulla, anzi accusa Identità – cioè nello specifico il sottoscritto – di aver saputo fin dall’inizio di chi fosse il piatto incriminato: fattispecie, oltre che falsa, anche inverosimile e illogica, in quanto 1) non si capisce perché, sapendolo, non avremmo dovuto pubblicare il suo nome, ben capendo che sarebbe comunque uscito (siamo forse masochisti?); 2) se voglio improvvisamente attaccare Sposito, per non so quale oscura ragione – lo abbiamo anche premiato come miglior giovane anni fa – non si vede perché debba ometterne il nome (siamo forse scemi?) 3) ci siamo affrettati, appena emerso il nome di Sposito, a sollecitarne una replica decente (abbiamo forse una personalità bipolare?).

    Insomma, questi i fatti. Spero che questa lunga cronaca possa almeno chiarire in modo gustoso come si è lavorato. Buona cena a tutti :D

  • Luca

    (28 febbraio 2016 - 02:13)

    Scusate, ma perchè non pubblicabile? Non esiste la sintesi giornalistica?

  • Giuseppe Capece

    (28 febbraio 2016 - 11:09)

    Caro Carlo Passera, finalmente……. Una spiegazione ragionevole, che nessuno comunque si era permesso chiederle, almeno in questi termini e cioè di cronaca delle sue giornate, è arrivata. Mi permetta comunque di ribadire un concetto, non a Lei ma agli chef e colgo l’occasione da Lei datami per farla: pensate a cucinare e bene, le polemiche se ne vedono già abbastanza in televisione grazie al teatrino della politica (che Dio ci scansi e liberi). Forse anche per le stelle bisognerebbe adottare le cautele dettate dalla valutazione non solo della bravura ma anche dall’età dello chef da premiare, perché credo che l’essere titolari di una, due o tre stelle addirittura, debba significare anche avere la maturità, e quindi probabilmente l’etá, per evitare di innescare polemiche sterili e pericolosamente demolitive dell’immagine di se stessi e del settore lavorativo (perché di questo si tratta in definitiva) che si rappresenta. Buona domenica e, come dice il grande Papà Francesco, Buon Pranzo a Tutti.
    Ad majora.

  • armando sposito

    (28 febbraio 2016 - 11:16)

