Osteria Valleverde Zi’ Pasqualina, il Taurasi di Sabino riscalda il cuore

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Sabino Alvino versa il suo Taurasi

Atripalda, Irpinia. Valleverde -Zì Pasqualina.

Difficile dire per quanto tempo ne avremo. Di posti così: cucina semplice di memoria, più che di territorio visto che attorno nelle case ormai si cucinano congelati e si mangiano imbustati. Di tradizione e mestiere, dove la gente si ferma semplicemente a pranzo come abbiamo fatto noi: una pausa di un’ora dopo aver girato sulle strade innevate tra Montefalcione e Lapioa caccia di Fiano.

patane, cruschi, pipilli e ove!!! ;-))

E trovare un piatto che nessun albergo a cinque stelle del mondo ti può offrire la mattina perché il cibo lo scelgono i ragionieri e non chi cucina per avere il margine massimo possibile di guadagno.

Lapio il paesaggio innevato

L’osteria è un po’ così. Dove la quarta volta che vai conosci i clienti, il trattore sa i difetti di ciascuno, gli presenta a tavola quello di cui è più goloso, evita quello che non gli scende. Come stare a casa e uscirsene dopo aver pagato il giusto.

a tavola

Non è il rimpianto della cucina della nonna di Tayllerand-Bonilli, è la nostalgia di atmosfere che ormai si trovano solo in campagna e che per frequentare devi pagare il pegno di uscire dal metrò-Mondo e fermarti.

Valleverde Zi Pasqualina

Si tratta di una ristorazione di servizio, come quella di casa quando si sta attenti. E si riempe sempre a pranzo per questo. Ma anche di medicina preventiva perché olio e sale li controlli come se stessi tu in cucina.

cecatielli e fagioli

Bevo il Taurasi di Sabino. Nas, Asl, Agenzia delle Entrate, Finanza, Ispettorato del Lavoro non perseguitano le grandi multinazionali che propongono cibo oncologico. No, non potrebbero perché le leggi le hanno fatte loro. Passano la giornata a dare la caccia ai piccoli perché è sempre sui deboli che si possono imporre divieti e gabelle. Uccidendo l’identità per favorire il consumo globale imposto dalle multinazionali.

Peperoncino sui cecatielli e fagioli

Perché la migliore delle aziende alimentari internazionali non potrà mai fare un piatto buono come questo della mamma di Sabino e finché ci sono queste tracce il paragone diventa pericoloso. Ha già scritto tutto Orwell.
A pochi metri stazioni di servizio vendono cibi ricchi di sali, grassi saturi,privi di fibre, ma non hanno il fastidio.

Il Taurasi di Sabino Alvino

Si, il Taurasi Sabino me lo deve dare senza etichetta, nonostante lo faceva da Aglianico il padre da oltre quarant’anni. Non può scrivere nulla altrimenti diventa un truffatore, lui che vende il Taurasi da uve Aglianico.
Ce lo propone come vino sfuso. Ma noi sappiamo che è Taurasi: il 2007 è ricco di frutta superbo, minerale e fumè.
Lo trovo solo qui, come tutti i grandi prodotti del vero artigianato italiano perseguitati dalle leggi europee scritte dalle multinazionali e approvate da politici che non hanno alcun interesse a difendere sperdute produzioni.

il Taurasi di Sabino

Ed è allora che penso a quanto sono ricco. Così ricco da potermi permettere di andare in posti dove si paga poco:-)
Che Dio mandi all’inferno tutti i parlamentari europei, dal primo all’ultimo. Messi insieme non valgono la mamma di Sabino.
Per il mio e il vostro benessere, intendo.

6 commenti

  • Lello Tornatore

    (8 febbraio 2013 - 15:23)

    Ah chè, mò te ne vieni??? ;-))

  • Marco Contursi

    (8 febbraio 2013 - 15:37)

    Non solo i parlamentari europei ma anche quelli italiani…..tutti al rogo e poi nella fogna che non so buoni neanche arrostiti.

  • Giulio Cantatore

    (8 febbraio 2013 - 15:53)

    Luciano come non darti ragione in tutto e per tutto, io sono l’ultima persona che deve parlare della Signorilità della Famiglia Alvino dal papà Rino che ci sorride dal cielo ai sorrisi mai richiesti ma elargiti sempre da mamma Enza insieme ai suoi piatti semplici ma che li porti sempre nel cuore, a Zia Pasqualina a Sabino ed agli altri componenti della famiglia , una famiglia da cui tutti dobbiamo prendere come esempio sia nella ristorazione che nella vita.
    Ricordo ancora come fosse ieri quando quasi vent’anni fà mi affacciai per la prima volta in via Pianodardine , mi accolse con grande affabilità Sabino io che ero e sono un perfetto sconosciuto anche se ero in anticipo con la prenotazione. Mi sento anch’io davvero un privilegiato perchè ho assaggiato diverse volte il Taurasi di Rino in questi anni, ma in più sabino mi ha fatto conoscere tanti grandissimi vini e produttori eccelsi di cantine Irpine e per questo io non gli sarò mai abbastanza riconoscente.

  • Slow Food Vesuvio

    (8 febbraio 2013 - 16:15)

    Questo pezzo è una ventata di aria fresca, proprio bello bello!

  • Giuseppe Capece

    (9 febbraio 2013 - 10:11)

    Bevo il Taurasi di Sabino. Nas, Asl, Agenzia delle Entrate, Finanza, Ispettorato del Lavoro non perseguitano le grandi multinazionali che propongono cibo oncologico. No, non potrebbero perché le leggi le hanno fatte loro. Passano la giornata a dare la caccia ai piccoli perché è sempre sui deboli che si possono imporre divieti e gabelle. Uccidendo l’identità per favorire il consumo globale imposto dalle multinazionali.

    Ho riportato integralmente la frase della tua recensione, in quanto credo che vada trascritta nel cuore di ognuno di noi che vive ala continua ricerca dei sapori veri, della verità quasi filosofica nella genuinità e tradizione dei prodotti. Insomma ti ringrazio per aver posto l’accento su questo tema e speo che la gente capisca che se vogliamo restare tali e cioè esseri umani, le cose da te dette debbono rappresentare il principio informatore del ns. agire quotidiano, nella ricerca dei prodotti da consumare.
    Ad majora.

  • Oreste

    (10 febbraio 2013 - 07:27)

    Forza e grazie Luciano!

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