Pietraspaccata e i vitigni dei Camaldoli

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20 marzo 2003

Alle falde dei Camaldoli paraponziponzipò l’enologo Maurizio De Simone è al lavoro sui due vitigni tipici, estivi e marini, dei Campi Flegrei: la falanghina e il piedirosso. L’ennesimo tassello di una viticoltura eroica dal sapore antico umiliata per decenni dal cemento e che oggi ha rialzato la testa. Abbiamo già parlato di Varchetta che ha una vigna sul bordo degli Astroni, oggi è la volta di Pietraspaccata a Marano (via G. Di Vittorio, C/1. Telefono 081.5865834, sito vinicolapietraspaccata.com) ovviamente sconosciuta alle guide. Dopo aver fatto le prime vinificazioni da Carputo a Quarto, Giuseppe Spinosa  si è messo in proprio per valorizzare i sette ettari di vigneto di proprietà della famiglia ed ecco dunque arrivare sul mercato le bottiglie che ci piacciono di più: buone e oneste. Anzitutto la Falanghina dei Campi Flegrei doc, un bianco di pronta beva che ristabilisce la verità del gusto di un vitigno sul quale in troppi si sono lanciati fiutando l’affare a cui si affianca un cru, il Terre Tufacee, la cui freschezza è ben addomesticata dal legno mai invasivo. De Simone, si sa, non è uno che cerca scorciatoie ed è questa sua caratteristica a far salva la tipicità dei vini delle terre nere.
Così il Piedirosso dei Campi Flegrei doc vive del suo frutto senza abbellimenti posticci e si differenzia dalle insulse marmellate dell’ultima generazione. Non è forse venuto il momento di allontanarsi da quei vini tutti perfettini sui banchi di assaggio ma inetti sulle tavole perché non riescono più ad abbinarsi alla cucina di territorio? La modernità nei campi e in cantina non deve significare omologazione del palato altrimenti saremo uccisi dalla noia papillosa.
Pietraspaccata lavora a cavallo con l’altra grande doc napoletana, il Lacryma Christi, quella che procura le maggiori soddisfazioni agli esportatori perché conosciuta in tutto il mondo. Rosso da aglianico e piedirosso passato in legno e bianco da uva caprettone.
Passo dopo passo, anche la viticoltura di città sta rialzando la testa. Ed è l’unica garanzia vera contro i palazzinari, ché finalmente un metro quadro di vigna rende di più di un metro cubo di cemento.