    Pregiatissimo  Passera,
    la sua versione non sta in piedi e bene ha fatto Sposito a non accettare di far repliche, visto che è  improbabile che chi si è  comportato come lei in un primo momento, poi possa far meglio. Evidentemente Sposito non crede alla sua versione dei fatti.
    Proprio cosi!! Anche io !! Perché chi come me ha seguito passo passo la vicenda, leggendo la splendida  recensione di Pignataro e quasi contemporaneamente quello che lei ben sa’ (lo  afferma in replica lo stesso Luciano Pignataro che, fin troppo garbatamente e con grande professionalità le ha risposto ) il suo errore grave,  è  stato di non essersi accorto, per disattenzione afferma, di quanto accadeva sulla stessa pagina dalla quale guarda caso ha attinto lo scoop (  in quel momento era concentrato) e cioè  che lo chef in questione fosse Francesco Sposito, tirato in ballo da un collaboratore stretto del “Re Mito “, certo Sinesi ( somemelier del reale)che a sua volta in considerazione  dell’autogol ha pensato bene di ripulire il suo profilo facebook dopo averne dette di cotte e di crude ( anche qui però  tempestivamente sono stati salvati in apposita cartella i commenti visto oramai che siamo , non comprentendone le ragioni, sotto attacco mediatico , e’ evidente).A proposito di evidente cattiva informazione, anche un altro importante Blogger( Dissapore) riporta lo scoop. Qui stranamente le foto dei due piatti in questione risultano similari poiché per incanto su quello di Sposito compare uno strano colore “rosso” che rende simili i gli stessi….cosa è  successo??? La foto originale postata inizialmente da Pignataro man mano viene modificata e quale lo scopo se non quello di voler a tutti i costi dimostrare che è una “copia “. La cattiva fede anche li è evidente nella sintesi dell’accaduto dove la “giornalista”come lo è lei, stravolge completamente il senso, anche li schierandosi apertamente con il”Re Mito”.
    Ritornando a noi, mi spiace per lei ma, come ancora una volta  Pignataro afferma, il suo errore è  l’ aver dato per scontato che la versione “Reale” fosse il Vangelo II Nikola!!!
    A tal proposito le consiglio di leggersi quanto ha postato il Maestro Igles Corelli in merito a questa vicenda sul suo profilo . E’ li  che afferma che ovemai fosse possibile un copyright  di una ricetta o un procedimento, quello in questione non sarebbe certamente da attribuire al” Re Mito” poiché di già  nel 2003 con il contributo del suo discepolo Francesco  Sposito attuava procedimento di estrazione a freddo nel ristorante  ” La Tamerice “.
    Anche qui molto commovente la versione del ” Re Mito ” che giustificava la rabbia rispetto alle tante ore ed ore di sperimentazione per sviluppare e portare a termine il processo di estrazione( poteva chiamare Corelli avrebbe risparmiato molto del suo preziosissimo tempo )
    Lei , caro Passera ,  ha creato un caso!! Trasferendo un post dal profilo facebook di un pluristellato chef alla sua testata giornalistica ” Identita’ Golose “. Se fosse stato piu attento, forse non sarebbe successo nulla o forse si, sta di fatto che chi ha scatenato questa commedia all’italiana è  stato lei e tutti ci siamo segati le palle come solo noi Italiani sappiamo fare, cosi come afferma  giustamente Paolo Vizzari.
    Tutti sapevano bene cosa stava accadendo, tutti quelli che ponevano attenzione alla questione sapevano bene di chi parlava, tranne lei????
    Caro Passera le correnti ascensionali del Cervinio, da dove ha chiamato e ricevuto un secco no da Sposito,  non  le hanno permesso un  volo tranquillo,  a queste  altitudini ci vogliono ali forti e tanta attenzione.
    Comunque oramai chi legge certamente avrà ben chiaro cosa è  successo: qualcosa non è  andato per il giusto verso. Spero la prossima volta starà più attento perché noi saremo vigili.
    Di una cosa sono sicuro, molti avrebbero piacere di verificare nella pratica questo presunto “Plagio” , in campo semmai , verificandone le sostanziali differenze!!
    BENE, SONO CERTO CHE FRANCESCO SPOSITO NON SI TIREREBBE INDIETRO!
    Armando Sposito
    #ladisfidadellafettuccella

  • Giuseppe Capece

    (28 febbraio 2016 - 11:17)

    P.S. Come dicevano i latini “relata refero”: sembra comunque, da notizie assunte, che diversi chef abruzzesi siano Incazzati come delle iene, perché ritengono che proprio il ns. grande Romito abbia ispirato alcuni suoi piatti di punta a piatti elaborati da questi ultimi, opportunamente però rielaborati e certamente migliorati. Come dire, le basi della cucina molte volte sono sempre le stesse. È chiaro che se io chef sono stato a lavorare o a fare esperienza in un locale e magari vedo come viene fatta la lingua di bue in quel locale, poi magari riprendo quel piatto migliorandolo, anche se la base di preparazione è la stessa, non posso certamente essere accusato di plagio, sempre di lingua di bue si tratta.
    Ad majora

  • carlo passera

    (28 febbraio 2016 - 12:44)

