Piccole Vigne a Melfi. Gli assaggi-2

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di Mauro Erro

In un clima disteso e familiare s’incontrano a Melfi i piccoli produttori e la stampa specializzata. Nel primo articolo avete letto quelli che mi sono piaciuti di più. Ecco gli altri Assaggi (in rigoroso ordine alfabetico)

Camerlengo

Antonio Cascarano, Camerlengo

Aglianico del Vulture Doc, Camerlengo 2006
Più contratto e costretto del “fratello minore”, ma stessa falsa riga su toni di cenere e camino. Frutta scura. Bocca succosa; non del tutto distesa nel finale. Già buono, migliorerà.

Carbone

Sara carbone in vigna (Foto di Roberto Giuliani)

Aglianico del Vulture Terre dei Fuochi Doc 2007
Mandorle pralinate e frutta. Floreale ed elegante. Bocca di buona fluidità, elastica, snella e facile da bere, tutto sotto controllo, tannino compreso.

Fiano Bianco Basilicata Igt 2009
mela grattugiata e pera, un pizzico troppo evoluto e slabbrato, troppo spinto dal lato aromatico. In bocca è coerente: già pronto in acidità e non dovrebbe essere così vista l’annata. Centro bocca vacuo, finale costretto.

Stupor Mundi 2006
Abbiamo già detto, della serie “accattatevillo”. Buono buono.

Stupor Mundi 2005
Affascinante, scuro, la bocca magra gli dona bevibilità. Tannino nervoso.

Colli Cerentini

Aglianico del Vulture Doc 2004 Cerentino
Impostazione anni ’90. I legni marcano con le note tostate. Un sentore laccato. C’è buona eleganza però, certo non concentrazione: si cerca classicità. Palato di giustezza, stretta tannica finale non eccessiva.

Aglianico del Vulture Doc 2004 Masqito
Idem. Solo maggiore concentrazione.

Eleano

Alfredo Cordisco e Francesca Grieco

Aglianico del Vulture Doc 2005, Eleano
Naso duro, cattivo, sopraffatto dai toni del legno. Abbisogna di tempo per integrarli. Bocca meravigliosa, all’Eleano, calda, fragrante, sottile, orizzontale si assottiglia nel finale lasciandotela pulita. Eccoci, pronti. Un altro sorso.

Aglianico del Vulture Doc 2007, Dioniso – anteprima –
Frutta e spezie, naso caldo, bocca bella, elegante, alcol che si fa sentire ma non più di tanto. Pizzico polveroso, ma niente male. Bellissimo finale.

Aglianico del Vulture Doc 2006, Eleano – anteprima –
Spezie e fiori, grande eleganza, tutto molto discreto ed austero. Grande bocca, solo un pizzico di alcol, ma grande grandissima bocca. Filigranata.

Ambra Moscato Basilicata Igt 2008
Complessità e freschezza. Aromatico, floreale, frutta, balsamico, frutta secca. Ottima freschezza al palato, leggero sbuffo alcolico nel finale, ma lascia la bocca molto pulita.

Eubea

Eugenia Sasso

Aglianico del Vulture Doc Covo dei Briganti 2006
Naso sul frutto, mentolato evidente, ma bella pulizia, un po’ vecchio stile, ma fatto bene. Un pizzico di alcol. Palato coerente.

Aglianico del Vulture Doc 2006, Roinos
C’è qualcosa che non mi convince oltre l’invadenza del legno che ne appesantisce il profilo olfattivo. Toni fruttati troppo evoluti. Palato coerente: finale in cui la stretta tannica, i toni dolci, l’acidità e lo sbuffo alcolico pregiudicano la piacevolezza.

Grifalco

Fabrizio Piccin

L’azienda è diretta da una coppia di Toscani, Fabrizio Piccin e Cecilia Naldini, sbarcati nel Vulture direttamente da Montepulciano dopo trent’anni di onorata carriera al servizio del Nobile. La maestria tecnica è fuori discussione e si evince palese in tutti i calici saggiati. La cosa che ci ha spaventato, a dire il vero, è proprio l’estrema perizia tecnica mostrata: vini leggiadri ed eleganti, a scapito però di una maggiore identità territoriale. Un sopralluogo in azienda e l’assaggio in botte delle nuove annate sino all’ultima, tutte microvinificate e divise per provenienza dell’uva – Maschito, Venosa, Ginestra – ed età delle piante ci ha non poco rasserenato.

Aglianico del Vulture Doc Gricos 2008
Rubino vivace, sbarazzino, anche al naso gioviale e fresco, fruttato e speziato. Palato delicato, veloce, innervato d’energia ed acidità. Non lunghissimo. Visto il prezzo proposto, un affare da non perdere.

