Olio d'oliva, il Sannio perde le dop

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'O ciuccio miezz 'e bott'

Questa foto simboleggia alcuni protagonisti dell’olivicoltura sannita: mentre si combatte la battaglia del mercato globale il nostro ciucciarello spera di scansare i colpi mentre si domanda: <Cosa sta succedendo?>.
Non credevo ai miei occhi quando ho letto la notizia sulla Gazzetta Ufficiale dell’11 ottobre: il Ministero delle Politiche Agricole ha revocato la protezione alla dop Colline Beneventane. Ho fatto la mia piccola inchiestina da bravo cronista di provincia. Alla ben stramba richiesta di una doppia dop (Colline Beneventane e Sannio Caudino-Telesino) invece di una semplice e facile come Sannio (bastava copiare il Chianti invece di perdere anni interminabili a discutere sulle qualità dell’uno e dell’altro olio) l’Unione Europea ha risposto rimandando indietro la pratica con una lunga serie di chiarimenti. Secondo un tecnico, alcuni così dettagliati e precisi che sembrano essere suggeriti da aziende che si opponevano al prestigioso riconoscimento per evitare controlli ulteriori e soprattutto spese. Nessuno si è mai presentato a Bruxelles per darli. Nessuno. E nessuno ha risposto alle sollecitazioni del ministero. Nessuno.
Ecco, quando si parla di Sud, purtroppo c’è anche questa miopia, questa incapacità di guardare al giorno dopo, non misurare quello che fa il vicino ma capire cosa succede del mondo, la ritrosia ad investire per paura ancestrale delle carestie. La Regione aveva fatto completamente la sua parte perché l’assessorato all’Agricoltura opera da sempre normativamente molto bene in questo come in altri settori. Ma, giustamente, per fare un matrimonio bisogna essere almeno in due: e se l’imprenditore non ci crede perché mai dovrebbero farlo i politici e gli amministratori? Una volta tanto la società politica è più avanti di quella civile.
Dove sono finiti i buoni propositi delle decine di convegni fatti, i programmi sul turismo enogastronomico, l’insistere sulla qualità del prodotto come pre-condizione per vincere la sfida del mercato? Nel vento, ecco dove sono. Sono serviti solo a rimpinguare le casse degli studi grafici che hanno preparato le brochure e i manifesti.
Non giudico le persone tra buoni e cattivi, ma tra quelli che costruiscono, quelli che frenano e quelli che amano distruggere e criticare sempre per darsi un ruolo, come i teppisti fascisti di Sofia, per il semplice gusto di distruggere. Sono gli impulsi irrazionali covati in ogni società, la rivolta della componente animale a quella razionale.
Complimenti dunque a chi è riuscito a far saltare le dop, complimenti anche ai produttori che non se ne sono interessati disertando tutte le riunioni. Continueranno a vendere il loro prodotto sottocosto e a parlare di crisi invocando sostegni.
Ah, un prima bella conseguenza c’è già: i fondi europei della misura 133 destinati alla promozione, circa 10 milioni di euro, sono giustamente destinati solo ai prodotti dop e igp (anche doc e docg). A beneficiarne allora, saranno solo i produttori della provincia di Salerno (dop Cilento e Colline Salernitane) e di Napoli (dop Penisola Sorrentina).
Bravo dunque, chi ha fatto saltare le dop dell’olio.

Ci consoliamo con un apologo musicale (in puro stile Erro) ove David è l’olivicoltore, la pantera è il mercato