Piedirosso 2013 Campi Flegrei doc La Sibilla

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Piedirosso 2013 La Sibilla

LA SIBILLA

Uva: piedirosso
Fascia di prezzo: da 5 a 10 euro
Fermentazione e maturazione: acciaio

Non esistendone più di cattivi, possiamo dire con certezza che tutto quello che viene messo in bottiglia si divide in partes tres, come la Gallia di Cesare: i vini dell’emozione, utili e inutili. Non so in quale percentuale si dividano sul mercato, ma l’attenzione della critica si sta concentrando sempre di più sulla seconda categoria.
Per quale motivo? Molto semplice: dopo aver avuto un po’ di esperienza è più difficile innamorarsi, e dunque per essere attratti da una persona a livello incontrollabile diciamo dopo i trenta, bisogna davvero fare un incontro speciale.
I vini inutili invece sono come la folla che ci circonda: difficilmente ci rivolgiamo a un volto se non per un motivo preciso. I vini utili invece coincidono sempre più con una visione tradizionale, italiana del bere, che unisce il bicchiere al piatto. In una parola servono a sgrassare, a spingere, a bilanciare. Nel palato funzionano un po’ come il machete nella foresta per andare avanti.
Essendo bottiglie di tradizione italiana, ma ottenute con tecniche moderne e aggiornate in campagna e in cantina, dobbiamo anche dire che hanno quasi sempre un rapporto tra qualità e prezzo straordinario nonostante, come in questo caso, si tratta di un rosso spremuto da viti a piede franco lavorate a mano in condizioni giudicate antieconomiche da qualsiasi ragioniere delle moderne aziende italiane che spostano tutto nei paesi dove il lavoro non ha diritti, ma neanche competenza.

Linguine al sugo di “polipetti”

Allora il Piedirosso di Vincenzo in una batteria di meterologi, di quelli che sanno come era il tempo alle 14,30 del 13 giugno 2013, potrà dire poco o niente, anche perché manco sanno come è fatta la vigna in quanto questa piccola azienda di quarta generazione non ha uffici stampa e neanche grafici di etichette.
Invece se stai a casa, hai un piatto tipico preparato dalla persona per te più cara, c’è poco da fare: è il vino più buono del mondo.
E’ come il meccanico che ti viene a prendere mentre stai in panne a Rione Traiano di notte. Un eroe!

Sapido, freschissimo, scheletrico e vitale. Un Piedirosso per cui da qualche anno, da buon Gemelli, ho presso la fissa: la bottiglia finisce tra due forchettate e solo un senso di responsabilità verso te stesso non ti fa aprire la seconda.

Rispetto agli altri goledor dela categoria, il Piedirosso di Vincenzo di Meo è meno onirico ma più pratico. Serve davvero quando stai a tavola, in barca, steso su un prato per il picnic.
Nasce in un territorio incredibile, unico al mondo, una sorta di frullato di fuoco, terra e marre in continuo movimento, quasi cento crateri che hanno ancora da dire, per fortuna non nell’immediato come ho appreso di recente durante un corso di aggiornamento professionale organizzato dall’Ordine proprio sui rischi sismici.

Una energia che avverti nel vino, la vita che comunque si riproduce. A prescindere dalle eruzioni vulcanico e soprattutto, dalla barbarie della cementificazione selvaggia.

Que viva el Piedirosso sulllo spaghetto al sugo d polipetti (sì, si scrive polpetti, ma non rompete i coglioni: dopo una bottiglia così scrivo come magno).

La Sibilla a Bacoli
Via Ottaviano Augusto, 19.
Tel 081 8688778. www.sibillavini.it

2 commenti

  • Marcello

    (8 novembre 2014 - 11:37)

    Ed allora meglio ancora: di purpetielli :-))

    • Romualdo Scotto di Carlo

      (10 novembre 2014 - 17:52)

      perfettamente d’accordo!! :-))

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