Il Palio del Grano a Caselle in Pittari

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I canestri in vimini portati dalle donne contengono il cosiddetto aglio, una panella ripiena con ortaggi, frittata, caciocavallo e salumi
I canestri in vimini portati dalle donne contengono il cosiddetto aglio, una panella ripiena con ortaggi, frittata, caciocavallo e salumi

di Gemma Russo
Foto: Yvan Scognamiglio, Mario Pierro, Lucio Sorrentino
Regia: Marius Mele

Il campanaccio sarà scosso da Michele Granato, presidente della locale Pro Loco. Colpi secchi che decreteranno l’inizio della gara. Gli otto rioni, con i compari, sono in posizione, all’altezza della relativa striscia di terra. Le falci sono in spalla, i proteggi dita alle mani, i lacci con cui si legheranno le fascine strategicamente stretti intorno alla vita della spigolatrici.

Le bandiere degli otto rioni
Le bandiere degli otto rioni

Tutti sono pronti, all’erta. Il campanaccio decreta la partenza, mosso da colpi secchi. Si inizia a falciare veloci, dando spazio ai mietitori.

Trepidanti le spigolatrici attendono dietro, pronte ad entrare in azione. Tra queste, per il rione Maronna ra Grazia, ci sono anche io, spigolatrice d’occasione, campista per scelta. Sì, perché alla quinta edizione di CampdiGrano, svolta nella settimana che precede il dodicesimo Palio del Grano di Caselle in Pittari, delizioso comune del Cilento, sono tra i partecipanti.

Caselle in Pittari
Caselle in Pittari

Raccogliamo le spighe in fasci abbastanza grossi. I lacci sono limitati, potremmo non farcela. Faccio passare il filo da sotto, abbracciando il fascio. Posiziono la prima gregna sulla gamba destra piegata e, guidata da Immacolata, mamma di Rossella e Antonio Torre, tre gli impeccabili organizzatori, la lego. Osservo mentre compone veloce i propri fasci.

Tutti i partecipanti a Campdigrano sono impegnati nella gara. Chi sul campo, chi di supporto, completamente assorbiti dalla realtà rurale ed emozionale del paesino, sovrastato dalla torre medievale che porta anche nello stemma. Non sembra Campania il paesaggio intorno. Il borgo, arroccato, guarda verso Monte Cervati. Ha le fondamenta nella roccia, che è carsica, impervia.

Campi, grano, abitazioni e genti, nonostante la globalizzazione e le difficoltà del territorio, convivono, trasmettendo un equilibrio resiliente e non resistente. C’è differenza. Due anni fa, durante un incontro regionale Slow Food, ho sentito pronunciare, per la prima volta, la parola resilienza. A farlo, fu proprio un casellese, Antonio Pellegrini, detto Colalatte.

Le parole hanno un significato oggettivo e uno soggettivo. Quest’ultimo conserva il primo ma si completa con l’esperienza diretta di chi vive una determinata realtà o la racconta. In questa settimana, ho vissuto la parola resilienza attraverso gli occhi determinati di Antonio, in campo aperto, nella biblioteca dei grani.

I miei ragionamenti sono interrotti dall’incitazione di Michele Sica, detto Bosconauta: “Siamo in svantaggio, cerchiamo almeno di mantenere la posizione dello scorso anno”.

Uno dei rioni ha terminato la prima delle due strisce di campo e s’appresta a fare la pausa ristorativa.

In men che non si dica, lo spazio orizzontale, posto tra la parte di campo già falciata e quella ancora da falciare, si trasforma. Teli stesi in terra, acqua e vino in otri di terracotta, canestri in vimini portati dalle donne. Contengono il cosiddetto “aglio”, una panella ripiena con ortaggi, frittata, caciocavallo e salumi.

È la colazione contadina.

Il campanaccio dà il via alla seconda parte della gara. Siamo formiche tra l’oro del grano, ubriaco di sole.