Aglianico del Vulture Doc Grifalco 2007
anche qui speziato/polveroso, elegante con frutta in buona definizione. Di buona dinamica, tannino un po’ fermo, ma godibile. Un pizzico d’alcol. Un’interpretazione molto personale. Note di cedro candito particolari. Bocca bella: energica e solare. Un pizzico di pirazine denotano una maturazione polifenolica non perfetta.

Aglianico del Vulture Doc Damaschito 2007
Un po’ legnoso, banana, ma c’è altro: frutta ed un’interessante nota di radici. Appena avrà smaltito del tutto il legno, ci sarà da divertirsi. Finale di bocca bello. Nel tempo questo uscirà e sarà un bel vino.

Aglianico del Vulture doc Bosco del falco 2006
Più viscerale, caldo, anche al palato, alcol un pizzico scomposto. Un pizzico ricercato. Però mi piace. Tannino un po’ fermo. Lo penalizza nella sua fermezza anche se è di buona tessitura.

Michele Laluce

Michele Laluce

Aglianico del Vulture Doc, S’adatt 2008
Eccolo. Chiamali vinini, questi. Un po’ più spinto rispetto ad altre annate come maturazione e/o macerazione, ma è il S’adatt. Intenso, ferroso, floreale da un lato, fruttato di uva passa ed erbe officinali – vedi china a profusione – dall’altro. Bocca di buona dinamica, tannino un po’ ruvido. Un po’ più “pesante” di altre versioni.

Aglianico del Vulture Doc, Zimberno 2006

Anche questo un po’ più spinto: cioccolato, frutta matura. Buona spinta in bocca. Scuro, scurissimo. Tannino fermo, non male, ma un pizzico legnosetto.

Macarico

Rino Botte, Cantina Macarico di Barile (foto di Monica Piscitelli)

Da Rino Botte abbiamo fatto un veloce passaggio all’indomani della manifestazione, per approfondire con lui alcune osservazioni sui vini presentati che non ci avevano del tutto convinto: il Macarico 2005 soprattutto – in un’annata più magra come questa il dosaggio dei legni era affare scocciante assai. Abbiamo visto la nuova cantina ed assaggiato dei vini meravigliosi dal 2006 in poi ed in particolar modo, una novità ci ha colpito. Una versione riserva, annata 2008, che ci ha fatto quasi lacrimare. Ricordarsi di chiamarlo e prenotarlo en primeur.

Aglianico Del Vulture Doc, Macarico 2005

Peccato. Si scorge dell’ottima materia, ma si cela dietro un legno invadente. Lo assorbirà mai? Al palato dal centro in bocca in poi il legno lo appesantisce, la stretta tannica finale ne pregiudica la piacevolezza.

Aglianico del Vulture Doc, Macarico 2006

Un altro pianeta. Buona materia, un pizzico di legno sottolinea la nota vegetale di una non perfetta maturazione fenolica. Ma è buono. Grande eleganza con grande potenza. Esuberante. In bocca un po’ contrato il finale, ma ottima dinamica. Sarà più sereno con il tempo. Scuro ed un po’ erbaceo nei ritorni retrolfattivi.

Aglianico del Vulture Doc, Macarì 2006

Meglio del fratello maggiore nella versione 2005. Più snello. Profilo olfattivo più dinamico, bella materia fruttata. Anche in bocca, dove il legno si sente ma sarà assorbito, ha più sprint. Per goderne attendere almeno un paio d’anni. Almeno.

Aglianico del Vulture Doc, Macarì 2007

Viscerale, fruttato, balsamico, buona dinamica, è un’altra cosa rispetto al precedente: la 2007 per il rossi Vulturini è bella annata. Solo un pizzico di alcol nel finale. Già godibile, ma tra due o tre anni darà il meglio di se.

Musto Carmelitano

Maschitano Basilicata Rosso Igt 2008
Cattivo, buccioso, speziato, tabacco in quantità da rollarsi una sigaretta. Frutta matura. Bocca multidimensionale, ricca e succosa, ma di facile beva.

Aglianico del Vulture Doc Pian del Moro 2008
La materia è buona, il legno lo comprime, ha più profondità degli altri, belle note d’erbe, vedi china, ma questo particolare imprinting del legno mi risulta poco piacevole. Bocca di bella dinamica fino al tannino. Che ti prosciuga. Aspetteremo.

Maschitano Bianco Basilicata Igt 2009

Naso molto aromatico, intrigante, con il balsamico a donargli leggiadria. Al palato glicerolo e etanolo si fanno sentire. Il primo ti “attacca” la bocca, il secondo è un muro di tre metri da valicare nel finale.

Maschitano rosato Basilicata Igt 2009
Corretto, fruttato. Bocca discreta fino al finale dove astringe un po’ troppo.