Paris in love. Le tavole di Jessica e Maffi con l’incubo Bonilli-Inaki-Petrini

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Jessica Adami

di Giancarlo Maffi

Mi porti da Inaki?, disse Jessica quando le proposi una gita di quattro giorni a Parigi. Puntava i piedini 37 e mezzo, quasi in preda a una crisi isterica. Voleva andare almeno due volte allo Chateaubriand. Dietro di lei compariva un tipo burbero con le sembianze di Stefano Bonilli che con fare minaccioso mi intimava: o la porti da Inaki  o non la  lascio venire. Mi risvegliai tutto sudato. Erano le quattro di notte del giorno della partenza e avevo avuto un incubo.


Tutto era cominciato un mese prima: Maffi due il torbido intimò: vuoi dare a Jessica il colpo definitivo? Portala a Parigi. Giochi in casa, parli bene la lingua e tutto il resto….

Foto di Jessica Adami

Acconsentii.  Il problema più grave era caricare la donzella sul jet: stramaledizione non aveva ancora volato. Qui non si scherza. Io stesso presi il primo volo, Milano –Catania, a 26 anni e fu dura. Quindi con molta delicatezza e sperando nel culo di una giornata meteo tranquilla le dissi che era uno scherzo da ragazzi, che le avrei tenuto la manina ecc. ecc…. Nel frattempo acquistai uno di quegli affari che usano gli addestratori di cani, da mettere sul braccio più vicino a lei. Temevo tagli e ferite profonde al momento del decollo. Invece filò tutto liscio: tempo impeccabile, niente vento in quota, decollo e atterraggio perfetti. Ha perfino riso, al decollo: uno scherzo da ragazzi, appunto.

Ducasse

Naturalmente col cavolo che avevo prenotato il nono ristorante al mondo, secondo la più ridicola classifica di quelle possibili. Mi accontentai di tornare da Alain Ducasse, al Plaza Athenèe.

Dunque, un uomo della mia esperienza doveva ricordarsi che esistono le vacanze scolastiche in quel paese civile che è la Francia, a parte le ultime cazzate sui fratelli tunisini.

Quindi il tanto conclamato giro dei bistrot si è risolto in nulla. Molti chiusi per vari motivi. E allora perché non ritornare su passi certi e conosciuti? Infatti vere e proprie recensioni non ve ne faccio ma solo un raccontino dei vari giretti. Si arriva di domenica dove a parte i casini delle vacanze bebè, tutto è chiuso o quasi a Parigi. Ma quattro scampetti al Cafe’ De La Paix, in Place de l’Opera non ce li leva nessuno, insieme a due bulots e quattro ostriche. Champagne, sans dire.


Dopo un civilissimo riposo pomeridien Jessica si stira e sussurra : “andiamo da Inaki? Dice Andrea Petrini che è avanguardia gastronomica parisien”  Col cavolo, rispondo io. Se ti ci porto mi levi il saluto.  Non mi piace buttare 50 euro a persona per mangiare male, preferisco 120 per mangiare benissimo. Si va da Robuchon, cara, dove ti “divertirai” moltissimo, mangiando da dio e stando al banco ad osservare i precisissimi chef cucinare in bellavista.

 

Un piatto di Joel Robuchon

Naturalmente siamo stati benissimo, da Joel, soprattutto lato foie gras e amabilissime verdure con un indimenticabile carciofo ripieno di granchio. “Dio che snob questi italiani borghesi” mi sussurra Marco Bolasco alle spalle.
La rivoluzione non si fa in gastronomia, miei cari, mi sento di rispondere.


Il giorno dopo altro passaggio deja vu: le Thoumieux. Trovato leggermente stanco, con poca gente. Forse si sente l’assenza dei tanti parigini in vacanza. Ma stupendo un piatto di asparagi con uovo pochè. Addirittura fatto il bis. Andiamo a dare un’ occhiata al ristorante gastronomico di Piege che a me , francamente, lato estetico, non è piaciuto.

La sera stessa siamo di turno al civilissimo Violon D’ingres, cucina d’aplomb e di gusto francese ma di grande classe.  Il giovane direttore mi stupisce: bonne soir monsieur maffi, certo che mi ricordo di lei. Mangiò a quel tavolo d’angolo e divorò due porzioni di cassoulet.


Porca miseria che memoria, è passato un anno.