Palio del grano, Ci si prepara alla gara
Palio del grano, Ci si prepara alla gara

Si intravede la bandiera del rione alla fine del percorso. Non è una delle varietà antiche quella che si sta mietendo. Un raccolto fatto con varietà autoctone non sono ancora riusciti a farlo, ma per perseguire il risultato bisogna persistere sulla strada. Hanno appena intrapreso il viaggio e devono diventare esperti.

Palio del grano, Le falci sono in spalla, i proteggi dita alle mani, i lacci con cui si legheranno le fascine strategicamente stretti intorno alla vita della spigolatrici
Palio del grano, Le falci sono in spalla, i proteggi dita alle mani, i lacci con cui si legheranno le fascine strategicamente stretti intorno alla vita della spigolatrici

Ci riusciranno, sono partiti dalla sapienza contadina. Hanno apportato a questa l’innovazione, imparata con lo studio, quello stesso che li ha fatti andare lontano per poi scegliere di tornare alla terra. La Natura gli renderà il raccolto, ma ai propri tempi.

L’incitazione cresce. Dal palco, è Giuseppe Rivello, fiduciario della locale Condotta Slow Food, a raccontare l’evoluzione della gara. Rione a’ Chiazza ha costituito la propria vurredda. S’avvia alla vittoria.

Palio del grano, Nell’aia, fatta con acqua, escrementi di vacca e paglia, i buoi s’apprestano alla cernita del grano
Palio del grano, Nell’aia, fatta con acqua, escrementi di vacca e paglia, i buoi s’apprestano alla cernita del grano

I mietitori del rione di cui faccio parte hanno accelerato il ritmo, imprimendo la variazione a noi spigolatrici. C’è chi raccoglie, chi passa il grano, chi chiude le gregne, chi le porta al vurreddista che le incastra in modo da farle essere un cumulo ordinato. Michele Bosconauta s’appresta a fare l’ultima mietitura. Il ritmo sale. Rione Maronna ra grazia potrebbe arrivare secondo. Tutto il grano è stato falciato. Ognuno trasporta dalle due alle tre gregne. Veloci si corre verso la vurredda per posizionare gli ultimi fasci. Il caposquadra prende la bandiera. Percorre la pista ormai senza grano e la posiziona sulla vurredda. È fatta! Rione Maronna ra Grazia è secondo.

Seguono a’Pantanedda, o’Castieddu, Scarano, a’Forgia Mardedda, Urmo e Taverna a pari merito.

E adesso? È festa! Su tavolacci lunghissimi, il cibo e il vino offerto dagli otto rioni si mischia a quello portato dai compari da ogni parte d’Italia. Intanto nell’aia, fatta con acqua, escrementi di vacca e paglia, i buoi s’apprestano alla cernita del grano. Le tammorre dettano il tempo, in canti e balli che coinvolgono tutti, dagli anziani, maestri della terra, ai bambini.

Palio del grano 2016

Ognuno, in maniera diversa, ha preso parte alla settimana di preparazione al palio, passando a noi campisti il proprio attaccamento alla terra. Prima di andare via saluto tutto il paese, uno per uno, incominciando dai bambini che per tutta la settimana, dalle 6 del mattino, sono stati con noi al campo.

Campo di grano, varieta' abbondanza
Campo di grano, varieta’ abbondanza

Quando mi avvicino ad Antonio Croccia, la cui fisarmonica ha allietato tutti i pranzi fatti, con fare da duro in realtà tenero, mi dice “Già te ne vai?! Ma l’anno prossimo ci vediamo?”.

Lo abbraccio.

Passerà un anno e nel frattempo, a novembre, si romperà la terra che da queste parti è faticosa da lavorare. La si preparerà con cura per spargerci grano che sarà mietuto l’anno dopo. Sfideranno gli agenti atmosferici. Prepareranno il campo al futuro, per mettere finalmente a dimora ianculidda e russulidda, semi antichi, autoctoni. Nelle mani dei bambini di oggi, è messo il raccolto di domani, identificativo della terra da cui proviene, perduto nelle trame del tempo, riottenuto sudando.

Ridarà pane profumato come quello fatto una volta.