Pietranera 99, il Brunello napoletano

Letture: 94

Pietranera 1999
Brunellopoli è stata un duro colpo per l’areale di Montalcino, se vogliamo il territorio simbolo dei fantastici anni ’90 del vino quando il prezzo di una bottiglia era a completa discrezione del produttore. La sostanza dell’affaire, per chi non lo avesse seguito nei dettagli, è che non tutte le aziende hanno osservato il disciplinare nel quale si prevede esclusivamente l’uso di sangiovese senza altre uve. Un provvedimento molto restrittivo, nato quando il territorio muoveva i primi passi, che alla fine si è rivelata essere una gabbia senza chiave per quanti avevano iniziato a piantare in punti non vocati dell’areale. L’aspetto più sconfortante è che le aziende coinvolte hanno rappresentato a lungo la new wave ilcinese e molti appassionati si sono sentiti presi in giro: non che ci sia veleno nel vino, intendiamoci, ma «l’aiutino» di uve come il cabernet e il merlot è stato vissuto come un tradimento ai buoni propositi di puntare esclusivamente sulle virtù del sangiovese, uva certo non facile da lavorare in purezza.
Come orientarsi allora dopo la bufera? A noi piace molto l’azienda Il Marroneto di Alessandro Mori, sempre fedele all’impostazione tradizionale e all’uso non invasivo nel legno. Ma qui vi segnaliamo anche l’agricola Centolani, una vasta tenuta di circa 200 ettari, di cui 43 a vigneto, acquistata nel 1987 da Giovanni Peluso, napoletano doc, e adesso portata avanti dalla figlia Olga. Una bandiera della buona agricoltura ilcinese, tra l’altro esempio di buona ospitalità grazie ad un agriturismo da usare come sicura base logistica se siete in giro da queste parti. La proprietà è formata da due corpi, Tenuta Friggiali e Tenuta Pietranera dove nascono i Brunello con la consulenza di Riccardo Cotarella, espressione compiuta del territorio. Non vi è dubbio di come lo scorrere del tempo sia il fattore primo per valutare lo spessore di un’azienda oltre che di un vino. Ci è capitata una magnum di Pietranera 1999, annata molto buona per i rossi italiani e dunque anche per Montalcino: in questo caso il Sangiovese esprime potenza più che eleganza, assolutamente integro, fresco, con tannini morbidi ma comunque ben presenti, tali da rendere il vino assolutamente abbinabile.
Un Brunello ben lontano dai modelli internazionali a cui ci hanno abituato alcune etichette finite sotto inchiesta, per certi versi un alfieri della espressività rustica del territorio. Se lo trovate non fatelo scappare, come soluzione B accumulate 2004 e 2005 e serbateli per qualche anno. Sull’agnello. Nella tiella con patate e lampascioni, così come ce lo propone ‘U Vulesce nel centro di Cerignola. Tanto il Vesuvio è vicino.