    Gentile Armando Sposito, liberissimo lei o qualcun altro di pensare che io abbia lavorato male, ci mancherebbe. Chi scrive per un pubblico si espone continuamente al suo giudizio. No problem, nessun rancore. Lei pensa che io abbia lavorato male, io difendo il mio lavoro, ci sta, sa quante volte capita nella mia professione: fossero solo questi, i problemi… Bazzecole.
    Di tutta la vicenda, quello che mi spiace è che lei, Francesco e magari altri pensiate a una mia malafede. Questo tocca la mia etica giornalistica, e dunque risulta fastidioso (pazienza, eh… Non si può essere stimati da tutti).
    Vede, lei scrive che la mia versione “non sta in piedi”, citando a proposito “la splendida recensione di Pignataro e quasi contemporaneamente quello che lei ben sa” e richiamando un intervento di Sinisi – che non conosco, non so chi sia, colpa mia – che avrebbe per primo rivelato come di Sposito si trattasse, se ben capisco. Ecco, non so a che ora Sinisi abbia scritto non so cosa e dove, non l’ho francamente letto, né è recuperabile, mi conferma lei. Facile che mentre Sinisi scriveva io fossi perlomeno impegnato già alla guida verso la montagna, il mio pezzo online da tempo.
    Comunque, giusto per mio sfizio, mi faccia sapere a che ora Sinisi scrive non so cosa: magari mi è sfuggito. La scansione temporale è però importante, e dimostra quanto ho raccontato sopra, mettendo invece in crisi (basta ragionare, se si vuole farlo) quello che dice lei: io scrivo e faccio le mie ricerche tra le 15 e le 16 (infatti condivido il pezzo su Facebook poco dopo, alle 16,17, come verificabile). La replica di Sposito appare sul suo profilo Facebook – anche questo verificabile, basta andare a vedere – alle 20,23, quando il mio pezzo è online già da quattro ore e mezza. E poi lei cita Pignataro: ma anche qui non ci siamo. Luciano nel suo pezzo riprende – riportandolo integralmente – il commento di Sposito su Facebook, che è appunto delle 20,23: quindi – non avevo peraltro io motivo di controllare Pignataro minuto per minuto, che ne sapevo che lo chef coinvolto fosse campano e non sudtirolese? – immagino Luciano scriva non so a che ora, ma DOPO le 20,23, come forse potrà lui stesso confermare. Dunque: il nome di Sposito esce dopo ore dal mio articolo. E, appena apprendo la cosa, quindi in tarda serata, mi riprometto di contattare suo figlio, come ho di conseguenza fatto appena ho tecnicamente potuto.
    Tutto questo, giusto per tentare di rasserenarvi, sperando di poter presto venire da voi a mangiare un bel piatto di fettucce, mi dicono siano ottime. Cordialmente,
    Carlo Passera

    ps: per rispondere anche al signor Luca: la replica di Sposito non era immediatamente pubblicabile a causa dei toni usati. Certo, esiste la sintesi giornalistica. Ma avendo appreso della replica stessa, come detto, dopo e non prima che l’interessato l’avesse scritta (qui Lapalisse impera), ossia dopo le 20,23, esiste anche una valutazione giornalistica che suggerisce: ok, la replica così com’è risulta impubblicabile, ora è tardi per concordarne un’altra con l’interessato, quindi contatto Sposito e gli propongo di sentirci domattina. Come ho peraltro fatto.

  • armando sposito

    (28 febbraio 2016 - 13:08)

    Come posta Pignataro qualche minuto fa : igles Corelli decreta il Game Over.
    Personalmente non intendo più consumare sapone su questa incresciosa vicenda.
    Alla prossima

  • Luca

    (28 febbraio 2016 - 18:31)

    Quello che mi viene in mente da questa vicenda umanissima di scazzi tra cuochi professionisti di altissimo livello, che tra loro hanno la libertà di difendersi e mostrare gli artigli per difendere anche l’immagine, oggi così importante, è che probabilmente hanno più da perdere da cose così.

    La magia dell’accoglienza di posti come i loro è dovuta, per me, alla qualità sopra la media dei piatti, ma soprattutto all’ambiente e all’atmosfera incantata che in questi luoghi senza tempo, nelle serate riuscite, si crea.
    Non intaccatela, per favore. Il patrimonio dei vostri luoghi è anche e soprattutto incorporeo.

    Chiedo scusa al Sig. Pignataro per il secondo post, ma preferisco andare da bravi cuochi dei quali mi piaccia anche come gestiscono la propria incazzatura.

  • bruno

    (29 febbraio 2016 - 11:27)

    posso invitarvi tutti al bar a prendere una camomilla?? litigate sui massimi sistemi per una pasta con i gamberi??…
    francamente , mi sembra tutto banale.Che gli chef ritornino a concentrarsi meglio sulla “cucina” (in toto) ed a regalarci emozioni! lasciate queste polemiche ad altre categorie,per favore!

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