Piccoli tesori nascosti a Cesinali e Altavilla

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23 novembre 2002

Guide o non guide? Dibattito futile, se ci sono è perché hanno mercato. Forse non vanno prese sempre alla lettera, ma sicuramente possiamo avere un quadro più o meno completo delle aziende, dei prodotti e delle novità dopo averle consultate tutte. Il bello però del Rinascimento campano è la possibilità di avere ancora margini per curiosare, fare scoperte, centrare anche l’affare se si ha la voglia di bighellonare soprattutto tra l’Irpinia e il Sannio in gran fermento e ove si dimostra l’assunto che le grandi aziende non soffocano, ma favoriscono per imitazione il processo di crescita dei piccolini. Almeno in questa fase, dopo non sappiamo. Vi consigliamo stavolta due bottiglie di fiano di Avellino e una di greco di Tufo prodotte da piccole aziende, che regalano sensazioni complesse al naso, soddisfazione al palato. Il segreto in tutti e tre i casi è il lavoro in vigna, cioé la qualità di un frutto concentrato lavorato poi nella maniera più semplice è tradizionale possibile, ossia in acciaio. A Cesinali, vicino l’uscita di Serino della superstrada tra Salerno e Avellino il doppio volto del fiano. Quello delle Cantine del Barone (via Nocelleto, tel. 0825.666751. Sito www.cantinedelbarone.it), sei ettari di proprietà, appena 25mila bottiglie, e il Pietramara de I Favati (piazza Di Donato, tel. 0825666122) quattro ettari e 5000 bottiglie, un’azienda monovitigno da seguire con attenzione. Ad Altavilla Irpina, invece, c’è il Greco di Tufo di Petilia (Via Orni, 6. Tel. 0825.991696) che nella versione 2001 è sicuramente uno dei migliori campani. Come mai questo proliferare di piccole aziende? Semplice, l’agricoltura di qualità ha ripreso a produrre reddito e i giovani ormai preferiscono tornare a lavorare nel proprio paese vicino ai genitori piuttosto che vivere depressi nelle grandi città. È sicuramente prematuro ogni giudizio di qualità, perché solo dopo un certo numero di vendemmie una piccola azienda riesce ad assestarsi trovando il giusto equilibrio: le vigne hanno bisogno di crescere e, come abbiamo visto quest’anno, il clima non è sempre da annata del secolo. Chi tra questi vignaioli punta al guadagno facile e immediato è destinato a sparire, perché solo quelli che trasmettono cultura e personalità nel bicchiere riescono ad entrare nella storia del vino campano. Chi vivrà, berrà.