Perricone, sette grandi vini a Monreale per Radici del Sud

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Il cuore di Monreale

La terrazza su quella che un tempo era la Conca d’Oro è sempre bellissima, nonostante adesso sia diventata la Conca di Cemento. Un fiume di case che ha come delta Palermo prima di sfociare nel Tirreno. L ‘Italia mangia se stessa a ritmi forsennati, non c’è stata altra idea per produrre reddito che costruire, costruire, costruire. Invece di zappare, zappare, zappare. Oggi non staremmo in crisi.

Il sindaco di Monreale Filippo Di Matteo con Francesca Tamburrello

Costruire, lo si facesse almeno come hanno fatto Monreale, avrebbe un senso.
Ci ritroviamo qui per l’anteprima siciliana di Radici Wines organizzata da Francesca Tamburello e Guido Falgares, rispettivamente presidenti delle associazioni  Calici di Cultura e Dioniso. Il primo caldo vero scioglie i sensi, l’aria tipieda della Sicilia avvolge e rilassa tra esplosioni di frutta, ortaggi, granite, dolci e cibo da strada come neanche a Napoli è possibile.

Presenti tutti i produttori, attesa per la degustazione di Perricone condotta da Franco Ziliani, antica varietà autoctona siciliana molto diffusa nella parte occidentale, coltivata soprattutto prima dell’arrivo della fillossera e adesso in cerca di una identità.

Le sette bottiglie di Perricone in degustazione

Noi ci eravamo fatti l’idea di un vitigno di buona e facile beva ma le cose non stanno esattamente così: in bocca l’acidità è sempre molto elevata, il fruttato è spesso coniugato a note verdi e di macchia mediterranea, l’interpretazione delle cantine presenti non è piaciona e dolce, anzi, punta molto sulla sapidità e la freschezza come elementi distintivi del bicchiere.

Guido Falgares, Francesca Tamburrello, Franco Ziliani durante la degustazione

Qui di seguito la degustazione e il mio punteggio.

Maqué 2010 Rosato Sicilia igt, Porta di Vento       88

Porta del Vento 2010 Rosato

Un rosato con le palle: altro che lampone e fragola, qui il naso preseta delle note balsamiche e di macchia. In bocca c’è il cambio di passo: la beva non ha attacco dolce, è secca, precisa, sapida, minerale. La freschezza ancora conduce per mano il vino a due anni dalla vendemmia, avvenuta con una raccolta anticipata. La vinificazione, in bianco e non per salasso, è partita con la fermentazione spontanea. Nessun lievito selezionato. Un vino integro, ricco di personalità, dissetante.

Perricone 2010 Sicilia igp, Feudo Disisa 85
Un naso denso, ricco di frutta e segnato da alcune note vegetali e di geranio. In bocca ha freschezza ma con qualche spigolatura da mettere a posto con il tempo. Del resto il vino ancora non era stato imbottigliato dall’azienda di Monreale.

 

Maqué 2010 Perricone Sicilia igp, Porta di Vento  86

Porta del Vento Perricone 2010

La fermentazione in tino da 50 ettolitri, poi il passaggio in bottida 125 ettolitri. Anche qui si è usato il metodo della fermentazione spontanea. All’inizio c’è un po’ di riduzione, poi il vino si apre senza però avere mai toni olfattivi accattivanti. In bocca ha molto carattere, tannini ancora molto presenti, freschezza e lunghezza da vendere. Da aspettare un poco, con il cibo già funziona bene.

 

Sachia 2010 Sicilia igp, Caruso&Minini   87

Sachia 2010 Perricone Sicilia igt

 Avevamo già incontrato questo vino nella versione Sachia 2006: ora presenta un naso ricchissimo, fragola piena e centrata, molto interessante. In bocca ha freschezza, pulizia, buona lunghezza, i tannini appaiono sostanzialmente risolti e piacevoli.

Stefano Caruso

Grande bicchiere da abbinamento al cibo della tradizione.

Pignatello 2008 Sicilia igp Barraco  87

Pignatello 2008 Sicilia igp Barraco

Il vino ha buona frutta rossa al naso, ma in bocca ha tannini ancora troppo vivi. Un chiaro indizio della necessità di aspettare tempo, soprattuttp quando, come in questo caso, si seglie di usare solo l’acciaio. Una opzione interessante, che tende a salvaguardare soprattutto il frutto giocando le carte sulla materia prima di qualità.

Nino Barraco

Barraco è un piccolo produttore dell’area di Marsala impegnato soprattutto a costruire un carattere forte si suoi vini. In questo caso l’obiettivo è sciruamente centrato. Pignatello è l’altro nome del Perricone, usato soprattutto a Marsala.

Pietragavina Perricone 2007 Monreale doc Tamburrello  87

Un vino con più ambizioni: il frutto è segnato dal legno, non in modo caricaturale ma con molto giudizio: note fruttate, mature come sono sempre quelle del 2007, si alternato a sentori di liquirizia e di balsamico. In bocca torna il carattere scorbutico del vitigno, con un buon tannino, freschezza, e un beva rapida e segnata da una chiusura pulitca e sapida.
Vigna Curria 2005 Sicilia igp Feotto della Jato  86

Vigna Curri 2005 Sicilia igp

Il vino più vecchio degustazione, chiaro indice di longevità meia del vitigno: a sette anni dalla vendemmia il Perricone  presenta infatti ancora una buona acidità sostenuta ma rientrata nel corpo della bottiglia. Al naso restano sentori di frutta rossa in un cornice di spezie regalata dal legno. In beva la beva è un po’ più lenta delle precedenti, ma comunque appagante, pulita e non ruffiana.

Un momento della degustazione: Barraco e Ziliani

Insomma il Perricone è una beva sicura di tipicità, un rosso abbinabile al cibo con una certa faciltà. Un bicchiere di compagnia, dalla inesaribili risorse della tavola siciliana.



 

3 commenti

  • max

    (15 maggio 2012 - 16:47)

    Conosco i vini di Nino Barraco e di Marco(alias Porta del Vento) e sono davvero vini interessanti e tipici,speriamo che il grande pubblico doni loro l’attenzione e il successo che meritano!!!!!!!!!!!!!

    • luciano pignataro

      (15 maggio 2012 - 16:56)

      Entrambi mi sono piaciuti molto: tipici, freschi, ricchi di carattere, abbinabili. Una bellezza:-) Il bianco di Porta del Vento è da sballo!

  • max

    (15 maggio 2012 - 17:09)

    Luciano non avevo dubbi,Lei i vini li capisce al volo,e sono un piacere le sue conferme e la condivisione del vino anche se distante per spazio e tempo……

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