La cena gira deliziosamente e fantasticamente intorno a capesante e foie gras impeccabili.  Champagne, che ve lo dico a fare, e un poco di sauternes.  A ora tarda compare un tipaccio abbronzato, metà marsigliese metà camorrista. Chiede se può mangiare un piatto. Gli risponderebbero di no se non fosse che lui qui è di casa, poi saprò.  Preparano un tavolo di fronte a noi, lui e la sua brigata di due sodali si accomodano. Parlano italianamente di galera e del favore che il Berlusca gli ha fatto, con una delle sue leggi. Jessica si accorge che gli sguardi sono troppi ma fortunatamente abbiamo quasi finito. Quando si alza gli sguardi diventano, diciamo, un po’ pesi. Il giovane maitre ci saluta deferente.  Ce ne andiamo ma ci rincorre un cameriere dicendo che quel “signore” vorrebbe salutarmi. Brividi. Arriva di volata, dicendo di portare i suoi saluti a Gaetano Afeltra. Gesù, qual è l’ultimo numero del Corriere Della Sera che ha letto? Rispondo educatamente che conosco solo Visintin e riusciamo ad andarcene prima che corra un invito a bere qualcosa a casa sua, giusto lì sopra, perché è stato lui, il pallista, a creare il ristorante. I brividi miei e soprattutto di Jessica si sciolgono. L’hanno scambiata per donna oggetto e più che rimanerci male si è presa paura. Non si può stare in pace nemmeno a Parigi.

Non resta che ritirarci nel delizioso albergo che l’ottimo Ciomei ha pescato per noi a non più di 500 metri da quello frequentato dalla banda dei quattro ( pigna-fiordelli- ciomei – maffi, poco tempo fa)

L’hotel si chiama Le Mathurin e sta in rue Mathurin. Civilissimo e consigliabile, a giusti prezzi.

Nel lettone chiedo a Jessica una coccola particolare, mica quelle del Vuggi. La risposta è : SOLO SE MI PORTI DA INAKI, DOMANI.  Mi rassegno al nulla e maledico Petrini e Bonilli, prima di addormentarmi, comunque felice.

Il martedì è giorno di shopping, boia.  Mi toccano tutte le vetrine di rue Saint- Honorè e del suo faubourg, i magazzini Printemps e le galleries Lafayette, che dio l’abbia in gloria. Il menisco appena operato ha qualche sussulto ma ce la fa. Tutto per la felicità della mia disegnatrice di galline, che diamine. Il metaforico portafoglio si salva ma è tutto rimandato di poco. Si gira anche con i bateaux mouches. Non l’ho mai fatto, mi sembrava roba da turistame cheap, invece è bellissimo.

 

La sogliola della Manica di Rech

Pranzo? Ci affidiamo al bistrot di Ducasse, il Rech, l’unico aperto. Due cosine di antipasto e fantastica sogliola della Manica. Accoglienza straordinaria del simpaticissimo dIretur Erich, il gaio. A Jessica, a forza di spiegazioni tecnico -scientifiche(?!?)  è passato il trip di Inaki  ma ne è venuto un altro. “Mi  piacerebbe mangiare una soupe de poisson, comme il faut.” E mi guarda con quegli occhi da cerbiatta. Pensa che le risolva la cosa in un amen.  Ma proprio il brodo, mica la bouillabaisse o il cacciucco. Panico totale. Chiamo Vizzari e lo sento sbandare educatamente e piemontesemente al telefono: ma sai… non saprei… , noi gourmet  facciamo fatica anche solo a pensarci, mi risponde dolcemente  ma vorrebbe fancularmi. Chiamo Cauzzi e mi chiede se sono impazzito. Non ancora rispondo, devo fare felice Jessica. Ahhh, capisco dice e mi augura buona fortuna. Vizzari, che se l’è presa a cuore, mi richiama: chiedi a Eric magari te la fa.

Soupe de poisson di Marius & Jeannet

Erich ha per la prima volta lo sguardo perso nel vuoto quando gli chiedo la cortesia. Sbanda clamorosamente. Scompare in cucina e ritorna con un bigliettino. Andate qui, monsieur Maffi: la meno peggio di Parigi. Una frase fra il gelido e il contrito, detta con affetto e un po’ di pena. Ho un sussulto di orgoglio difensivo. Mica ha chiesto un mac donald, porca miseria. Sarà MARIUS ET JEANETTE, non in periferia ma all’angolo fra Avenue Montaigne, forse la via più prestigiosa di  Parigi e Avenue George V, mica paglia. Gente di ottima borghesia, pescioni meravigliosi. Ma noi ci atteniamo alla decorosissima soupe e a una tempura di scampi. Alla vista del brodo vanno in giuggiole gli occhi della mia cocò e io sono felice.

