Ormeasco di Pornassio. Piccola denominazione senza tempo

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Ormeasco di Pornassio Superiore

di Fabrizio Scarpato

Ormeasco di Pornassio. Suona come un nome antico, di cavaliere inchiavardato nella corazza d’acciaio, cigolante sulla sua gualdrappa, eppure fiero, ruvido, semmai solo un po’ smarrito, come superato dai tempi. Oppure lo immagini come un luogo magico, abitato da ruvidi folletti, nascosto al mondo da inaccessibili anfratti, mascherati dietro veli d’acqua di imponenti cascate.

Eppure è un vino: ormeasco il vitigno, Pornassio il luogo. Entrambi lontani e quasi irraggiungibili nel più profondo entroterra di Imperia, nel tratto più selvaggio della valle di Arroscia, quello che sarebbe lo schienale della sedia a sdraio sui cui le acque del torrente poggiano fino al mare, il ramo che corre a settentrione, verso il Piemonte, verso le montagne innevate. Non prima di aver dimenticato per strada il giallo pigmentato del pigato, quasi fosse un ciclista in affanno sulle prime salite; non prima di essersi presentati al binario 9 e trequarti della stazione di Pieve di Teco, per salire sull’espresso per Hogwarts, diretti verso un altro mondo.

Essendo irrimediabilmente in là con gli anni, il maghetto mi snobberebbe babbaneggiandomi, e forse per lo stesso motivo anche le dolcezze del Parnaso mi sembrerebbero fuori luogo. Il pensiero corre invece per assonanza al dottor Parnassus e al suo specchio magico, che trasforma e rigenera chi l’attraversa, aprendogli le porte dell’immaginazione e della fantasia. Mi accompagna nel viaggio un Virgilio di rosso vestito, un copricapo a punte sghimbesce e la sicurezza di chi conosce la strada: mi rifocilla incoraggiandomi con un bicchiere di Ormeasco e una pagnotta cotta a legna, prima di raggiungere la meta, oltre la roccia, dopo aver impavidamente attraversato il muro d’acqua delle cascate di Mendatica.

Ormeasco di Pornassio

Oltre le nuvole e i vapori, il sole illumina la conca vitata di Pornassio, trentotto ettari coltivati a ormeasco, un mondo di colori. Il dolcetto a raspo verde, le vigne che in autunno han le foglie rosse, il verde degli alberi di fico e l’argento degli ulivi, sotto il cielo blu e il bianco della neve sulla cima delle montagne. Un campanile spunta tra i vigneti, unica forma aguzza tra onde concave e convesse, spruzzate di giallo, di rosa, di viola. Un arazzo multicolore, come lo definì un altro esploratore, il nobile Mario Soldati, affascinato dal contrasto tremendo tra evidenti, enoiche espressioni d’amore e la violenza pittorica del paesaggio. Ruvidezza sanguigna, ché nel lontano medioevo i signori non esitavano ad impiccarti se ti prendevano con un acino d’uva tra le mani. E dire che allora di uva ce n’era veramente tanta.

Oltre lo specchio magico i gesti appaiono più veri. Genuini, direbbe qualcuno. Sopraffatto da un attacco di orticaria, mi riprendo spostando le ultime due lettere in capo alla parola: e genuini diventa ingenui, naifs, che suona invero più realistico. E come potremmo altrimenti definire il rosa degli Sciac-trà? Una tonalità che ci porta lontano, dimentica del corallo, molto vicino al confetto, al tulle delle ballerine, al rosolio della nonna, venato ogni tanto da sfumature cardinalizie e sempre di una luminosità acida che rassicura, che fa volare l’immaginazione.

Sciac-trà

Non sempre riesci ad accettare richiami caramellistici, un paio di volte i folletti del luogo esagerano col bubble gum o lo smalto per unghie (cosa se ne faranno?), ma quando ti accarezzano i profumi di rosa e ciliegia, quando un velo di tannino e una spruzzata di spezie equilibrano il sorso, allora, come avviene col bicchiere di Tenuta Maffone, sfiori serenamente il confine dell’eleganza.

Poi il rosa si fa rosso, e la ciliegia s’afferma tra piccoli frutti di sottobosco, ribes e mirtilli scattanti e mai indulgenti, piuttosto acidi, invece, a tenere dritto l’Ormeasco nel bicchiere, in equilibrio ruspante tra polpa e freschezza. Nella dozzina di proposte rimbalzano diverse vedute, diverse filosofie, forse anche cavallereschi conflitti, magari generazionali, a testimoniare un percorso di conoscenza, talora di esperienza, talora di sfida: nei millesimati tra lo zerododici e lo zeroundici, i tannini levigati e gentili premiano la delicata introversione dei bicchieri di Colle Sereno e Tenuta Maffone, ma anche la forza del legno grande, espressa senza ostentazione dall’Ormeasco di Cascina Nirasca.

Vigneti a Pornassio

Quando poi il rosso rubino s’addensa nelle tonalità del granato, la frutta si fa matura e il sorso più pieno, come d’incanto cominciano a farsi strada inconfondibili note di macchia mediterranea, di menta e corbezzolo. Un che di balsamico e corroborante, rimando, nemmen tanto subliminale, al mare lontano. E il mare richiama la forza e la spensieratezza della gioventù, nonostante il millesimo scali inesorabilmente. Tra un sorso ancora carico di spinta dell’Ormeasco 2010 di Fontanacota e le lacrime dense di ciliegia sotto spirito, i legni e il tabacco del Braje 2007 di Lupi, affiora il fondato sospetto che il dottor Parnassus, in cambio della multicolore bellezza senza tempo di quei luoghi, in cambio insomma dell’eterna giovinezza, abbia dovuto vendere l’anima al diavolo. Rischio di restarne ammaliato, ma anche vagamente intimorito.

Sollecito, Virgilio mi mena in salvo, di qua dalle cascate. Ci sediamo nel bosco, in compagnia di dame e cavalieri d’oggidì. Rotolano tra i ciottoli bottiglie di Sciac-trà, fredde dell’acqua del torrente. Virgilio, smessa la tunica rubiconda, ci offre un Ormeasco del suo, pimpante e iodato, e apre un passito rosso di Colle Sereno che sa di Porto, solo con più freschezza: s’apparecchia con farinata e capretto, si gioisce con una torta al cioccolato fondente.

Forse era davvero il Parnaso, luogo di bellezza senza tempo. Poi, su una foglia si posa una splendida farfalla bianca: non mi stupirei se fosse una rarissima “Parnassius guccinii”. No, a pensarci bene, non mi stupirei proprio.

 

Virgilio è Augusto Manfredi, delegato Ais di Imperia

 

Ormeasco di Pornassio / Piccola denominazione, grandi vini

Enoteca Regionale della Liguria e Ais Liguria, Delegazione della Spezia

Castelnuovo Magra, La Spezia

2 commenti

  • vincenzo busiello

    (31 maggio 2013 - 07:59)

    un articolo che è come un bel sogno.

  • Augusto Manfredi

    (1 giugno 2013 - 18:39)

    Grazie Fabrizio delle tue belle parole. Hai un doppio merito . Oltre ad aver centrato in pieno l’essenza della serata sei

    anche riuscito a prendere uno scudiero e farlo diventare per un giorno cavaliere…Di nuovo grazie..

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