Piedirosso 2010 Campi Flegrei doc La Sibilla |Voto 90/100

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Vincenzo Di Meo e la chiave del cellaio (Foto Giulia Cannada Bartoli)

LA SIBILLA

Uva: piedi rosso 100%
Fascia di prezzo
: da 5 a 10 euro
Fermentazione e affinamento
: acciaio

vista: 5/5. Naso: 25/30. Palato: 25/30. Non Omologazione 35/35

Settembre 2011, mancavo da un paio d’anni dai vigneti della famiglia di Meo, l’occasione è speciale, l’obiettivo pure: provare – alla fonte –  il Piedirosso 2010 di Vincenzo di Meo, “annata” 1986, oggi primo enologo in cantina, dopo gli anni di studio a Udine e l’appassionato training con Roberto Cipresso.

Confesso, mi ci son voluti anni, per lasciarmi  incantare dal nostro Piedirosso, quello vero senza mediazioni. All’inizio era per me poco più di un vino del contadino nella sua buona accezione. Con il passare del tempo ho conosciuto produttori e vini e finalmente sono riuscita a carpire gli straordinari ed energici caratteri di territorialità, bevibilità e facilità d’abbinamento del Piedirosso, se fatto come natura e fatica del vignaiolo comandano. Il 20 % delle vigne di questo piedirosso de La Sibilla ha oltre ottanta anni, sono quelle di Nonno Luigi, sulla Collina dei Pozzolani, semplicemente spettacolari. La maggior altezza sul livello del mare conferisce al vino  profumi invitanti e quella discreta eleganza, sottile, quella che emoziona: la “stazione del vino dell’emozione del Romanzo del Vino by Roberto Cipresso”. Qui a La Sibilla la sensazione che si prova e di sentirsi “abbracciati” dalle vigne, in uno scambio d’amore reciproco. Tutto è già scritto tra i filari e negli occhi di Restituta, Luigi e Vincenzo, da queste persone non potrebbero venir fuori vini diversi, bottiglie lontane dal formalismo e omologazione e prive d’inutili orpelli. È la Terra che racconta, basta saper ascoltare. D’altra parte non potrebbe essere diversamente, se andiamo con il pensiero all’origine della parola Terra:
dal latino humilem, accusativo di humilisbasso, che sta a terra“, derivato da humussuolo“. Terra e umiltà, i principi ispiratori della grande viticoltura di territorio. Il mare è a due passi, (50 Mt. s.l.m.) la sapidità è regina. I terreni vulcanici, alle spalle del Parco Archeologico di Baia con stratificazioni di ceneri e lapilli, certificano la qualità del comune marcatore, l’intrigante e tipica mineralità dell’intera gamma aziendale.  “lavoro solo con l’uva che ho a  disposizione, non sono un’interventista in cantina, mi piace sperimentare ma, non manipolare”.

Prima della degustazione  faccio due chiacchiere sull’andamento dell’ annata in corso  con Vincenzo uno dei wine maker più sensibili in circolazione in questo momento in Campania. “L’andamento dell’annata 2011 per il piedirosso è stato molto particolare perchè  si è verificata  una selezione naturale dovuta alla colatura dei fiori  a causa delle piogge primaverili. Ciò ha  comportato rese limitatissime in vigna  ma,   mi aspetto buoni risultati  in termini di qualità. Si prevede un anticipo sui tempi di raccolta e la mia idea è di raccogliere in un arco  di tempo che va dal 15 al 22 ottobre, ovviamente il clima e padrone e deciderò in base all’importanza delle precipitazioni).  Mi aspetto comunque  un’ottima annata.”

