Parigi, ristorante Taillevent: il gusto del classico

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Taillevent, la sala

15 r. Lamennais F
Tel. 0144951501, fax 0142259518
http://www.taillevent.com
Ferie: 28 luglio – 27 agosto, chiuso il sabato e la  domenica.
Prezzo: menu degustazione  82 euro a pranzo, 195 la sera. Alla carta da 130 a 225 euro

Un grande classico della cucina francese a due passi dall’Arco di Trionfo, con una delle carte di vini più importanti di Parigi, circa tremila etichette curate da Manuel Peyrondet, giovanissimo sommelier premiato come migliore di Francia. Una esperienza di riferimento, come il George V e Plaza Athenee, sicuramente molto costosa (alla fine si pagano dai 300 a i 400 euro se ci si tiene sui vini) ma imprenscindibile quando ci si occupa di cibo, per lavoro come per passione.

Taillevent, piccoli soufflé di benvenuto

Classico per la successione dei piatti, freddo-caldo, pesce-carne-formaggi dolci. Per la esecuzione, per il fatto che  Alain Solivérès è solo l’ultimo, bravissimo, cuoco di un testimone partito nel 1946 e che ha interpretato il locale senza tradirne mai lo spirito, quello di un ristorante borghese di lusso in cui la qualità del servizio è pari a quella delle materie prime e dei piatti. Mai, questi ultimi, ingessati, ma attenti alle novità e con il necessario aggiornamento. Insomma, a essere ricchi e competenti, qui davvero ci si diverte alla grande con vini leggendarie e una scelta stratosferica di bottiglie. Secondo Vizzari, nel locale di Laureant e Thierry Gardinier (proprietari di Chateu Phelan-Sègur a Saint Estèphe) non si è mai mangiato e bevuto bene come adesso.

Taillevent, roselline e orchidee al tavolo

 

Taillevent, spuma di zucchine con tapenade di olive nere

Gli amuse bocche sono freschi e scaldano il palato facendolo salivare. Il primo è giocato sul contrasto dolce amaro e freddo caldo. Divertente e incisivo.

Taillevent, vellutata di astice

Della vellutata di astice, freschissima, arricchita con caviale rosso e verde, avrei voluto godere sin dai tempi del biberon: uno dei due piatti che più mi ha colpito nonostante sostanzialmente detesto i crostacei.

Taillevent, risotto alle rane

La seconda botta è il risotto alle rane, da mangiare con le mani. Qui il classicismo francese è contaminato dall’italianissimo risotto. Un piatto nordico,  ricco di burro e a fondo bruno, ma al tempo stesso pimpante e fresco.

Taillevent, Saint Jacques alle nocciole

La Saint Jacques è come l’esame di Diritto Privato a Giurisprudenza, non se ne può fare a meno. Qui lo stupido mollusco viene irrobustito con le nocciole. Passabile ma dimenticabile.

Taillevent, il foie gras alle mele e uva spina

Anche il foie gras non può mancare in un menu classico che si rispetti. Qui alla qualità eccezionale del prodotto fa da contraltare l’uso intelligente dei due frutti che lo acidificano a dovere e lo rendono gustoso e veloce.

Taillevent, lo Chablis

Annata 1995 freschissima. Qualcuno in Italia parlerebbe di eccesso di legno:-)

Taillevent, il Pinot Noir

Un classico Pinot Noir fresco, senza eccessive pretese.

Taillevent, il vitello

Piatto da manuale il vitello. Cottura perfetta, del resto la carne non si è mai mangiata bene come in questi anni grazie all’innovazione delle tecniche di cottura.

Taillevent, i formaggi

Il carrello dei formaggi esige il suo palcoscenico, e lo merita davvero per la sua varietà.

Taillevent, il cognac della casa

 

Taillevent, il dessert

Moderni i dessert, assolutamente non stucchevoli, ma ben equilibrati e defaticanti.

Taillevent, la piccola pasticceria

Insomma sicuramente una esperienza da fare almeno una volta della propria vita. In fondo il tetto gastronomico parigino costa la metà di un iPhone 5!

Taillevent, la sala

2 commenti

  • giancarlo

    (29 novembre 2012 - 16:41)

    attenzione ai paragoni con la mela,dovessero leggerli i seguaci. già immagino le polemiche……;)

  • nico

    (30 novembre 2012 - 13:43)

    Staordinario pranzo tre anni fa…nella saletta privata al piano di sopra…eravano in 30 per una festa…nonostante ciò fu un tripudio…indimenticabile il servizio oltre che – ovviamente – la classe dello chef…una soglia che molti ristoratori italiani dovrebbero varcare…

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