Ostia, ristorante Il Tino: i nuovi piatti di Lele Usai. E’ nata una stella

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Il Tino di Ostia: Lele Usai e Claudio Bronzi

di Virginia Di Falco
Come passa il tempo. Poi succede che Facebook con le sue foto prende in giro la memoria, e così ti sembra sempre di seguire da vicino gli chef, almeno quelli più attenti agli aggiornamenti via web. E invece no.
E’ successo così per Il Tino di Ostia. Mancavo da più di due anni dalla cucina di Lele Usai ed ero convinta che fosse molto meno.
Anticipo da subito che mi è piaciuto e che sono stata proprio contenta di aver seguito il consiglio di un caro amico di ritornare.

Il Tino, i grissini al nero di seppia

L’accoglienza di Claudio Bronzi in sala non ha perso lo smalto che ricordavo. La sua curatissima e sempre curiosa carta dei vini continua ad essere costruita, smontata e ricostruita per trasmettere il piacere e il gusto di bere. Con in più una incoraggiante proposta di wine pairing a 25 euro che segue tre percorsi: il territorio, con le migliori etichette del Lazio; i suoli vulcanici del nostro Paese, e i vini della Loira.

Il Tino, l’ostrica di benvenuto

Il servizio si muove con grande cortesia tra i tavoli, ambiente essenziale ma curato, tempi giusti, anche con le sale piene per il pranzo della domenica.
Si parte subito con un benvenuto che è davvero tale: un saluto per mettere a proprio agio e anticipare il filo conduttore del pasto. Mare, iodio e abbinamento alcolico perfetto: un’ostrica al lime e un calice di Pommery.

Pane, panini e grissini giganti al nero di seppia sono fatti in proprio.
Tra gli antipasti, gamberi rossi crudi con il finocchio ad esaltare la freschezza e un accenno di sambuca e caffè a bilanciare la dolcezza. Davvero un bello starter. Così come appagante risulta il salmone con il finto caviale al miso su una crema di topinambur.

Il Tino, il crudo di gamberi rossi
Il Tino, pane e panini
Il Tino, il salmone

Per gli amanti dei crostacei il nuovo risotto al Campari con camomilla selvatica è praticamente un calcio di rigore: cottura perfetta, ricchezza di materia prima con l’aromaticità particolare del bitter a legare il tutto (e dove la camomilla si perde, a dir la verità). Profumati e schietti gli gnocchi al mandarino, con l’agrumato in bella coppia con la trippa di baccalà, grassa e croccante e gli spinaci un po’ amari, un po’ piccantelli.

Il Tino, risotto al Campari e crostacei
Il Tino, gnocchi al mandarino
Il Tino, anche la semplice pasta al pomodoro è piaciuta!

Grande rispetto per la freschezza della materia prima anche nel sandwich di triglia con finocchio selvatico e cime di rapa: panatura croccantissima ma sottile come un’ostia, il verde a colorare, profumare e arricchire il piatto con una piacevole nota amarostica.

Il Tino, sandwich di triglia

Si chiude come meglio non si potrebbe: “dolci non dolci” che non appesantiscono nel finale con l’eccesso zuccherino. Un pre dessert alla nocciola con crumble al malto, molto indovinato e gradevole, precede la mela verde e yogurt, dove il frutto è ricostruito grazie ad una leggerissima sfera di cioccolato bianco adagiata su una nuvola di latte fermentato. Mentre  la “Passeggiata a Castelfusano” è l’altro dessert al cucchiaio, con fragoline di bosco, croccantino di pinoli e una mousse ai profumi della pineta.

Il Tino, il pre dessert al malto e nocciole
Il Tino, mela verde e yogurt
Il Tino, la mela … aperta
Il Tino, “passeggiata a Castelfusano”

L’impressione generale è di una cucina molto moderna, con tante idee sperimentate con sapienza e misura che trovano poi nel piatto finale il loro equilibrio. Ecco, forse è proprio questo che continua a piacermi molto della cucina di Lele Usai: anche l’ingrediente più estroso, che magari può far storcere il naso ai meno curiosi,  trova sempre il suo posto in un gioco di equilibri e abbinamenti molto immediato. E, soprattutto, comprensibile senza per questo risultare noioso.

In carta trovate anche i suoi piatti migliori del 2012 e 2013, come i buonissimi spaghetti ai ricci con i petali di rose. Come a dire, la memoria va sempre coltivata, anche quella più vicina.

 

Conto, alla carta, sui 50 euro. Menu degustazione con sei portate (il dolce a scelta) a 50 euro; menu degustazione con la possibilità di ‘pescare’ a piacere tra i piatti della carta (sempre 6 portate) a 60 euro. Last but not least, tra le note di merito, dunque, un ottimo rapporto qualità prezzo.

 

Via dei Lucilii, 17/19
Lido di Ostia
Tel 06.5622778

Dal 15 settembre al 15 giugno:
Giorno di chiusura lunedi, aperto sempre a cena dal martedi alla domenica e la domenica anche a pranzo

Dal 15 giugno al 15 settembre:

aperto solo a cena dal lunedi al sabato; chiuso domenica
www.ristoranteiltino.com

 

Un commento

  • Angelina

    (21 febbraio 2014 - 12:00)

    Provato, si mangia benissimo…….

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