Mercoledi è da brividi di felicità e di tremori. Tutta la giornata scorre nell’attesa della grande serata, l’ultima.

Chiudo un ciclo: ti ho conosciuta all’Enoteca Marcucci(A proposito grazie Grammauta per avere tanto insistito). Mangiavi con grande gola acciughe e puntarelle .Bevevi champagne con dolcezza e classe. Pensai: Carmencita sei mia!  In poco tempo ti ho costruito un piccolo bignami della ristorazione.  Da Lorenzo al Forte a Zazzeri all’Aoristo’ a Romano a Viareggio a altri dieci. Poi il salto: si va da  Bottura.

Se la prendi bene è fatta: ti è piaciuta talmente, la cucina di Bottura, che gli confessasti: da domani non so più cosa cucinare.

Ora la grande cucina borghese francese, pero’ contemporaneizzata.

Sai che noia, dicono i soloni paperi gialli. O le claques piemontesi che hanno visitato pressoché solo Pierangelini. A domanda non rispondono. Secondo me non ci vanno da secoli e pontificano sul nulla, cosa di cui spesso accusano il resto del mondo.

 

Petrossian

Tutto si muove morbidamente quel giorno, anche il delizioso e leggero pasto da Petrossian, con un poco di champagne. Poi ci avviciniamo al Plaza Athenèe.

È’ un cigno bellissimo, la Adami, con il suo abito lungo e sobrio, sicuramente la più bella della serata, nonostante ci sia  pure una gioventù fiammante, purtroppo un po’ cafona. Il maitre migliore del mondo mi accoglie come se fossi di casa ogni sera e la sensazione è bellissima. Il giovane personale è preciso e affabile, ingessato per nulla, lievemente ironico.

Il pane è buonissimo, il servizio impeccabile, gli champagnes perfetti. Il cibo è elegante e contemporaneo quanto basta e a Jessica piace tutto, anche i lampadari. Lei è e felice e io mi beo. Una serata deliziosa in totale rilassatezza. Sono stato molto lassù, a Bargecchia, a fare l’orso, pensando che forse era passato il tempo di certe cose. Ma non è mai vero. E’ vero che bisogna crederci, sempre.

Si torna, con un volo ancora dolcissimo e perfetto. Le mani si intrecciano ma non c’è più ansia, solo serenità.

Maffi, mi dice Jessica, è stata la più bella vacanza della mia vita. Non è una dai complimenti facili, la Adami.

Le cose possono finire domani o mai, ma gli amori valgono sempre la pena di essere vissuti con questa intensità.

Ancor meglio a Paris

8 commenti

  • Giuseppe Grammauta

    (2 maggio 2011 - 13:44)

    Gianacarlo…sono proprio contento di aver insistito!

  • Lello Tornatore

    (2 maggio 2011 - 14:52)

    Sono felice per te, caro amico mio, e…bene hai fatto a non fare recensioni, in quelle condizioni…;-))

    @ Giuseppe : come vedo, sei uno che le responsabilità se le prende fino in fondo…;-))

  • leo

    (2 maggio 2011 - 16:23)

    Mi chiedo se ha fatto più danni Liala con i suoi aviatori o RaiUno con le sue fiction :-))

    Maffi invece di sognare Bonilli e Petrini dovrebbe pensare a qualche possibile diabetico e ai possibili danni per tutto questo zucchero messo on-line…

    • Vignadelmar

      (2 maggio 2011 - 20:11)

      Scusate, ma solo a me compare il banner con la pubblicità del Miele Ambrosoli ??? E’ tramite questi mezzucci che il Maffi si paga le cene franzose ???

      :-))))

      Ciao

  • beppe

    (2 maggio 2011 - 19:44)

    ma che bella storia, auguri e figli , ma cosa c’entra bonilli? Rovina la bella storia:-)

  • lido

    (3 maggio 2011 - 22:55)

    Caro Luciano non solo il Banner mi appare, ma in certi momenti l’intero schermo è occupato in maniera anda e rianda dalla Pubblicità del Miele Ambrosoli, con invasioni del Rum Zacapa, Quando l’amore sovrasta la pancia, Bravo Maffi una storia bella da essere vissuta.
    Ps. aggiungo i ristoranti che hanno avuto l’onore di ospitare questa coppia reale,Il Mitico Serendepico, e la Mitica Enoteca Vino&convivio.
    Ciao Maffi Lido.

  • carmine

    (4 maggio 2011 - 11:42)

    l’amore non ha tempo, e su questa terra ci siamo soprattutto per amore

  • Torpedo blu

    (6 maggio 2011 - 21:35)

    speriamo che sia la volta buona

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