Assaggio  il vino alla temperatura di servizio ideale, 15 – 16°C, (la stessa con cui si bevono alcuni dei nobili rossi di Borgogna). Mi torna in mente frase, di veronelliana memoria, che il nostro giovane enologo cita spesso: “ la vigna va letta, sia, attraverso gli occhi delle generazioni precedenti, sia, con i propri, proiettati lontano, verso il futuro”. Il vino rimanda nitidamente a questi pensieri. Intanto il colore mi conquista: rosso rubino ciliegioso e vivace, in grande spolvero per  brillantezza e media trasparenza del bicchiere che alla cieca mi trasporterebbero magicamente sull’Etna o in Borgogna. In roteazione  è decisamente consistente, si prevede  una buona struttura alcolica. Al naso, emerge all’istante la potenza del frutto, mai surmaturo, ingentilito da freschezza e sapidità ben amalgamate. Seguono eleganti aromi di geranio, frutti rossi, note vegetali e mineralità risolutamente spinta. Il palato è al contempo energico e sottile: secco, abbastanza caldo, notevolmente fresco e sapido riflette al millimetro le note olfattive di floreale, tra geranio e malvarosa, prugna e speziato, tra il pepe e la liquirizia, il tutto fuso in buon equilibrio e armonia. Siamo senz’altro davanti ad un vino coerente, (la coerenza in termini tecnici è sinonimo di armonia del vino) fatto da gente coerente. Si vendemmia tra metà di settembre e inizio ottobre. Le viti sono esposte a sud – ovest, basse rese, grande materia (estratto 29 -30 per 12,5% di alcool e una bellissima acidità, appena sotto i 6 g./lt). Il sistema di allevamento è classico dei Campi Flegrei, un misto tra innovazione e tradizione: guyot semplice, impalcato a 80 cm. e 6600 ceppi /ha. La fermentazione  è a temperatura controllata,  con affinamento sui lieviti in tonneau  per circa cinque mesi e almeno ulteriori novanta giorni in bottiglia. Si tratta di un vino con ottimo potenziale di vita, l’ulteriore affinamento in vetro potrà solo giovare alla finezza e non omologazione. Gli abbinamenti? La classica cucina napoletana dei “magnafoglie e magnamaccheroni e quella successiva dei Monzù” Ecco verdure preparate in mille modi, anche  indorate e fritte,  parmigiana  o tortino di melanzane,

Pasta Consensus. Gli Spaghetti Le Gemme del Vesuvio

il semplice e meraviglioso Spaghetto al pomodoro San Marzano, il ragù della domenica, le lasagne, il  sartù di riso in rosso,  la provola alla pizzaiola con sugo di pomodoro e origano, il coniglio all’ischitana, il pollo alla cacciatora, le polpette di melanzane; Ancora – a sfatare il mito dell’impossibilità di abbinare il vino rosso al pesce – ecco i  primi piatti di mare corposi e salsati, (spaghetti a vongolè rosati, paccheri con la pescatrice, coccio etc.), la mitica  zuppa di pesce napoletana con tutti i crismi, baccalà e stocco in tutte le salse, frittura di paranza…ne avete abbastanza?  Ho mancato un abbinamento d’eccezione: la pizza napoletana in tutte le versioni e potrei continuare all’infinito. Le potenzialità di abbinamento sono  straordinarie e rassicuranti. Questo Piedirosso  è una certezza, sia, per i giorni ordinari, sia, per quelli di festa. Con questo vino in  tavola è  sempre festa, quella dedicata all’autenticità della  Terra e degli uomini che la coltivano.  A Pasqua sul tortano napoletano e sulla pasta al forno di Pasquetta. A Natale  lo beviamo sul capitone fritto, fantastico sulla pizza di scarole e, perché no? A go go sulle “ciociole” napoletane: noci, nucelle e castagne ‘nfurnate, ascoltate

Scheda di Giulia Cannada Bartoli

Sede via Ottaviano Augusto, 19  Bacoli. Tel-081 8688778 fax: 081.3047589  www.sibillavini.it Enologo: Vincenzo Di Meo  con la consulenza di Roberto Cipresso. Bottiglie prodotte: 70.000. Ettari vitati:9.Uve:Piedirosso, aglianichella, olivella, marsigliese, falanghina. L’azienda è anche un’attiva realtà agricola, gruppo di raccolta dei GAS (gruppi d’acquisto solidale) Slow Food dei Campi Flegrei

Un commento

  • Romualdo Scotto di Carlo

    (28 settembre 2011 - 11:17)

    un gran bel vino, eccellente ambasciatore dei migliori Campi Flegrei

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